Disastro alpino: alluvioni e trombe d’aria, il Nord riparte

Un disastro che poteva essere anche peggiore. In Trentino e in Pedemontana alcune opere hanno salvato la vita di migliaia di persone: le briglie sui torrenti frangi velocità, la scoglierizzazione dei fiumi, la pulizia degli alvei fluviali, il monitoraggio delle correnti. Per Verona la Galleria Adige Garda. E’ vero, ci sono stati ingenti danni nel feltrino, nel cadore, nel levicense, nelle valli, ma in realtà ad oggi le vittime salgono a 4. Senza il lavoro preventivo di mantenimento le vittime di questo disastro potevano essere molte di più. Il lavoro del sevizio Bacini Montani prima e adesso i volontari, sono loro che sono intervenuti sul posto e che stanno lavorando per tornare alla normalità e per ripartire. I danni sono infiniti, a Trento la piena non arrivava a 5,54 metri dai tempi del 1966 (PAT Ufficio dighe e Prevenzione rischi alle ore 3.00 san Lorenzo). A salvare la gente è stato il rallentamento delle acque e dunque la riduzione della portata al secondo, questo disastro poteva causare una strage.

Siamo ormai a due giorni dalla tragica disdetta che ha visto lo scatenarsi sulle Alpi e sul Nord est una tromba d’aria e un evento alluvionale. Dopo aver vissuto durante le ore notturne del “disastro acqua e vento”, i momenti tragici e i brividi della paura causata dalle frane e dall’innalzamento dei torrenti e dei fiumi: siamo in uno Stato di emergenza. Lo Stato di emergenza di diritto consentirà di avere un finanziamento e un indennizzo per chi ha avuto danni, da parte del Governo. Un evento come questo non si ricorda dalla fine dell’800 quando anche in quel caso alle precipitazioni si sommarono anche il vento e la temperatura troppo alta che impediva le nevicate in quota  (In foto Lorenzago di Ivan Pederiva).

Il paragone con il 1966 viene automatico, in quel caso la differenza, oltre che strutturale, anche strettamente materiale, gli abitati non erano protetti come oggi. Nella notte scorsa è finalmente arrivata la neve sopra i 1600 metri, questa è già una buona notizia. Il permafrost aiuterà a stabilizzare i terreni instabili (In foto il servizio fotografico su una delle Valli più colpite dove sono stati ospitati i bambini delle scuole inferiori rimasti bloccati fuori paese causa frane e dove sono soggiornati in galleria mezzi e persone per una intera notte a Moline di Feltre foto di Michael Loss).

 

E’ molto difficile fare i conti dei danni causati da questo disastro atmosferico visto e considerato che nella Provincia di Bolzano ci sono ancora la Val D’Ultimo e le aree montane della Passiria e Senales isolate, mentre per la Provincia di Trento ci sono danni immensi per la piccola agricoltura e l’allevamento, ancora allagate le piane Rotaliane e Valsugana; nella Valle di Fiemme sono un milione e mezzo i metri cubi di legname abbattuto con dei danni infiniti per il settore, nonché per le foreste del legno da risonanza. Si aggiungono i danni per scoperchiamenti e per abbattimenti di reti elettriche e di strutture che sono adibite ai servizi turistici, anche se non sono stati danneggiati particolarmente alberghi ed hotel. Le foreste, molto antiche, sono state abbattute e rase al suolo, pelate per le raffiche di vento, aiutato dal fatto che gli abeti erano molto vecchi, un fenomeno naturale che mette in discussione tutto ciò che sappiamo noi di certo sulle foreste di abeti. (In foto Vigili del Fuoco di Strigno, sistemazione reti Terna).

Si dovrà fare uno studio che servirà per dettare nuove regole di manutenzione dei boschi, in futuro.

Nella provincia di Belluno non si riesce a definire con chiarezza la situazione perché mai prima di ora si era vista una devastazione (secondo quanto testimoniano i residenti) urbana ed extraurbana, diventa lento e lungo definire i danni (In foto Feltre, Marcello della Gasperina).

Nonostante questo bisogna rendere evidenza della grande opera dispiegata su tutto il Nord per l’aiuto a far fronte alle prime esigenze; riportare la rete elettrica, la rete telefonica, garantire il trasporto infermi e soccorso, garantire la libera viabilità e circolazione, rimuovere pericoli da frane e da eventi di precipitazione inerti.

Per fare questo sono state utilizzate tutte le risorse a disposizione: Operai della Provincia Autonoma di Trento, Protezione Civile e Vigili del Fuoco, Imprese e ditte private del settore strade e edilizia, Personale sanitario del primo soccorso, in generale Corpo Forestale dello Stato e di Polizia, Carabinieri e personale pubblico del settore ambiente e urbanistica. I tecnici della PAT stanno ora provvedendo per l’approntamento delle documentazioni per i finanziamenti urgenti, seguiranno i rilevamenti per altre manutenzioni secondarie, anche dei privati. (In foto Cencenighe di Elisa A Zandi). Per questo nel caso di lavori immediati è bene conservare fatture e documentazione anche fotografica (fotografando i danni e quindi fotografando la messa in opera e le realizzazioni) e conservare le pezze giustificative (MC).

Fotografie: materiale pubblicato e condiviso via facebook.