“Dobbiamo distinguere tra la percezione, che è un dato soggettivo, e i dati reali, evitando però di trasformare i dati reali o le percezioni in odio razziale. Il comportamento di singole persone, ma anche di molte persone, non può mai trasformarsi in una responsabilità collettiva di gruppi di persone in base alle loro caratteristiche. A Belfast sono tre estati consecutive che un episodio specifico, gravissimo, con responsabilità di una sola persona, viene preso dall’estrema destra per fare campagna elettorale e far vedere chi è che sta più a destra. È come se ci fossero tre Vannacci, Farage, Robinson e Rupert Lowe, e facessero a gara a chi è più duro in queste situazioni. Il risultato è una campagna di odio organizzato che si ripete ogni volta che c’è un fatto grave di violenza. Un conto è il fatto grave, isolato, non premeditato, perché possono esserci anche ragioni che non conosciamo di squilibrio mentale. Il punto, però, è che da un lato c’è un caso e dall’altro una campagna di odio organizzato che prende piede per ragioni elettorali ed è agitata da persone miliardarie, che hanno piattaforme sociali e istigano l’odio”.
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A specificarlo è stato Riccardo Noury, esponente di Amnesty International, intervenuto su Radio Cusano, nel corso del programma “Battitori Liberi”, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano.
Proseguendo nel suo intervento, Noury, ha successivamente aggiunto: “Belfast è una città importante e vorrei sottolineare in positivo un qualcosa che va a merito delle istituzioni: la Premier O’Neill parla di teppisti delinquenti, codardi e disgustosi. Il capo della polizia Butcher, parlando di chi ha messo a ferro e fuoco Belfast, dice: ‘Andremo a processarli e ad arrestarli. Dobbiamo fare i conti con la realtà, ma sono altrettanto convinto che le persone che provano un disagio non coincidono numericamente con quelle che vanno a mettere a ferro e fuoco una città. C’è un’esasperazione che, quando viene alimentata nei confronti di persone che magari stanno tutto il giorno sui social e che con l’algoritmo si autoalimentano di odio, personaggi come il Dottor Livore, queste figure fatte conoscere dalla satira che rappresentava un mondo esistente, sono quelli che vengono manipolate dagli agitatori. Non dico che tutte le persone siano prive di cervello, ma che le persone esasperate e che hanno un cervello trovano un modo di protestare in maniera civile, ricorrendo alla politica e non alle fiamme”.
Infine, concludendo il suo intervento, l’esponente di Amnesty International ha evidenziato: “Queste storie ci dicono delle cose. Non per minimizzare le centinaia di persone che prendono parte a queste azioni razziste, ma io insisto sulle responsabilità di chi non è esasperato. Quelli come Farage sono persone privilegiate, miliardarie, a cui la criminalità non crea nessun problema e che soffiano sul fuoco. Queste sono cose irresponsabili. Poi certo, il problema è complesso, ma se la soluzione al problema complesso è semplice, abbiamo perso”.
