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Eduard Limonov, da Dzeržinsk a Cannes, un profeta tutt’altro che controverso

In questi giorni si parla molto del film presentato a Cannes, “Limonov: The Ballad of Eddie”, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall'attore britannico Ben Whishaw.

In questi giorni si parla molto del film presentato a Cannes, “Limonov: The Ballad of Eddie”, scritto dal regista polacco Paweł Pawlikowski, diretto dal regista russo Kirill Serebrennikov e interpretato dall’attore britannico Ben Whishaw.

Confesso di non averlo visto, se non qualche piccola immagine e le opinioni di chi lo ha visto sembrano essere contrastanti. La maggioranza delle persone che ho sentito, ad ogni modo, confessa che di Eduard Limonov, in quel film, ci sia molto poco.

Un po’, forse, come nel libro di Emmanuel Carrère, da cui è tratto il soggetto.

Eduard Limonov, di quel libro, si disinteressò completamente. Non gli interessava il punto di vista di un intellettuale borghese su di lui. Sicuramente non gli sarebbe interessato nemmeno il film in questione.

Quando intervistai Limonov, nel 2019, mi disse chiaramente che a lui non interessavano affatto “tutte le sciocchezze” che gli altri potevano dire o scrivere su di lui.

Eduard Limonov viveva e lottava per i suoi “ragazzi proletari”, come amava definirli. Per i nazionalboscevichi, riuniti ne “L’Altra Russia”, il movimento che prendeva il nome da un suo profetico saggio.

Ragazzi giovani e giovanissimi, spesso adolescenti che, dagli Anni ’90 in poi, avevano visto la propria patria svenduta a oligarchi, mafie e nazionalismi di estrema destra.

Eduard Limonov aveva dato loro una bandiera per cui lottare: il ritorno dell’URSS, ma nel socialismo popolare.

Una via di mezzo fra Vladimir Lenin e Nestor Machno. Questo era Limonov. Che non era affatto né controverso, né tanto meno fascista, come in Occidente talvolta viene definito.

Era un dissidente russo, che si era fatto espellere dall’URSS. Insofferente alle regole. Alla ricerca dell’amore assoluto, della rivoluzione e di una vita vissuta come un’opera d’arte, come Gabriele d’Annunzio.

Ma Limonov, a differenza di d’Annunzio, amava considerarsi un “perdente”. Uno che non si è mai arricchito. Che ha frequentato i bassifondi newyorkesi, ma anche la Parigi bene.

Rimanendo sempre sé stesso.

Un russo nato a Dzeržinsk, in Unione Sovietica, nel 1943 e che ha mantenuto ben chiare le sue origini.

Che non è stato cambiato da un Occidente borghese e liberale che, anzi, sul finire degli Anni ’80, criticherà nel suo “Grande Ospizio Occidentale”, nel quale, fra le altre cose, punta il dito contro l’uomo bianco, borghese, ricco e “civilizzato”, il quale “è convinto di poter capire qualsiasi conflitto sul pianeta dopo aver dato una rapida occhiata alla televisione o leggiucchiato un paio di trafiletti su qualche giornale. Non è cosciente delle conseguenze negative del proprio intervento nella vita dell’Africa, del fatto che la civiltà europea non è estranea alla moltiplicazione delle Vittime”.

Limonov, infatti, negli Anni ’90, tornerà nell’Europa dell’Est e parteciperà alla guerra civile nell’ex Jugoslavia a sostegno della Repubblica Federale di Jugoslavia e alla guerra di Transnistria, a sostegno della Repubblica Socialista Sovietica Moldava di Pridnestrovie. Successivamente, tornato in Russia, prenderà parte alla resistenza popolare in difesa del Parlamento russo, fatto bombardare da Eltsin.

Quell’Eltsin che, assieme a Gorbaciov, porrà fine per sempre – contro la volontà della maggioranza assoluta dei cittadini sovietici – all’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, ovvero a una realtà pluri-nazionale che, nel socialismo, permetteva a popoli diversi di vivere pacificamente.

Sarà a seguito del crollo indotto dell’URSS che Limonov, nel 1993, fonderà il Fronte Nazionale Bolscevico che, nel 1994, assumerà la denominazione di Partito NazionalBolscevico, formato prevalentemente da artisti, giovani e giovanissimi, spesso provenienti dalle estreme periferie dell’URSS e dalla generazione punk.

Ovvero formato da quei “perdenti” vittime dell’avvento del liberalismo oligarchico in Russia e nelle Repubbliche post-sovietiche.

Un gruppo che sarà animato anche dal cantante e chitarrista punk rock Egor Letov e dal musicista e attore Sergey Kuryokhin, oltre che dal filosofo Aleksandr Dugin che purtuttavia presto abbandonerà il partito.

Un gruppo di giovani e giovanissimi, prevalentemente artisti autodidatti, musicisti, pittori, scrittori, che si ispiravano e ascoltavano la musica di David Bowie e Viktor Coj e leggevano le opere di Aleister Crowley, del Marchese De Sade, di Gabriele d’Annunzio, di Yukio Mishima, di William S. Burroughs, di Jack Kerouac e di Hunter S. Thompson. E che, dunque, trovarono in Limonov il loro profeta artistico, il loro padre, una guida che aveva attraversato tutte le generazioni che amavano e che li facevano sentire vivi: quella beatnik, hippie, punk e cyberpunk.

Il Partito NazionalBolscevico di Limonov unirà i principi del nazionalbolscevismo di Ernst Niekisch (ex deputato socialdemocratico e primo oppositore, in Germania, del totalitarismo hitleriano) e gli ideali nazionalcomunisti del repubblicano mazziniano italiano Mario Bergamo, a quelli della controcultura punk e beatnik.

Un partito che non poteva che infastidire il potere putiniano, tanto da essere messo al bando, nel 2007, con l’infondata accusa di “estremismo”.

Un partito che, purtuttavia, non poteva suscitare nemmeno le simpatie dell’Occidente liberal-capitalista, in particolare considerando che Limonov fu il primo, negli Anni ’90, a denunciare la deriva di estrema destra russofoba e anti-comunista che stavano prendendo ormai i governi delle ex Repubbliche sovietiche, le quali si stavano avvicinando alla sfera atlantista.

Interessanti e spesso trascurate, invece, le parole della compianta giornalista Anna Politkovskaja sui nazionalbolscevichi di Limonov, ai quali dedicò anche molte pagine del suo “Diario Russo”.

Su di loro, Anna Politkovskaja, ebbe a scrivere:

Mi sono ritrovata a pensare di essere completamente d’accordo con ciò che dicono i Nazbol. L’unica differenza è che a causa della mia età, della mia istruzione e della mia salute, non posso invadere i ministeri e lanciare sedie.

(…) I Nazbol sono soprattutto giovani idealisti che vedono che gli oppositori storici non stanno facendo nulla di serio contro l’attuale regime. Questo è il motivo per cui si stanno radicalizzando.

(…) I Nazbol sono probabilmente il gruppo di sinistra più attivo, ma il loro nucleo si è ridotto da quando molti sono stati arrestati e imprigionati.

(…) I Nazbol sono giovani coraggiosi, puliti, gli unici o quasi che permettono di guardare con fiducia all’avvenire morale del Paese”.

Anche Eduard Limonov aveva un’alta considerazione di Anna Politkovskaja e su di lei scrisse:

“(…) Cosa ha fatto Anna Politkovskaja per noi? Ci ha fatti conoscere nella società. Ci ha spiegati alla gente, perché ci ha riconosciuti prigionieri politici. Ha ricreato nei suoi articoli l’atmosfera di un terribile processo contro i giovani della Russia. Questo processo di massa non avveniva sulla nostra terra dalla fine del XIX secolo. E così rinasceva nel XXI secolo”.

(…) Il 7 ottobre 2006 Anna Politkovskaya fu uccisa all’ingresso della casa dove abitava. Sono andato al cimitero. C’erano già tutti i nazionalbolscevichi di Mosca. E quelli che sono riusciti a venire dalle zone limitrofe. I ragazzi mi hanno consegnato fiori di garofano bianco. Poi si è svolta la processione funebre. Il ritratto di Anna Politkovskaja è stato portato da una nostra compagna nazbol, che indossava occhiali in una cornice in metallo. Molto simili a quelli della Politkovskaja”.

Fa piacere che anche nella ricca e borghese Cannes – così lontana da Limonov e dai suoi ragazzi proletari – si siano accorti di Eduard Limonov, ma bisognerebbe approfondirlo a 360 gradi, senza pregiudizio. E ci sarebbe molto da imparare.

Sulla Russia di oggi, ma anche sulla deriva di estrema destra di un Occidente ricco, viziato e borghese, ormai sempre meno democratico.

E sul fatto che Limonov ha dato a giovani e giovanissimi post-sovietici, una bandiera per cui lottare, anziché lasciare che diventassero degli sbandati, come sta avvenendo in Occidente, ove la noia e il benessere effimero sta condannando molti ragazzi ad ingrossare le fila delle baby gang o a tramutarli in hikikomori solitari.

Personalmente ho cercato di approfondire la figura di Eduard Limonov e dei suoi nazbol nel saggio “L’Altra Russia di Eduard Limonov – I giovani proletari del nazionalbolscevismo”, edito da IlMioLibro e con prefazione di Sandro Teti (acquistabile unicamente a questo link: https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/617218/laltra-russia-di-eduard-limonov-2/).

E da anni di Limonov, della sua letteratura e della sua militanza si occupa anche l’ottimo sito francese, tradotto in varie lingue e curato dall’amico José Setien, “Tout Sur Limonov”: https://tout-sur-limonov.fr.

Eduard Limonov è e rimane un profeta del nostro tempo. Un profeta tutt’altro che controverso.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Riguardo l'autore

Luca Bagatin

Luca Bagatin, nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Dal 2000 collabora e ha collaborato con diverse riviste di cultura risorgimentale, esoterica e socialista, oltre che con numerose testate giornalistiche nazionali, fra le quali L'Opinione delle Libertà, La Voce Repubblicana, L'Ideologia Socialista, La Giustizia, Critica Sociale, Olnews, Electomagazine, Liberalcafé.
Suoi articoli sono e sono stati tradotti e apprezzati in Francia, Belgio, Serbia e Brasile.
Ha pubblicato i saggi "Universo Massonico" (2012); "Ritratti di Donna (2014); "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (2019); "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo" (2022) e "Ritratti del Socialismo" (2023)