TAIJI, L’INFERNO DEI DELFINI

0
37

Nel 2013 cose di questo genere si stentano a credere, perché ritenute disumane, o semplicemente non ci si pensa, ma quello che accade a Taiji ogni anno è reale e sotto gli occhi di tutti.

In questa tranquilla cittadina del distretto di Higashimuro in Giappone ogni anno, nel periodo che va da settembre ad marzo-aprile, inizia una brutale caccia ai delfini, focene e piccoli cetacei, che trasforma l’acqua limpida in un mare di sangue.

Secondo l’Agenzia Giapponese per la Ricerca della Pesca, nella prefettura di Wakayama nel 2007 sono stati catturati all’incirca 1.600 delfini e così ogni anno: i pescatori catturano i delfini con le reti, li trascinano sulla spiaggia e li studiano. Dopo essere stati osservati attentamente, gli esemplari catturati che non riportano lesioni e appaiono apparentemente in ottime condizioni vengono destinati agli zoo e ai parchi acquatici, destinati a una vita di prigionia, i meno fortunati invece, ritenuti non abbastanza “belli”  divengono semplice cibo.

Questa mattanza era sconosciuta fino al 2003 quando l’associazione Sea Shepherd ha denunciato il comportamento brutale dei pescatori giapponesi tramite un video che mostrava  gli avvenimenti della baia di Taiji : da allora ogni anno l’associazione invia sul posto attivisti e volontari per monitorare lo svolgimento della brutale pesca, chiamati i “ Guardiani della Baia”

Dopo la pubblicazione del video di denuncia del 2003, degli attivisti dell’associazione sono stati arrestati per aver tagliato delle reti che contenevano 15 delfini e trattenuti in carcere per ben 4 settimane : da allora i pescatori hanno eretto dei teli e sbarramenti per evitare che l’occhio delle videocamere riprenda il sanguinario massacro.

Per continuare a tener viva l’attenzione su questo argomento un attivista, Rick O’Barry, con l’aiuto di Louis Psihoyos, ha trovato un modo per superare le barricate che celano la baia di Taiji e hanno ripreso in segreto per cinque anni lo sterminio dei delfini : dal montaggio di tutte le riprese è nato il film  “The Cove” che ha vinto nel 2010 il premio Oscar come miglior documentario, mettendo  in imbarazzo la società giapponese davanti a tutto il mondo.

Anche l’ambasciatrice USA in Giappone definisce, senza remore, tutto ciò disumano e Paul Watson, presidente e fondatore della Sea Shepherd Conservation Society, ha commentato : “ é un bagno di sangue crudele e barbarico. Ogni anno l’idilliaco ambiente pieno di pace della splendida cittadina di Taiji nel sud del Giappone è sconvolto da un dolore crudele e indescrivibile, e indifesi delfini vengono uccisi senza pietà”.

I delfini sono mammiferi intelligenti e la scienza ha dimostrato che, oltre ad avere una loro “lingua”, sono capaci di provare sentimenti ed emozioni, e posseggono una caratteristica fantastica : la lealtà nei confronti dell’uomo. Nonostante tutte queste prove, in Giappone sono considerati come semplici animali da mangiare e ritengono la “ pressione psicologica occidentale “ un’interferenza alla loro cultura.

Cecilia Capurso

Comments

comments