Società

Murgia difende i rave: “Bere e sfasciarsi non è reato”

“Così anche un addio al celibato con 80 persone in casa rischia di diventare reato”, sono queste le parole con cui MichelaMurgia ha manifestato il suo dissenso al decreto legge sui rave di questi giorni e per criticarlo ha paragonato i party clandestini con le feste private. La scrittrice ha sollevato poi altri dubbi sulla proposta dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, convinta che il vero obiettivo non siano tanto i rave, quanto uno “stop alla tolleranza a tutto quello che si avvicina a una visione del mondo alternativa”. Per concludere, la Murgia ha voluto ricordare come in Italia non sia reato “assumere stupefacenti e bere fino a sfasciarsi”, difendendo tanto i rave quanto le condotte estreme di chi vi partecipa.

A Otto e Mezzo su La7 nella puntata di martedì 1 novembre, la Murgia ha inoltre definito Giorgia Meloni “una nemica delle donne”, è Lilli Gruber a chiederle un suo commento sui primi provvedimenti del governo. In particolare sulla stretta sui rave party. E la scrittrice non se lo fa ripetere due volte: “Si tratta di un intervento da stato di polizia, lo dicono i giuristi. Per me è l’idea di dare un segnale di stop alla tolleranza”

 Il giurista Giovanni Guzzetta nella giornata di oggi su Il Giornale ha comunque smorzato i toni delle polemiche sulla norma anti-rave party del governo Meloni affermando che questa materia è disciplinata dalla Costituzione. L’art. 17 garantisce la libertà di riunirsi e prevede che la riunione sia tutelata entro certi limiti. Il testo dell’articolo 5 del decreto-legge 162 del 2022 pone come condizioni per la sanzione penale proprio il pericolo per salute pubblica, l’ordine pubblico e dell’incolumità pubblica. Dal punto di vista dei presupposti, dunque, siamo perfettamente nei confini consentiti dalla Costituzione.

Il premier Giorgia Meloni ha comunque rivendicato la paternità della norma, sottolineando di esserne fiera “perché l’Italia, dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità, non sarà più maglia nera in tema di sicurezza”.

“È giusto perseguire coloro che spesso arrivati da tutta Europa partecipano ai rave illegali nei quali si occupano abusivamente aree private o pubbliche, senza rispettare nessuna norma di sicurezza e, per di più, favorendo spaccio e uso di droghe”, spiega il premier.

Secolo Trentino