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In Francia e Gran Bretegna sconfitte le destre guerrafondaie. Vincono davvero le sinistre?

I risultati definitivi delle elezioni francesi fanno il paio con quelli delle recenti elezioni britanniche.

I risultati definitivi delle elezioni francesi fanno il paio con quelli delle recenti elezioni britanniche.

Vengono sconfitte le forze ed i candidati che più hanno spinto sull’acceleratore della guerra; quelle che si sono lasciate incantare dalla pessima e irresponsabile amministrazione statunitense di Biden; quelle che, in questi anni, hanno attuato politiche di macelleria sociale.

In Gran Bretagna perdono i Conservatori e in Francia perde la destra liberal capitalista di Macron.

Non si può dire, in realtà, che vinca propriamente la sinistra.

O, meglio, in Gran Bretagna i “laburisti” annacquati di Stamer prendono sicuramente molti più voti rispetto ai Conservatori, ma perdono voti rispetto ai risultati ottenuti dal Labour ai tempi dell’autentico socialista Jeremy Corbyn (33,8% ottenuto dal Labour di Stamer, 40% dal Labour guidato da Corbyn).

Quel Jeremy Corbyn che – forte del suo programma fondato su “uguaglianza, giustizia e pace”, per un “mondo più gentile e giusto possibile” – nel suo storico collegio londinese di Islington North, da Indipendente, ha battuto il candidato “laburista”.

In Francia vince certamente e direi in modo prevedibile, l’ampia coalizione di sinistra riunita nel Nuovo Fronte Popolare.

Una coalizione, purtuttavia, assai composita e frutto di numerosi compromessi, fra un’area sedicente “socialista” – in realtà liberal capitalista almeno fin dai tempi di Hollande – qualche comunista più o meno moderato e un’area socialista autentica guidata da Jean-Luc Mélenchon.

Fa peraltro assai sorridere che, quest’ultimo, venga definito – dalla pessima stampa nostrana – di “sinistra radicale”, quando in realtà una delle critiche che spesso gli muovono molti francesi è proprio quella di essere anche sin troppo moderato.

Assai discutibili anche le assurde accuse di “antisemitismo” mosse da taluni a Mélenchon, solamente perché ritiene necessario il riconoscimento dello Stato della Palestina e critica un governo, quello di Netanyahu, non amato nemmeno da molti israeliani.

Che poi sono le stesse assurde critiche che taluni – specie nel suo partito di allora – mossero a Corbyn.

Di questo passo anche Bettino Craxi e Giulio Andreotti – che andrebbero ricordati invece per l’ottima e stabile politica estera italiana – sarebbero stati accusati di “antisemitismo”! Semplicemente ridicolo e vergognoso!

Purtroppo ogni accusa è buona, da parte di molti liberal capitalisti fondamentalisti, per infangare i socialisti e i sostenitori del buonsenso. E’ sempre stato così, in particolare dal 1993 a questa parte, nel cosiddetto mondo Occidentale.

Il partito di Mélenchon, La France Insoumise, socialista democratico e populista di sinistra, ha ottenuto, nella coalizione vincente, il maggior numero di seggi (74 eletti). Ed è più che giusto che governi. E personalmente mi auguro che sia proprio Mélenchon a presiedere tale governo.

Certamente dovrà scendere a compromessi con i sedicenti “socialisti”, con i comunisti e con i cosiddetti ecologisti, ma sicuramente potrà rimettere ordine al caos operato dalla macelleria sociale di Macron, che ha fatto scatenare la rabbia dei francesi per troppo tempo, al punto che molti di loro si organizzarono nel movimenti civico e democratico dei Gilet Gialli.

Sempre che i sedicenti “socialisti” – guidati da Olivier Faure e Raphael Glucksmann – non vogliano ricercare il compromesso con la pessima destra liberal capitalista di Macon, che è la vera sconfitta delle elezioni e che ha causato danni seri alla Francia.

C’è quindi di che rallegrarsi?

Il popolo dovrebbe essere sovrano, ma alla fine a decidere sono spesso i politici. Quelli di oggi, in Europa, sono per la maggior parte poco colti e ancor meno responsabili.

Staremo a vedere.

Luca Bagatin

www.amoreeliberta.blogspot.it

Riguardo l'autore

Luca Bagatin

Luca Bagatin, nato a Roma nel 1979, è blogger dal 2004 (www.amoreeliberta.blogspot.it). Dal 2000 collabora e ha collaborato con diverse riviste di cultura risorgimentale, esoterica e socialista, oltre che con numerose testate giornalistiche nazionali, fra le quali L'Opinione delle Libertà, La Voce Repubblicana, L'Ideologia Socialista, La Giustizia, Critica Sociale, Olnews, Electomagazine, Liberalcafé.
Suoi articoli sono e sono stati tradotti e apprezzati in Francia, Belgio, Serbia e Brasile.
Ha pubblicato i saggi "Universo Massonico" (2012); "Ritratti di Donna (2014); "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (2019); "L'Altra Russia di Eduard Limonov - I giovani proletari del nazionalbolscevismo" (2022) e "Ritratti del Socialismo" (2023)