Walter Chiari, vivere fino in fondo

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Walter Annicchiarico nacque a Verona nel 1924, figlio di un poliziotto e una maestra, entrambi pugliesi. Quando il bambino aveva dieci anni la famiglia si trasferì a Milano, dove il ragazzo lavorerà come operaio meccanico alla Isotta-Fraschini. Poco incline allo studio ( solo in seguito acquisirà un diploma, lo sorreggeva l’amore per la cultura, che coltivò unitamente all’attività sportiva: fu campione regionale di boxe e vinse nei 100 metri di nuoto, nelle gare nazionali della GIL (Gioventù italiana del Littorio).

Attratto dall’espressione personale, già logorroico ed estroverso, Walter non riuscì a tenersi alcuni impieghi o ad accedere ad altri, come il giornalismo, ma si mise in luce in alcune scenette comiche da imitatore o barzellettiere; narra la leggenda che la sua carriera iniziò per sbaglio, chiamato a sostituire un comico assente per malattia e, così continuando, il giovane si sia ritrovato nelle compagnie di giro, sempre più prestigiose. Varietà, commedie leggere, avanspettacolo, ma altresì opere drammatiche connotarono il suo percorso, fino all’approdo al cinema, anche grazie al bell’aspetto, alle movenze scattanti, all’esuberanza. Il suo cognome, troppo lungo, fu ristretto.

In retrospettiva, di Chiari sul grande schermo si ricordano, nella gran massa di lavori a volte non troppo selezionati, sostanzialmente due film. In “Bellissima” del 1951 egli interpreta un faccendiere del sottobosco dello spettacolo, intento a irretire la madre di una bimba concorrente a una parte da piccola attrice (una strepitosa Anna Magnani); pare che il regista, Luchino Visconti, lo tormentasse con infinite ripetizioni di ciak, fino a farlo vomitare. In “Il giovedì” (1963), regia di Dino Risi, molti hanno visto la sua stessa figura nella vita (non ancora sopraggiunta quando si girò) di padre affettuoso, ma distratto e inaffidabile.

Quel che si direbbe “animale da palcoscenico” non sembrava attagliarsi al grande schermo, quasi esondasse con la sua ipertrofia lessicale, concettuale, mimica; non sapeva stare nei tempi, e in televisione questa ridondanza causerà sempre problemi, nonostante grandi successi come “Canzonissima” del 1968, lo show del sabato sera, condotto con Mina e Paolo Panelli e la macchietta “ I fratelli De Rege”, in tandem con Carlo Campanini. Il cinema “popolare”, che non ha risparmiato nessuno, pare implicare la scarsa stima di chi lo fa nei confronti dei potenziali spettatori, così svalutando il genere: anche le pellicole di serie “A” finiscono per apparire una caricatura del popolo italiano, più che una fotografia. Walter è un esponente delle serie minori senza pretese e per questo non verrà mai apprezzato in veste attoriale.

A fine decennio sessanta, globalmente, Walter poteva dirsi assurto ai fasti del divismo, sia pure con stravaganza e intermittenza quanto a qualità, ma ai vertici sul versante rosa.

Bellissimo, sempre snello e felino, spirito libero, un vero fantasista, il nostro godeva fama di playboy. Oltre alla valanga di flirt e fidanzamenti (uno proprio con Mina), la notorietà internazionale era giunta quando Ava Gardner, in Italia per divagarsi mentre girava la coproduzione “La contessa scalza” con Humphrey Bogart e Rossano Brazzi (1954, regia di Joseph Mankiewicz) e dimenticare il recente divorzio da Frank Sinatra, lo adocchiò. Lei aveva appena interrotto una relazione col super torero Luis Miguel Dominguin, che nel frattempo sottraeva a Walter la fidanzata ufficiale, l’attrice Lucia Bosé, un walzer di coppie che fece impazzire i rotocalchi e anche Hemingway: il quale, nel libro “Un’estate pericolosa” cita, pur senza nominarla, Lucia, per la sua avvenenza. Ernest e Chiari, secondo una leggenda propalata dallo stesso attore, si sarebbero affrontati in qualche round pugilistico domestico, chiusi in bagno.

Ne nacque una storia vissuta tra Italia e USA, coppia tallonata dai fotografi, con cui Chiari ingaggiava dei corpo a corpo da ex boxeur. Si dice che la Gardner lo avesse mollato perché offesa da un’imitazione di Sinatra che Walter aveva improvvisato, inconsapevole che tra Ava e Frank l’amore non era e non sarebbe mai stato completamente finito. Molti affermano che Ava lo accusasse di aver usato la loro storia per farsi pubblicità.

Walter, sorpreso con la Gardner, insegue il paparazzo Tazio Secchiaroli, che gli avrebbe tagliato le gomme per scattare più foto

Considerato uno scapolo d’oro dello spettacolo, dal celibato incallito, Walter stupì tutti annunciando il matrimonio con Alida Chelli, soubrette figlia e sorella di musicisti ( i Rustichelli); in effetti stupì anche lei, convocandola in Australia (vi stava girando qualche strana pellicola), nel giro di quarantotto ore, per veloci nozze, celebrate in modo avventuroso nel 1969.

Tutto andava a gonfie vele, Alida incinta, il programma RAI “Speciale per voi” con grandi ascolti, le finanze irrorate nonostante una tendenza allo scialo (o alla generosità), quando l’incanto si spezzò. Il 20 maggio 1970 lo showman fu arrestato con l’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti (l’uso personale era ancora reato). In carcere alla nascita dell’unico figlio, Simone, Chari uscì poco dopo e fu condannato (con la condizionale) solo per il consumo, ma da allora stentò per sempre a riprendere quota nella professione, vagando per locali e localini, televisioni private talora valide, come Antenna 3, talaltre di scarso appeal, sempre in affanno con i suoi ritardi cronici, tra autostrade e aeroporti.

Tornato single e fidanzato a lungo con la showgirl Patrizia Caselli (che sarà poi l’ultima compagna ufficiosa di Bettino Craxi), Walter riuscì lentamente a riacquisire fiducia, tanto da inserirsi nuovamente nel sabato sera (Fantastico 1981), ma nel 1984 la giustizia tornò a cercarlo. Questa volta non si trattava di suoi incauti contatti con pusher spie degli inquirenti, ma della superstar Giovanni Melluso, sempre impegnato ad accusare i famosi e non pago di aver rovinato Enzo Tortora. La questione si risolse già in istruttoria con un proscioglimento, ma erano ricominciate le montagne russe, sempre accompagnate dall’uso di sostanze (che l’interessato sosteneva di aver sperimentato per curiosità, non riuscendo poi a staccarsene).

Walter con Patrizia

Gli venne in soccorso un personaggio che sarà meglio conosciuto negli anni duemila, Massimo Mazzucco, classe 1954, divulgatore e film maker, sostenitore delle teorie alternative sull’11 settembre e simpatizzante (non si sa oggi quanto ancora convinto) del Movimento cinque stelle.

Mazzucco diresse Walter e Luca Barbareschi nel film del 1986 “Romance”: storia di un padre e di un figlio che si ritrovano dopo una lunga lontananza, in atmosfere che richiamano quelle di Pupi Avati. L’interpretazione di Walter fu apprezzata al punto di ritrovarsi in lizza al festival di Venezia, per la coppa Volpi, favorito all’inizio, anche se poi dovette cedere il passo a Carlo Delle Piane.

Ripresa l’attività televisiva e teatrale, sempre in forma, ma provato da problemi cardiaci, Chiari viveva solo in un residence milanese; lì fu ritrovato la mattina del 20 dicembre 1991, vestito, in poltrona, davanti alla televisione accesa. Lo attendevano a cena dopo uno spettacolo di Gino Bramieri, ma l’ assenza era stata inizialmente attribuita alla sua natura di ritardatario cronico.

La sua figura fu presto dimenticata, forse anche per le chiacchiere sul suo passato “fascista”, nella RSI, nella Wermacht e nella X Mas. Nel 1975, durante uno spettacolo a Genova, aveva pronunciato la battuta: “Quando fu appeso per i piedi a Piazzale Loreto, dalle tasche di Mussolini non cadde nemmeno una monetina. Se i nuovi reggitori d’Italia avessero subito la stessa sorte, chissà cosa uscirebbe dalle tasche di lorsignori!“, che non giovò alla sua visibilità e gli costò l’ostracismo.

Nel 1995 si registrò un ritorno di triste notorietà. La funestamente nota sedicente giornalista Gabriella Carlizzi, che sosteneva di sapere tutto delle piste esoteriche sul “mostro di Firenze”, tanto da incassare ospitate nei programmi di Vespa e Costanzo, mise in piedi una giostra di sospetti su un terapista bergamasco, tal Pierantonio Bettelli, accusato di adottare terapie illegali; la salma di Walter, suo cliente, fu riesumata, con grave disappunto della famiglia: nulla di fatto, ma sempre a spese del contribuente.

Definire Walter come artista brillante sarebbe riduttivo; esplosivo, incontenibile, impossibile da imbrigliare, dispersivo, ma pure romantico e malinconico: una vita esplorata senza risparmio, tanto da portare a far scrivere sulla sua tomba “ Amici non piangete, è soltanto sonno arretrato”.

Carmen Gueye

Carmen Gueye
Carmen Gueye
Genovese, ex funzionario ministeriale nell’ambito della pubblica sicurezza, è autrice di libri, saggi e romanzi; articolista e già pubblicista, si occupa particolarmente di cronaca nera e spettacolo

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