Non c’è solo il tumore da studiare. Sempre più ricerche indicano che all’interno di diversi tessuti tumorali possono essere presenti comunità microbiche — batteri, funghi, virus e altri microrganismi — capaci di influenzare la biologia del cancro, la risposta immunitaria e l’efficacia delle terapie. È il campo, ancora emergente ma sempre più osservato, del cosiddetto microbiota tumorale. A fare il punto è un articolo di consenso internazionale pubblicato su Cancer Cell, che richiama l’attenzione anche sulla necessità di standardizzare i metodi di analisi per studiare in modo affidabile i microbi intratumorali.
Nel comunicato diffuso dall’ufficio stampa dell’ospedale Humanitas viene evidenziato anche il contributo italiano al lavoro. Tra i co-corresponding author figura Maria Rescigno, professoressa di Patologia Generale di Humanitas University, responsabile del Laboratorio di Immunologia delle Mucose e Microbiota dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e direttrice scientifica del CeMM Research Center for Molecular Medicine of the Austrian Academy of Sciences di Vienna. Tra i coautori compare anche Luca Tiraboschi, ricercatore del laboratorio di Immunologia delle Mucose e Microbiota di Humanitas. Secondo quanto riferito nella nota, il team ha contribuito a sintetizzare le evidenze disponibili, a individuare le principali criticità metodologiche e a proporre standard condivisi per una rilevazione più affidabile e riproducibile dei microbi associati ai tumori.
Il punto centrale è che questi microrganismi non vengono più considerati semplici presenze occasionali. Negli ultimi anni, studi preclinici e osservazioni cliniche hanno mostrato che il microbiota intestinale può incidere in modo significativo sullo sviluppo del cancro e modulare la risposta all’immunoterapia. Al tempo stesso, risultati raccolti in diversi contesti sperimentali hanno suggerito che alterazioni delle comunità microbiche possono influenzare non solo i tumori intestinali, ma anche neoplasie localizzate in organi distanti come cervello, fegato, pancreas, seno, ossa e pelle.
Nel comunicato, Maria Rescigno spiega che i microbi associati ai tumori “non sono semplici spettatori”, ma possibili modulatori attivi della biologia tumorale e della risposta alle terapie. La ricercatrice sottolinea però anche le difficoltà di questo filone di studio: nei tessuti tumorali la presenza microbica può essere molto ridotta, con un rischio elevato di contaminazioni e di bias metodologici. Per questo, comprendere il ruolo effettivo del microbiota tumorale richiede strumenti rigorosi e criteri condivisi.
Secondo i ricercatori, i microbi possono influenzare il tumore in modi diversi. Componenti strutturali come frammenti di parete cellulare e acidi nucleici, così come metaboliti derivati dai microrganismi, possono raggiungere il tumore attraverso la circolazione e contribuire a rimodellarne il microambiente, agendo sui programmi cellulari e immunitari. In altri casi, microrganismi vitali potrebbero traslocare dall’intestino o da altri siti mucosali fino al tessuto tumorale, interagendo direttamente con esso e influenzando l’immunità locale.
Da qui deriva anche una definizione più precisa di microbiota tumorale, inteso come l’insieme dei microrganismi e dei loro componenti molecolari — acidi nucleici, proteine e metaboliti — presenti nelle varie componenti del tumore e della sua nicchia ecologica, e distinti dalle comunità superficiali o luminali che si trovano nelle cavità degli organi senza penetrare nel tessuto tumorale.
Per evitare interpretazioni errate, l’articolo raccomanda di integrare metodi diversi: sequenziamento genetico, imaging, colture microbiche e test funzionali. L’obiettivo è verificare non solo la presenza dei microbi, ma anche la loro vitalità e il loro eventuale ruolo causale. Gli autori propongono inoltre standard minimi di reportistica per rendere i risultati più comparabili e riproducibili tra laboratori diversi. Nella nota, Luca Tiraboschi spiega che il traguardo è superare il semplice dibattito sulla presenza microbica e concentrarsi su domande clinicamente rilevanti: in che modo questi microbi influenzino la biologia del tumore, la risposta alle terapie e se possano diventare biomarcatori utili per strategie più efficaci e personalizzate.
Le implicazioni cliniche, per ora, restano soprattutto prospettiche, ma il potenziale è rilevante. Comprendere il ruolo del microbiota tumorale potrebbe in futuro aprire nuove strade per migliorare la risposta a immunoterapia, chemioterapia e altre terapie oncologiche.


