Greta Thunberg? La “rompiballe per definizione”, che però sembra aver ragione: ecco perché

Feltri,  intervistato dalla trasmissione radiofonica La Zanzara, l’ha definita “rompiballe”, così come è stata apostrofata nel titolo di ieri in prima pagina su Libero Greta Thunberg. Eppure, tralasciando ciò che si può pensare o meno su questa ragazzina di sedici anni, è pur sempre vero che alla matematica non si comanda. E i dati sul clima, a onor del vero, non lasciano molto spazio all’interpretazione.

Il 2019, stando a quanto emerso – “si classifica fino ad ora al terzo posto tra gli anni più bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media del primo trimestre sulla superficie della Terra e degli oceani addirittura superiore di 0,90 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo”.

Lo rende noto la Coldiretti in occasione della manifestazione #FridaysforFuture a Roma con Greta Thumberg, sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre. “Solo il primo trimestre del 2016 e quello del 2017 – sottolinea la Coldiretti – erano risultati piu’ caldi da quando sono iniziate le rilevazioni dal 1880 a conferma della tendenza al surriscaldamento del Pianeta”. 

“L’anomalia – continua la Coldiretti – si fa sentire anche in Italia dove le temperature minime sono state di 0,76 gradi superiori alla media durante il trimestre, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. La classifica degli anni interi più caldi lungo la Penisola negli ultimi due secoli si concentra peraltro nell’ultimo periodo e comprende nell’ordine – precisa e la Coldiretti – anche nell’ordine il 2018, il 2015, il 2014 e il 2003”.

“Il cambiamento climatico è accompagnato in Italia da una evidente tendenza alla tropicalizzazione che – sottolinea la Coldiretti – si manifesta con una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Il ripetersi di eventi estremi sono costati all’agricoltura italiana oltre 14 miliardi di euro in un decennio tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne”.

“L’agricoltura – sostiene la Coldiretti – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli. Si tratta di – conclude la Coldiretti – di una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio”.