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Superbonus, Santillo (M5S): “Se non si corregge il tiro si rischia un disastro economico e sociale”

Agostino Santillo, vicepresidente del gruppo M5S alla Camera, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta da Livia Ventimiglia su Radio Cusano Campus.

Sul superbonus. “Purtroppo con il Dl aiuti quater questo governo ha anticipato le scadenze per il superbonus. Chi non ce l’ha fatta a presentare la Cilas entro il 25 novembre non potrà più accedere al 110%. Altro problema è quello della cessione dei crediti d’imposta, che vale anche per gli altri bonus edilizi. Tutti i soggetti intermediari hanno finito per terminare di comprare i crediti d’imposta e l’urlo che si è levato dalla Piazza di Santi Apostoli era proprio questo: trovare il modo per sbloccare la cessione dei crediti d’imposta. Se non c’è
stabilità nella normativa l’intera filiera dell’edilizia non possono avventurarsi. Se un condominio ha fatto una delibera per approvare dei
lavori sapendo di poter fare ricorso ad un 110% di sconto, e si ritrova con uno sconto del 90 o più basso, è evidente che adesso deve quantomeno rivedere la determina quindi cambia tutto il meccanismo. Abbiamo preparato tutta una serie di proposte per far sprigionare al superbonus e a tutto il settore dell’edilizia tutto il potenziale che ha”.
Altro discorso quello relativo alle possibili frodi. Sul punto Santillo ha affermato: “Relativamente alle frodi, la Corte dei Conti le ha valutate al 3%. Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi delle materie prime, sono aumentate in tutta Europa. Se non si corregge il tiro si rischia un disastro economico e sociale, perché fallirebbero imprese, sparirebbero posti di lavoro e aumenterebbero i poveri. Inoltre potrebbe arrivare una pioggia di ricorsi”.

Santillo qualche giorno fa su facebook aveva annunciato: “Abbiamo predisposto un pacchetto di emendamenti al dl Aiuti quater per far ripartire al più presto la misura. Gli ultimi dati Censis rilevano che il Superbonus ha prodotto 43 miliardi di investimenti autorizzati fino ad agosto, che hanno attivato un totale di 90,5 miliardi nei diversi comparti economici coinvolti e che ha contribuito per 57 miliardi alla formazione del Pil, sbloccando circa 700mila nuovi posti di lavoro. Il governo Meloni, i cui interpreti si univano alle manifestazioni della filiera fino a qualche mese fa quando erano all’opposizione per soli fini elettorali, sta distruggendo tutto questo decretando la fine delle imprese del settore, la perdita dei posti di lavoro e dei vantaggi per l’economia, oltre ai grandi ai benefici ambientali. Evidentemente preferiscono le trivelle”.

Secolo Trentino