Il turismo trentino continua a interrogarsi sul futuro, senza attendere che gli scenari cambino da soli. È lo spirito che ha animato l’Assemblea generale dei soci UNAT, l’Unione Albergatori del Trentino, che si è svolta al Mart di Rovereto mercoledì 29 ottobre. Un appuntamento formalmente annuale, ma che quest’anno ha assunto un significato più ampio, fatto di domande, analisi e soprattutto di un confronto reale tra istituzioni, imprese e comunità.
Dopo la parte riservata ai soci, presieduta dal presidente Giovanni Bort, l’Assemblea si è aperta al pubblico. La sindaca di Rovereto, Giulia Robol, ha portato il saluto della città, ma è stato proprio Bort a indicare la direzione: la crescita del turismo trentino non può essere un percorso solitario, perché l’ospitalità non funziona senza infrastrutture, territori vivi, imprese forti, lavoratori formati e un rapporto trasparente con le comunità. In altre parole, serve una visione condivisa.
Il segnale politico è arrivato con l’assessore provinciale al turismo, Roberto Failoni. Il suo messaggio è stato chiaro: quando i risultati sono buoni, non bisogna sedersi. «I trentini sono prudenti, spesso restii al cambiamento. Ma proprio per questo serve più coraggio», ha detto, ricordando che ogni investimento turistico deve prima di tutto migliorare la vita dei residenti. L’assessore ha confermato il successo del terzo “Bando Qualità”, che ha raccolto un numero record di domande, tanto da spingere la Provincia a finanziare tutte le richieste. Parallelamente ha invitato le imprese a sfruttare le opportunità di patrimonializzazione, perché il turismo trentino avrà sempre più bisogno di aziende solide, capaci di investire. L’annuncio più atteso riguarda però la nuova normativa sulla ricettività, che aggiornerà la legge provinciale del 2002. Una riforma definita “fondamentale” per rendere più moderno e competitivo l’intero sistema. «Nessun turista arriva per caso», ha osservato Failoni. «Quello che vediamo è il risultato di una macchina straordinaria, che dobbiamo mantenere efficiente».
L’intervento più analitico è stato quello del consulente strategico Antonio Preiti, docente universitario e autore della ricerca “Le Alpi che verranno”. Secondo i dati presentati, il turismo trentino sta già vivendo un cambiamento strutturale: non conta più la sola località, ma la quantità e la qualità delle esperienze offerte. Le montagne non sono più un luogo “stagionale”, ma un ritmo che ormai coinvolge tutto l’anno. Primavera e autunno stanno crescendo in modo costante, mentre l’inverno è destinato a diventare meno prevedibile, soprattutto alle quote più basse. Se il meteo sarà meno determinante, avranno più peso le idee: benessere, natura, attività outdoor, cultura, smart working, ristorazione di qualità e un modo nuovo di vivere i luoghi. In questo scenario, anche l’offerta ricettiva dovrà evolvere, alzando lo standard medio e favorendo un equilibrio più armonico tra alberghiero ed extralberghiero. Preiti ha sottolineato un concetto che ha trovato molti consensi: il turismo trentino non è solo un settore economico, ma anche un presidio sociale. Dove arrivano visitatori, ci sono servizi, lavoro, attività e comunità che rimangono vive. Lo si vede nelle valli, nei paesi piccoli, in quelle zone dove senza turismo rischiano di rimanere solo le ombre di un passato.
Nella seconda parte della giornata sono intervenuti i ricercatori dell’Ufficio Studi di Confcommercio Trentino. Mauro Marcantoni ha anticipato la ricerca che sarà presentata nel 2026 e che punta a disegnare un modello di sviluppo basato su sostenibilità, innovazione e valore sociale. Paolo Nicoletti ha portato l’attenzione sul tema dell’accessibilità, indispensabile per evitare congestioni e gestire i flussi senza ricorrere alle semplificazioni del termine “overtourism”. Michele Andreaus ha ricordato che il turismo non è una bolla isolata: porta valore anche a chi produce, coltiva, costruisce, trasforma. Se cresce il turismo, cresce l’intero territorio.
UNAT, che aderisce a Confcommercio Trentino, rappresenta le imprese alberghiere e lavora per sostenerne competitività, innovazione e qualità. Il quadro emerso dall’Assemblea si può riassumere così: non basta avere una destinazione forte, perché nulla è garantito. La vera sfida sarà costruire un turismo trentino capace di attrarre nelle quattro stagioni, di offrire esperienze autentiche e di rimanere un pezzo vivo della società locale. Le Olimpiadi invernali del 2026 accelereranno questo processo, ma la strada è già tracciata. Il futuro non è qualcosa da aspettare: è qualcosa da preparare.


