PARCO DELLO STELVIO. IL PUNTO DELLA SITUAZIONE

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La III Commissione permanente del Consiglio provinciale, presieduta da Mario Tonina, ha sentito ieri pomeriggio le associazioni ambientaliste, molto preoccupate per le sorti del Parco nazionale dello Stelvio. Lo scorso 4 febbraio la Commissione paritetica dei Dodici ha iniziato a esaminare la norma di attuazione dello Statuto di autonomia che dovrebbe prevedere il trasferimento delle funzioni amministrative sul Parco dallo Stato alle Provincie Autonome di Trento e di Bolzano (e pro quota territoriale alla Regione Lombardia).
Cipra Italia, Lipu, Pan Eppaa, Italia Nostra, Legambiente (oggi c’era Maddalena Di Tolla), Mountain Wilderness (presente Renata Tavernar), Wwf  hanno consegnato un documento che ribadisce la nota, netta contrarietà allo smembramento dell’ente. La III Commissione ha deciso di trasmettere il testo in 5 punti al Presidente del Consiglio, Bruno Dorigatti, con la richiesta di attivare un tavolo di confronto sul tema coinvolgendo il Presidente delle Provincia di Bolzano e il Presidente della Regione Lombardia. A Dorigatti il Presidente Tonina chiederà anche di interessare particolarmente i neoeletti membri della Commissione dei 12, Gianfranco Zanon – presente oggi – e Alberto Pacher.

Ai lavori odierni ha preso parte anche Romano Masè: il dirigente Pat ha confermato che la situazione gestionale del parco “è a dir poco disastrosa e preoccupante”. Il consiglio direttivo è scaduto da tre anni, i comitati di gestione sono a loro volta scaduti, il presidente scade ad agosto. C’è un problema di personale tecnico-amministrativo irrisolto da lungo tempo, 18 unità sono al lavoro ma senza un inquadramento in pianta organica. Non c’è il Piano del parco, non c’è un regolamento vigente. “E’ mancata in questi anni – ha concluso Masè – una strategia complessiva per la gestione di questo territorio”.

Claudio Civettini (Lega) ha obiettato che due parlamentari trentini sono stati eletti sotto il simbolo Svp, a loro andrebbe chiesto conto della politica sudtirolese sul parco. “La Pat deve avere il coraggio di confrontarsi con Bolzano prima ancora di Roma, contrastando la tendenza sudtirolese a eliminare tutto quanto parla in lingua italiana”. E’ stato Civettini poi a suggerire di chiamare allo stesso tavolo Bolzano e Lombardia, per cercare vie d’uscita credibili.

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