Operazione “Carbone delle Alpi”, 12 indagati in carcere nell’inchiesta sulle ceneri vendute

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Una vasta operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento ha portato all’esecuzione di misure cautelari personali e reali nell’ambito dell’inchiesta denominata “Carbone delle Alpi”, condotta dal 2022 dal Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Trento e sviluppata anche in raccordo con Eurojust.

Secondo quanto comunicato dalla Procura, l’indagine riguarda una presunta filiera transnazionale delle ceneri da piro-gassificazione. Materiali qualificati come rifiuti ad alto contenuto di IPA, idrocarburi policiclici aromatici, e diossine sarebbero stati trasformati, secondo l’ipotesi accusatoria, in prodotti presentati come “green”: bricchette per barbecue, ammendanti per terreni agricoli, additivi per calcestruzzo e materiali collegati anche al mercato delle quote di CO2.

L’operazione ha interessato il territorio nazionale e diversi Paesi europei, tra cui Austria, Germania e Croazia. Sono complessivamente 19 le persone indagate e 3 le società coinvolte, a vario titolo, per ipotesi di reato che comprendono traffico illecito transnazionale di rifiuti, frode nell’esercizio del commercio e altri reati. Il Giudice per le indagini preliminari di Trento ha disposto la custodia cautelare in carcere per 12 indagati e il sequestro preventivo di un impianto di cogenerazione con sede in Alto Adige, affidato ad amministrazione controllata.

Nel comunicato della Procura viene evidenziato anche il presunto ruolo di dirigenti e funzionari dell’Agenzia provinciale per l’ambiente di Bolzano. Secondo l’impostazione accusatoria, alcuni soggetti pubblici, chiamati ad assicurare legalità e controllo, avrebbero invece svolto un ruolo di sostegno, copertura o facilitazione nei confronti dei titolari delle aziende coinvolte, anche attraverso condotte attive e omissioni che avrebbero ritardato sanzioni e controlli.

La Procura riferisce inoltre che l’attività d’indagine avrebbe fatto emergere contatti con esponenti politici, tentativi di utilizzare atti dell’amministrazione provinciale per rallentare le verifiche e pressioni interne sugli stessi tecnici incaricati dei controlli. Si tratta, allo stato, di elementi del quadro indiziario che dovranno essere vagliati nelle sedi processuali.

Nel corso di quattro anni di indagini sono stati eseguiti sopralluoghi e sequestri in impianti dell’Alto Adige, del Veneto, della Lombardia e anche all’estero. Le analisi chimiche su ceneri, prodotti intermedi e bricchette finite avrebbero rilevato concentrazioni di IPA superiori ai valori di legge e presenza di diossina senza trattamenti idonei a eliminare gli inquinanti presenti nelle ceneri, con possibili rischi per l’ambiente e per la salute.

Secondo la ricostruzione investigativa, il sistema avrebbe garantito alle due società italiane coinvolte un profitto illecito di centinaia di migliaia di euro, derivante dal mancato corretto smaltimento di migliaia di tonnellate di ceneri e dalla vendita del materiale come prodotto di pregio, oltre che dall’ottenimento di quote di CO2.

Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari. I destinatari delle misure cautelari devono quindi essere considerati, allo stato, indiziati di delitto, pur gravemente, e la loro posizione sarà definitivamente valutata solo con sentenza passata in giudicato, nel rispetto della presunzione di innocenza.

Redazione
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La Redazione di Secolo Trentino è il team editoriale del quotidiano online indipendente fondato nel 2013. Copriamo ogni giorno le notizie di cronaca, politica, economia e cultura dal Trentino e dall'Italia. Direttrice Responsabile: Martina Cecco.

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