IL GHIACCIAIO DELLO STELVIO LOTTA CONTRO LO SCIOGLIMENTO

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Il Trentino Alto – Adige, una delle regioni a statuto speciale in Italia, ha sicuramente molto di cui vantarsi: le sue meravigliose vallate, gli innumerevoli laghi e un parco nazionale, quello dello Stelvio. All’interno di quest’area protetta, che si estende per ben 24 comuni e 4 province, ha sede anche il bellissimo ghiacciaio, fonte di turismo sia estivo che invernale.

Dagli anni trenta del ‘900, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, questo luogo è divenuto famoso grazie a Giuseppe Pirovano e alla sua consorte, Giuliana Boerchio, che proposero il ghiacciaio come luogo per praticare lo sci estivo. Fu così che negli anni cinquanta nacque una scuola di sci, per poter iniziare i principianti a questo sport, che divenne successivamente “ l’università dello sci”, ed esiste a tutt’oggi, con il medesimo nome. Dagli anni cinquanta in poi, dopo che i precursori Pirovano e Boerchio aprirono la strada, si svilupparono in questo luogo incontaminato alberghi, scuole di sci e rifugi, che accrebbero si il turismo del luogo, ma con quali conseguenze?

Sono anni che gli esperti sostengono e avvertono che i ghiacciai si stanno sciogliendo ad un ritmo molto più veloce di quello che dovrebbe essere :  grazie all’inquinamento dell’aria, dovuto alle attività antropiche, la superficie dei ghiacci risulta più scura e quindi, anziché riflettere, assorbe maggiormente le radiazioni solari, favorendo lo scioglimento.

Secondo una ricerca effettuata dall’Università di Milano, i ghiacciai italiani (in particolare quelli lombardi) nel periodo che va dal 1979 al 2005 si sono ritirati notevolmente, passando da 117 km quadrati a 92 km quadrati, con una particolare riduzione dal 2000 in poi. A farne e spese sono i ghiacciai più piccoli, che oltre a dover combattere con il riscaldamento globale, certe volte devono anche proteggersi dall’uomo.

Ricordiamo, ad esempio, l’estate del 2012 ,quando il caldo torrido creò non pochi problemi al ghiacciaio che sovrasta il Passo dello Stelvio, riducendo i ghiacci sensibilmente: la neve si salvava  soltanto nella parte superiore, mentre il resto era dominato da ghiaccio vivo e numerosi crepacci. Lo Stelvio così non si vedeva da anni, ma nonostante ciò lo sci estivo veniva ancora praticato: lo ski-lift si aggrappava a quei pochi rettangoli di neve che resistevano per trasportare gli snowboarder e gli sciatori , fino sul ghiacciaio grigio.

Situazioni simili sono considerate al limite, e ovviamente non si verificano ogni anno, ma sono possibili e con l’andare del tempo potrebbero causare danni irreversibili ai ghiacciai, soprattutto quelli minori. Sarebbe quindi d’uopo tenere sotto controllo le attività che vengono praticate su questi ultimi, in particolari modo durante il periodo estivo quando sono maggiormente esposti ai pericoli e sono più vulnerabili, per mantenere la loro bellezza intatta e far si che persista nel tempo.

Cecilia Capurso

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