Trentino orientale: la pastorizia arreda la montagna e la cura

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Ben 30 mila tra capre e pecore, delle quali 5 mila stanziali e 25 mila vaganti, sono presenti nel territorio Alta, Bassa Valsugana e Primiero. Parliamo del Distretto che ha il più alto patrimonio ovicaprino di tutta la Provincia. E proprio in questo territorio, precisamente a Castelnuovo, si è tenuta ieri la “Rassegna ovicaprina 2015”, organizzata dalla Federazione allevatori assieme a Provincia, Fondazione De Bellat e Amici del Cavallo. Alla rassegna – l’unica, se si esclude quella riservata alla capra mochena, dedicata a questi capi nell’intero Trentino, ed alla quale erano presenti ben 64 espositori, di cui una decina da Udine, Pordenone, Belluno, Vicenza e Treviso – è intervenuto anche l’assessore all’agricoltura Michele Dallapiccola: “Sono felice per la grande partecipazione di allevatori e di pubblico, un bel segnale.”

L’assessore ha colto l’occasione della rassegna di Castelnuovo anche per ribadire l’importanza del lavoro degli allevatori: “Sono persone che ogni giorno vivono il nostro territorio in maniera appassionata. Dobbiamo considerare che la pastorizia svolge un importante ruolo nella manutenzione dell’ambiente; oltre a dedicarsi al pascolo di zone abbandonate, nel corso dell’estate questi allevatori occupano pascoli di alta montagna anche oltre i 2000 metri, pascoli tradizionalmente inadatti all’utilizzo dei bovini ma la cui manutenzione ben si sposa con la condizione di rendere ordinato e ben gestito il paesaggio, rendendolo gradevole e attrattivo ai visitatori e turisti. In Trentino – ha aggiunto ancora Dallapiccola – tutela dell’integrità ambientale e conservazione della biodiversità vanno a braccetto per diventare un fattore di sviluppo che migliora la qualità della vita sia per chi vive stabilmente in montagna, sia per chi vuole trascorrervi un periodo di vacanza».

La rassegna di Castelnuovo è anche occasione per fare il punto sull’allevamento ovicaprino. «Il numero di ovini è in calo rispetto allo scorso anno. Parliamo di un attività tramandata di padre in figlio – spiega Giovanni Battista Turra, uno degli organizzatori e dirigente veterinario dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari – che ha visto nel corso degli anni un discreto ricambio generazionale: ora i pastori sono quasi tutti giovani. Un’attività che certamente dà possibilità di svilupparsi, anche economicamente, anche se carne e latte, come sappiamo, valgono poco, come tutti i prodotti primari. Per lana, carne e latte subentrano i costi di lavorazione e commercializzazione: più lunga è la filiera, più il guadagno per gli allevatori si abbassa. Per compensare il basso valore di mercato della carne e mantenere il reddito di famiglia – conclude Turra – gli allevatori aumentano il numero di capi e quindi la produzione da mettere sul mercato». Una tendenza favorita anche dagli aiuti economici che l’Unione Europea mette in campo. « Siamo in attesa del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020, portato avanti dall’assessore Dallapiccola. Aiuti che vanno a compensare i bassi redditi».

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