Colpi di Marco: Osservavo

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Ci sono momenti in cui m’immergo nel silenzio, lasciando la penna a riposare insieme al mio insostituibile Moleskine rigorosamente in fogli bianchi, una separazione senza un limite di tempo pre-stabilito. Può durare una settimana, ma pure un mese, dipende dalla voglia e dall’ispirazione. Soprattutto dipende da una passione scemata per una politica non più in grado di appassionarmi come una volta.

Sono momenti in cui rimpiango la prima Repubblica, quando di cose da raccontare ce n’erano, eccome! Ancora più spesso mi rammarico per non essermi cimentato come cronista sportivo, avrei esaltato, esultato, anche arrabbiato al seguito della mia squadra del cuore, il Pisa, ma pure l’arrabbiatura più feroce fa parte della passione. In politica no, quella stupidaggine immane chiamata politically correct, non lo permette. Scrivere di politica significa prestare un’attenzione massima ed avere la certezza assoluta che, pure una virgola, corrisponda al vero, poiché la querela è sempre dietro l’angolo. Così lo è stato fin dall’inizio quando Beppe Niccolai m’invitò a scrivere per la sua La Versiliana, ed ero un ragazzo, così lo è da vent’anni a questa parte da quando firmai il mio primo articolo per questo giornale. Se dovessi ricordare le parole rimaste nell’inchiostro ne citerei una sola: mascalzoni.

Ma pure questa non l’ho potuta scrivere. E la passione si nasconde. Ho passato la vita a documentare, ad analizzare, a scrivere o almeno a tentare di scrivere; ogni volta, nella pagina bianca del mio Moleskine, avvertivo la sensazione di avere capito tutto. Oggi, il passato, non mi aiuta. Sono arrivato a 70 anni dedicando gran parte della mia vita alla politica, accorgendomi di potere offrire solo dubbi, i dubbi di un orfano politico qual sono diventato. Publio Ovidio Nasone incolpava la Musa Calliope quando il sacro fuoco non lo ispirava per il suo Carmen Perpetuum. Molto più umilmente, e privo di uno straccio di Musa, l’invito nel togliere il cappuccio dalla penna e riprendere in mano il diario Moleskine, mi arriva dall’editore, Raimondo Frau, capace di attizzare il sacro fuoco con una serie di meravigliose bottigliette trentine con tanto di liquido bianco interno affogato in rametti aromatici del luogo. Signori: la grappa del Trentino è un patrimonio dell’umanità!

Scherzi e grappa a parte, il prendere una pausa mi aiuta ad osservare con occhi diversi, poiché privo dell’assillo di un editoriale immediato su un fatto compiuto, ottenendo una riflessione più equilibrata e priva dell’emotività dovuta al momento. Una maniera per riordinare le idee, in questo il distacco serve, eccome! Perché aiuta a riprendere con occhi disincantati, oltremodo impossibile, e per non imitare un Senaldi a rischio coronarico per i suoi scatti d’ira in risposta alle baggianate altrui. Osservavo, quindi, con tutte le peggiori smorfie possibili per il quadrilatero maledetto, ovvero Trump, Netanyahu, Putin e Zelensky; osservavo l’Europa assente, scodinzolante e tremula, dimostrando oltre l’euro, inteso come moneta, il nulla politico; osservavo questo ritorno sinistro, mai sopito, del dagli al fascista; osservavo la cronaca nera italiana zeppa di agguati dai cosiddetti maranza, ragazzini in età scolare ma nello zaino hanno sostituito il vocabolario con i coltelli e le pistole. Osservavo questi delinquenti imberbi, ed i loro genitori, confrontandoli ad una famiglia fu felice, divisa, affogata nel dolore in un bosco dove le piante hanno perduto l’odore. Osservavo Paola Cortellesi, il 2 giugno, sempre più calata nella parte della pasionaria elencando le donne capaci di avere fatto grande la Repubblica italiana, ma dimenticando, volutamente, Giorgia Meloni come la prima figura femminile eletta Presidente del Consiglio.

La rossa Cortellesi si è pure dimenticata, e questo lo ritengo ancora più grave, delle donne “dalla parte sbagliata”. Donne ammazzate dopo avere subito umiliazioni e violenze sessuali, trascinate in strada come se fossero delle fiere da portare al macello. Si è dimenticata delle donne innocenti uccise per il solo gusto animalesco di uccidere, o per invidia, come nel caso di Luisa Ferida; si è dimenticata, soprattutto, di non citare due nomi: Giuseppina Ghersi e Norma Cossetto. Osservavo…

Ed ho osservato l’uccisione di Henry Nowak, un ragazzo inglese di soli 18 anni deceduto a Southampton dopo essere stato accoltellato da un altro uomo, un certo Vickrum Digwa inglese di seconda generazione, per derubarlo del    portafogli e del cellulare. All’arrivo della polizia, Vickrum Digwa, ha avuto la faccia tosta di accusare il povero Henry di razzismo e di essere stato vittima del pestaggio “fascist”. La polizia, credendo al criminale, ha ammanettato il giovane Henry a terra posando il ginocchio sopra il suo petto, ignorando le sue richieste di aiuto continuando a credere alle accuse di razzismo mosse dall’aggressore. Non respiro, ha gridato per ben 3 volte Henry prima che il suo cuore cedesse.

Una morte uguale a George Floyd, con la differenza che nessuno, soprattutto in Italia Boldrini compresa, si sia inginocchiato o abbia pensato di farlo; nessuno sportivo, nessun politico, nessuna marcia, come a Roma nel marzo del 2021, per ricordare Floyd al grido di Black Lives Matter (le vite dei neri contano) con tanto di sprangate ai poliziotti e vetrine devastate. Blacke lives matter, yes; White lives matter, vaffanculo.  Osservavo, dunque, l’insegnante vicentina costernata ed addolorata per la sfilata degli alunni, nella città del Palladio, vestiti da Bersaglieri, scrivendo, testualmente: Oggi a Vicenza, in occasione delle celebrazioni ufficiali del 2 Giugno alla presenza del Prefetto, abbiamo assistito a una scena che riteniamo profondamente preoccupante e inaccettabile: lo schieramento di bambini delle scuole elementari, travestiti da “piccoli bersaglieri” con tanto di copricapo d’ordinanza, fatti sfilare e correre a fianco dei militari.

La Festa della Repubblica dovrebbe essere la festa della Costituzione, dei diritti civili, dell’inclusione e della pace, non una vetrina di retorica bellicista ed emulazione militare.

Chiediamo con forza alle dirigenze scolastiche, ai docenti e alle famiglie di vigilare e di opporsi fermamente alla penetrazione della cultura militare nelle aule e nelle manifestazioni pubbliche che coinvolgono gli studenti. La scuola pubblica deve rimanere uno spazio di pace, laico, libero e democratico.

Quindi val bene togliere il Crocifisso dalle aule, abolire il Presepe, levare il maiale dalla mensa scolastica, dare spazio agli “insegnamenti” LGBT, trasformare la scuola in una Moschea all’occorrenza. Cara maestra, non debemus, non possumus, non volumus. Non dobbiamo, non possiamo, non vogliamo. Non è solo la frase di Pio VII a Napoleone, ma se passasse da Re di Puglia la sentirete riecheggiare dai Ragazzi del 99. Osservavo, stancamente, ma osservavo Mirella Serri, la notissima docente universitaria alla Sapienza di Roma, nonché saggista autrice di diversi libri ed opinionista richiestissima nei vari studi televisivi; per non farsi mancare nulla pure collaboratrice in Rai per la storia. Signori, di fronte a tale curriculum, togliamoci il cappello! L’ultima perla di questa illustre dotta è stata quando ha rivelato al mondo, in trasmissione a “l’aria che tira” su La 7, che Wagner, il grande compositore, poeta e saggista tedesco, sia stato uno dei più esaltati nazisti nonché finanziato da Adolf Hitler in persona.

È superfluo aggiungere che la professoressa Mirella Serri sia una fervente, e convinta, figura di sinistra.

Ah, dimenticavo: Wagner terminò la sua vita terrena nel 1883; sei anni dopo, nel 1889, nasceva Adolf Hitler.

Osservavo, con tutti i miei dubbi sconclusionati, con il rammarico di essere stato solo ad osservare. Non adesso, perché 70 anni sono un fardello pesante da portare sulla schiena, ma quando ogni villano s’è creduto un Marcello facendo piangere Roma e l’Italia intera.

Marco Vannucci

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