TRENTO FILM FESTIVAL 2019: MAROCCO #TFF2019

TFF2019: clima, disastri ambientali, tecnologia, immagini satellitari, avventura e paesaggi. La riflessione sull’effetto dei cambiamenti climatici su boschi e foreste e la contaminazione tra culture diverse sono alcuni degli assi portanti della 67. edizione del Trento Film Festival: LO STAFF è composto dal presidente del festival Mauro Leveghi, la direttrice Luana Bisesti e il responsabile del programma cinematografico, Sergio Fant. Assessori alla cultura dei Comuni di Trento e Bolzano, rispettivamente Corrado Bungaro e Juri Andriollo e il presidente della Camera di Commercio di Trento Giovanni Bort, il Paese ospite 2019 della Sezione “Destinazione…” il Marocco. Autore del nuovo manifesto della rassegna è l’artista spagnolo Javier Jaén.

“L’unione di cinema e montagna – ha evidenziato Corrado Bungaro – ha prodotto cultura fino dalla prima edizione del Trento Film Festival. La scelta di sottotitolare l’edizione di quest’anno con il binomio “montagne e culture” introduce un valore aggiunto importante, sottolineando la pluralità delle voci che animano questa rassegna e che raccontano l’uomo attraverso il suo modo di vivere la montagna. In questi tempi in cui la paura del diverso sembra prevalere sulla curiosità di scoprire l’altro, Trento, grazie al suo Film Festival, si conferma una città capace di guardare oltre le sue mura».

«Il sodalizio con il Film Festival di Trento – ha aggiunto Juri Andriollo – che la Città di Bolzano ha iniziato nel 1997, continua a produrre risultati assai lusinghieri per la nostra città. Il fatto di organizzare la sezione di Bolzano a settembre ci consente di dare una sintesi qualificata del Film Festival di Trento, attraverso la proiezione dei film premiati e alla valorizzazione editoriale con la presentazione di libri e incontri con gli autori. Infine vogliamo sottolineare che quest’anno il Film Festival di Trento dedicherà particolare attenzione alle problematiche ambientali che si riflettono anche sul patrimonio montano e boschivo, tema questo che ha purtroppo accomunato le province di Bolzano e Trento solo pochi mesi or sono, con l’eccezionale distruzione di milioni di alberi. Sarà quindi nostro compito anche quello di sensibilizzare il pubblico sull’importanza della difesa dell’ambiente per evitare in futuro tali accadimenti».

«Come suggerisce l’immagine del manifesto realizzato da Javier Jaén – ha spiegato Mauro Leveghi – la montagna rappresenta, allo stesso tempo, un luogo fisico e interiore, dove l’uomo può vivere in una dimensione reale le proprie scoperte e avventure e in un ambito più spirituale i sogni e i propri limiti. Dentro ognuno di noi c’è, infatti, una montagna che va esplorata e scalata che s’impersonifica con quella reale”.

TFF2019 il MANIFESTO

Non sempre, per mandare un messaggio al mondo, è necessario alzare la voce: la potenza dell’arte sta nella sua capacità di essere provocatoria e di indurre alla riflessione attraverso le immagini, giocando coi loro significati, talvolta stravolgendoli e ribaltandoli. È proprio la trasformazione della funzione e del significato degli oggetti, la loro ricollocazione in campi semantici sempre diversi, la cifra del lavoro dell’artista spagnolo Javier Jaén, autore del manifesto della 67. edizione del Trento Film Festival.

Design, illustrazione, scultura, fotografia, nelle mani di Javier Jaén diventano mezzi attraverso i quali cristallizzare un messaggio: come un traduttore, Javier traduce concetti in immagini, e nelle immagini trovano spazio migliaia di parole. In un tempo nel quale le persone sono sovraccaricate di stimoli visivi, questo originalissimo artista spagnolo fa sintesi di tutto ciò che lo circonda e lo condensa in immagini nelle quali, con una forte dose di umorismo e simbolismo, crea un particolare linguaggio narrativo, che conferisce un significato diverso agli elementi della quotidianità, muovendosi su un terreno dove si incrociano sperimentazione artistica, grafica e design concettuale.

Nato a Barcellona nel 1983, Javier ha studiato tra la sua città natale, New York e Budapest. La sua attività professionale è principalmente focalizzata sull’illustrazione editoriale e sulla comunicazione per enti culturali. Javier Jaén ha lavorato per clienti e progetti internazionali tra cui: The New York Times, The New Yorker, The Washington Post, Time, Harvard University, National Geographic, El País, Penguin Random House, Vueling Airlines, UNESCO. Parallelamente all’attività professionale, Javier Jaén insegna presso gli istituti IED e IDEP e cura frequentemente laboratori e lectures. I suoi lavori sono stati riconosciuti e premiati dalle più importanti istituzioni nel campo della comunicazione: AGI Membership (2015), the Society of Illustrators (Illustrators 55, 56), American Illustration (AI33, AI34) Print magazine (New Visual Artist 2013), Junceda Award (2013), Gràffica Award (2010).

«Il manifesto di quest’anno – ha aggiunto la direttrice del festival, Luana Bisesti – vuole esprimere anche l’immagine della montagna come uno dei luoghi privilegiati della Terra per la contaminazione a trecentosessanta gradi tra culture diverse, uno spazio d’incontro senza confini caratterizzato da un linguaggio comune, appunto quello della montagna, che avvicina e rende possibile, quasi istintivamente, la conoscenza e il rispetto tra popoli diversi. In quest’ottica s’inseriscono le straordinarie montagne del Marocco, Paese ospite della sezione “Destinazione…”, emblemi di un patrimonio culturale ricchissimo, frutto di millenni d’incontri e relazioni tra culture e civiltà diverse: berberi, arabi, francesi e persino comunità ebraiche hanno, infatti, sedimentato le proprie tracce in un paese che sta tracciando la sua strada verso la modernizzazione. Durante il festival, in collaborazione con l’Ambasciata in Italia del Regno del Marocco e la Fondazione Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, racconteremo con un programma ricco di eventi il fascino di questo Paese dell’Africa settentrionale, caratterizzato dalla presenza di spettacolari catene montuose. Film e documentari, poesia e letteratura, i gusti saporiti di una cucina frutto delle influenze berbere, arabe e mediterranee, coloreranno e profumeranno, quindi, la 67. edizione di un Festival sempre più laboratorio e spazio di contaminazione tra culture».

Nell’immaginario collettivo, il Marocco non è immediatamente associato alla montagna, ma tra l’oceano e il deserto si ergono le catene del Rif a nord e soprattutto dell’Atlante a sud, un sistema montuoso che si estende per 2.500 km e il cui nome berbero (Adrar n Dern, “il Monte dei Monti”) spiega bene quale considerazione abbia nelle culture locali. Ben tre cime dell’Atlante superano i 4.000 metri: la più alta, il Jbel Toubkal (“la vetta da cui si vede tutto”) con i suoi 4.167 metri è la montagna più alta di tutto il Nord Africa, e ogni anno attira alpinisti e turisti da tutto il mondo. Sull’Atlante inoltre in inverno sono attivi diversi comprensori sciistici: Ifrane, con le sue case col tetto spiovente, è soprannominata “la piccola Svizzera”.

Dopo lo straordinario successo di pubblico dei progetti dedicati nelle ultime edizioni a Cile, Islanda e Giappone, con tante proiezioni sold out, sarà proprio il Marocco il paese ospite del 67. Trento Film Festival (sui social anche TFF2019): “Destinazione… Marocco” metterà al centro questo paese africano dalla storia antica, sul cui territorio civiltà molto diverse tra loro si sono intrecciate, lasciando il proprio segno su un mosaico culturale caleidoscopico, in continua trasformazione. La magia del Marocco ha affascinato per secoli i viaggiatori, con i suoi paesaggi incantati, dai colori contrastanti e cangianti: persino un uomo dall’animo fermo come Winston Churchill si lasciò conquistare, tanto da imprimere le sue emozioni sulla tela di un suo famoso quadro, “Sunset over the Atlas Mountains”, sguardo sull’Atlante dal balcone della sua camera nell’hotel Mamounia di Marrakech.

NAZIONI dei FIL del TFF2019

IL PROGRAMMA CINEMATOGRAFICO

L’attrattiva rappresentata dal territorio marocchino, combinata alla limitata produzione cinematografica del paese, renderà questa edizione di “Destinazione…” particolarmente cosmopolita, con tanti lavori di autori non marocchini che con le loro opere sono andati alla scoperta dei luoghi, dei volti e delle tradizioni del paese, sulle tracce di tanti artisti e scrittori (basti citare Paul Bowles) che prima di loro si erano fatti rapire dal fascino del Marocco. Il viaggio proposto da “Destinazione…”, nella pieno della tradizione del Trento Film Festival, toccherà soprattutto i paesaggi estremi del deserto e quelle montagne e valli che molti hanno scoperto solo recentemente far parte del patrimonio paesaggistico nordafricano, e sono attualmente tra le mete più ambite dei viaggiatori a caccia di nuove scoperte ed emozioni.

Una vallata sorprendentemente verdeggiante sarà lo scenario di House in the Fields di Tala Hadid, uno dei documentari africani più apprezzati degli ultimi anni, mentre verso territori più remoti e rocciosi si spingono Pastorales électriques di Ivan Boccara – regista già premiato nel 2006 con la Genziana d’Argento – e Le ciel, la terre et l’homme della tedesca Caroline Reucker, il primo documentando le conseguenze dell’arrivo della corrente elettrica nelle comunità più remote dell’Atlante, e il secondo immergendosi nella maestosità delle “terre alte” marocchine, e nell’ascolto dei racconti dei loro abitanti. TFF2019 NOTIZIE e AGGIORNAMENTI QUI

Impossibile pensare alle tradizioni dimenticando la religione: tra le montagne si trova anche la scuola coranica in cui il regista di Au nom du frère, Youssef Ait Mansour, si reca per cercare di comprendere la svolta religiosa del fratello, fuggito di casa per dedicarsi all’eremitaggio e alla preghiera. Passando dal documentario alla fiction, ma in scenari simili, scopriremo una acclamata opera recente che ha eletto a protagonista il paesaggio marocchino: Mimosas dello spagnolo Oliver Laxe, vincitore della Semain de la Critique di Cannes nel 2016, racconta con slancio visionario un avventuroso attraversamento dei più alti passi tra le montagne dell’Atlante.

L’inevitabile questione delle migrazioni che hanno dovuto affrontare generazioni di marocchini verrà introdotta da Talien del regista italo-marocchino Elia Moutamid, in chiusura della rassegna pre-festival Avvicinamenti, ma sarà nuovamente al centro del recente Renault 12 del noto regista teatrale Mohamed El Khatib, qui per la prima volta impegnato in un progetto cinematografico, per raccontare un viaggio di ritorno in Marocco in seguito alla morte in Francia della madre.

Come abitudine “Destinazione…” volgerà lo sguardo anche al passato, con un classico del cinema marocchino moderno, recentemente restaurato dalla World Cinema Foundation grazie all’ammirazione di Martin Scorsese per il cineasta Ahmed El Maanouni: Alyam Alyam del 1978, lungometraggio recentemente riscoperto al festival “Il Cinema Ritrovato” di Bologna, è un’elegia per lo stile di vita rurale e le sue tradizioni, che non potrà che risuonare nelle opere più recenti in programma.

A completare il programma una selezione di cortometraggi dai migliori festival nordafricani e internazionali, ulteriori chiavi per scoprire l’unicità del territorio marocchino, le storie e le culture delle sue genti.

IL PROGRAMMA del TFF2019 QUI