1° maggio e la guerra dei poveri

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Che sia festa oggi. Balliamo, cantiamo, abbracciamoci tra banchetti e pic-nic rallegrandoci di questo santo giorno. Oggi è il Primo Maggio, la Festa dei Lavoratori.

Come ogni anno si scende in piazza con bandiere e stendardi delle varie fazioni sindacali (nessun tricolore, che stona…) e si sale sul palco a cantare, gioiosi e festosi come facevano i nostri antenati al primo raccolto.

Ma questo Primo Maggio ha quel non so che di strano, di stonato e, a tirar le somme, di ridicolo.

Da una parte, dopo decenni di intollerabile ipocrisia, un decreto varato di diciannove articoli che mettono sul piano del lavoro le imprese al rispetto dei contratti collettivi, introduce il salario giusto, stabilizza i precari con contratti brevi, concede maggior denaro (fino a ottocento euro al mese) di esonero a chi assume donne nel Mezzogiorno, stanzia, per la prima volta, milioni al settore dei lavoratori disabili.

Dall’altra Arisa, BigMama e i Pinguini Tattici Nucleari.

Lo slogan scelto dalla CGIL per il Concertone merita di essere incorniciato. “Lavoro dignitoso: contrattazione, nuove tutele e nuovi diritti”. Virgola per virgola, è il riassunto del decreto appena varato dal governo.

Il Primo Maggio 2026 si divide così: chi lavora sul lavoro e chi ci canta sopra.

Contrattazione come perno del salario giusto. Nuove tutele per rider e lavoratori delle piattaforme digitali. Nuovi diritti per chi trasforma un contratto a termine in un posto stabile.

Il sindacato di Landini chiede dalla piazza esattamente quello che Palazzo Chigi ha messo nero su bianco ventiquattr’ore prima. Con una differenza: il governo lo fa, la CGIL lo canta.

Maurizio Landini, il Premier della CGIL, non gradisce, corre da Floris su La7 e pronuncia la sentenza: “I 960 milioni stanziati vanno alle imprese. I lavoratori non prendono un euro”. Una frase che meriterebbe l’analisi logica (questa volta non grammaticale) prima ancora di quella politica.

Allora cerchiamo di farla noi un po’ di analisi e spiegare, come si spiega ad un bimbo di 5 anni.

A chi servono gli sgravi per assumere stabilmente un under 35? All’imprenditore che li incassa o al ragazzo che ottiene un contratto a tempo indeterminato?

A chi servono ottocento euro al mese di esonero contributivo per una lavoratrice del Mezzogiorno? Al datore di lavoro che firma l’assunzione o alla donna che da precaria diventa stabile?

A chi servono i 95 milioni che determinano assunzioni stabili e tutelano l’ingresso al lavoro di oltre 1,2 milioni di lavoratrici e lavoratori disabili?

La risposta è talmente ovvia che Landini avrebbe e dovrebbe porsi altre domande.

I numeri, quelli veri, raccontano una storia che al segretario della CGIL toglie il sonno.

Record assoluto di occupati: 24 milioni e 181mila. Tasso di disoccupazione al 5,1 per cento, il più basso dall’inizio delle serie storiche.

Disoccupazione giovanile crollata al 18,9 per cento. Dall’inizio della legislatura, quasi 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno. Lavoro stabile in crescita, part-time involontario in calo, occupazione femminile ai massimi di sempre.

Eppure, si continua a dire che “le persone stanno peggio di quattro anni fa”.

O i numeri mentono, o mente Landini.

Ma il dato politicamente devastante è un altro.

Qualcosa si è incrinato, quella stabilità divisiva che per decenni ha contrapposto gli schieramenti si sta sciogliendo come neve al sole.

Una guerra annunciata, sguainata da urla e proclami da una parte, carte bollate e decreti dall’altra affilano le armi per un trono che a breve determinerà le sorti del Paese.

In mezzo i poveri, i lavoratori, i disoccupati anche loro e i più deboli ignorati e non voluti, tutti assieme spettatori e non attori di faide di potere imbrigliati e messi sul campo di battaglia, pedine di una scacchiera.

Un governo che pur frettolosamente schiera il suo piano, dall’altra i sindacati, per la prima volta non uniti, non schierati, almeno nelle posizioni.

Daniela Fumarola, segretaria generale della CISL, accoglie il decreto con favore: il salario giusto agganciato ai contratti leader è “l’unico riferimento possibile”.

Pierpaolo Bombardieri, segretario della UIL, va oltre: “Siamo molto soddisfatti, per la prima volta un intervento identifica il salario giusto con i contratti di CGIL, CISL e UIL”.

I contratti di CGIL, CISL e UIL. Anche quelli della CGIL.

Il governo valorizza per legge i contratti firmati dal sindacato di Landini e Landini protesta. CISL e UIL ringraziano, la CGIL strepita.

Il fronte unitario non esiste più: esiste un sindacato che lavora al tavolo e uno che lavora al microfono.

Resta un dettaglio che vale un editoriale intero perché non basta e non serve metter soldi sul tavolo se mancano tutele e diritti.

Il decreto introduce un meccanismo di adeguamento automatico delle retribuzioni quando il rinnovo del contratto collettivo slitta oltre dodici mesi dalla scadenza: il 30 per cento dell’indice IPCA scatta come anticipazione forfettaria.

Tradotto: se le parti non rinnovano in tempo, i lavoratori non restano a secco.

Ora, chi è che da anni blocca o rallenta i rinnovi contrattuali trasformandoli in armi politiche contro il governo di turno?

Chi è che tiene milioni di lavoratori in attesa mentre prepara scioperi generali e manifestazioni di piazza? La risposta sta nella storia recente della contrattazione italiana. E non sorride a Landini.

Una frotta di cantanti, diretta Rai 3, Rai Radio 2, Rai Play, sottotitoli, audiodescrizione, traduzione in LIS. Costo dell’operazione: fra gli 800mila e i 900mila euro.

Mezzo milione li mette la RAI con i diritti televisivi, 250mila il Comune di Roma per trasporti, pulizia e sicurezza, il resto gli sponsor privati. Una macchina spettacolare, inclusiva, perfettamente organizzata. E pagata in gran parte dai contribuenti.

Non per contrattare, non per negoziare, non per sedersi a un tavolo e strappare un punto in più. Per cantare.

L’uomo che denuncia un decreto da un miliardo perché “non dà un euro ai lavoratori” organizza un festival da quasi un milione di euro pubblici.

Lasciamoli cantare, e lasciamo pure che cantino “Bella Ciao” sul palco e tra le vie svolazzando i loro stendardi.

Da sindacato dei lavoratori a impresario dello spettacolo il passo è stato breve.

E la piazza di San Giovanni, ormai, racconta questa metamorfosi meglio di qualunque analisi.

Oggi, primo maggio, mentre Riccardo Cocciante e i Litfiba saliranno sul palco, quattro milioni di lavoratori italiani scopriranno che il decreto appena varato li riguarda direttamente.

Incentivi per chi li assume, argini contro chi li sfrutta, salario giusto contro chi li sottopaga. Non lo sapranno dalla CGIL. Lo sapranno dalla Gazzetta Ufficiale.

Canta, Landini. Canta che ti passa.

Tanto per cantare.

Alberto Torregiani

Alberto Torregiani
Alberto Torregiani
Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso dai PAC nel 1979, è una voce civile sul tema delle vittime del terrorismo. Oggi è una voce civile sui temi del terrorismo, della memoria, della giustizia e della disabilità.

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