5 Marzo: si rischia di tornare al “Compromesso storico”

Il 5 marzo si apriranno tre scenari di maggioranze possibili.
Il centrodestra; una coalizione di “unità nazionale” con convergenze dai due poli; un governo bolscevico con alleanza 5S, Liberi/e Uguali e partecipazione massiccia di deputati Pd. Quest’ultimo scenario è  però improbabile perché Renzi ha stilato liste bulgare di centristi nei collegi chiave. Meno probabile ancora è il “governo inglese”, ovverosia anti-europeo e destabilizzante del Mediterraneo, con alleanza 5S, Lega, FdI. Possibile invece la variante del “governo del Presidente” al di sopra delle coalizioni, per una lunga, anzi lunghissima, revisione della legge elettorale.
In quasi tutti gli scenari si prevede la delega ai tecnici per affondare nelle carni delle problematiche non risolte dell’economia italiana che gli esperti prevedono diventare drammatiche a partire da quest’estate.

Benvenuti al passato
Se tanto mi dà tanto gli eletti di marzo dovranno giustificare al tempo stesso le alleanze spregiudicate che andranno a stringere e un troppo immediato voltafaccia sui temi elettorali. Ciò non sarebbe un dramma nella commediola all’italiana in cui la faccia è meno importante della natica, ma se si prevede anche il varo di politiche vagamente “alla greca” diventa più difficile indorare la pillola. Allora? Semplicissimo: si copia il 1976 quando nacque il Compromesso storico, ovvero l’alleanza Dc-Pci maturata in un periodo di vacche magre e con un voltafaccia consumato in poche ore rispetto alla politica ufficiale di entrambe la bande. Come poté accadere che i rivali di sempre si amarono in un abbraccio contronatura? Non fu così difficile, venne fuori all’improvviso il pericolo fascista, al contempo stragista e golpista, e s’instaurò una dittatura fiscalmente rigida (l’epoca dello scontrino fiscale) che preparò il terreno alla privatizzazione della Banca d’Italia, distraendo  da tutto ciò l’opinione pubblica nella caccia alle streghe. A cui, va detto per correttezza, si aggiunse l’utilizzo delle Brigate Rosse che attaccarono il cuore dello Stato senza rendersi conto che si trattava di un’anticaglia di cui il “nemico di classe” voleva disfarsi e gliene fu grato.

Il pelo e il vizio
Senza troppa fantasia ci rifanno. Per questa ragione fin dall’autunno scorso hanno offerto per così lungo tempo su tutti i media un così largo spazio a CasaPound affinché entrasse nella testa di ogni cittadino italiano e non più solo di una nicchia, degli addetti ai lavori e della gente con cui si trova in contatto nell’attività sociale quotidiana. Perché mai lo hanno fatto? Nella speranza di distogliere alcuni voti dal centrodestra e d’impedire una sua vittoria? Regge poco. Non si fa entrare in tutte le case l’immagine di gente pulita che non terrorizza nessuno, rendendola simpatica ad almeno un italiano su cinque, solo per un due o trecentomila voti ipoteticamente distolti, dato che il bacino elettorale di Cpi è trasversale e può pescare soprattutto dall’astensione. Quindi c’è un’altra ragione, e la scopri non solo in Italia ma anche all’estero dove c’è allarme: i fascisti possono entrare al Parlamento! Anzi, al governo, perché Oltralpe sono convinti che Cpi stia con Berlusconi.
A sbarrare la strada a questi squadristi immaginari si è posto tutto il caravanserraglio con i Fiano e le Boldrini in prima fila nella piccionaia. Bisogna scongiurare l’entrata dei fascisti a Montecitorio dopo settantatré anni dal 25 aprile! Si dimenticano tutti che di fascisti dichiarati come tali lì ce ne sono stati ininterrottamente dal 1948 al 1994 per poi smettere l’etichetta quando sembrò loro opportuno. Insomma la democrazia non è in pericolo per un’eventuale pattuglia di eletti Cpi

Guerra civile virtuale
In realtà serve altro: un’atmosfera di guerra civile che è facile da alimentare se si sospingono e si foraggiano pubblicamente spacciatori, delinquenti e violentatori venuti da fuori che creano una reazione epidermica e anche ragionata da parte della popolazione locale. Si determina una situazione di emergenza perpetua, nel classico schema di dominio oligarchico nella post-democrazia, così come aveva denunciato già un quarto di secolo fa da Eric Werner. Poi si gioca facile. Qualcuno s’incazza, il Traini della situazione, e allora si fa invadere la città dal circo degli schiavetti antifa i quali vengono sì rigettati dalla popolazione intera tanto da dare l’impressione di essere stupidi suicidi, ma, per stupidissimi che siano, non stanno uccidendosi da soli perché lo scopo dei loro pupari non è di ottenere consensi ma di alimentare odi e tensioni, e ci riescono perfettamente.
Così la maggioranza futura, in prossimità della finanziaria, e ancor prima se necessario, potrà reprimere, non in un colpo solo ma a puntate, i pericolosi razzisti e fascisti, distraendo la gente sia dal suo cambio di orientamento politico sia dal varo di politiche greche.

Colli per la ghigliottina
Minniti ha già detto che a suo avviso si possono sciogliere le organizzazioni a piacimento, senza passare quindi per sentenze del Tribunale. Ma se c’è la volontà politica i tribunali agiscono come si richiede loro. Un segnale esemplare è stato fornito proprio in autunno, e in piena campagna mediatica Cpi, con le condanne di alcuni dei suoi militanti a più di quattro anni di prigione per il solo reato di essersi protetti dalle manganellate quando la forza pubblica gettò in strada delle famiglie italiane da un immobile occupato in cui la Raggi ha voluto piazzare stranieri al posto loro. Oltre quattro anni! Una condanna da leggi d’eccezione anni ’80. Rende l’idea della violenza della mannaia sui colli dei prossimi capri espiatori, che possono essere tanto Cpi di cui si è firmato lo sgombero, quanto il Vfs per l’aver letto un semplicissimo comunicato privo di qualsiasi frase-reato davanti alle Ong immigrazioniste, quanto Forza Nuova che, avendo indetto un comizio elettorale, si è resa “colpevole” di aver turbato i sogni dei poveri antifa che hanno messo a ferro e fuoco Bologna inscenando una guerriglia urbana godendo dell’indulgenza di tutti i media, ivi compresi quelli moderati che hanno rovesciato le posizioni tenute fino alla vigilia.
C’è stato, quindi, un preciso ordine di scuderia, il che è molto preoccupante.

Quale gatto?
All’orizzonte si vedono streghe. Non perché i fascisti facciano paura a qualcuno, ad eccezione delle poche migliaia di isteriche, nevrastenici e psicolabili che formano l’humus del tumore antifa, ma perché tornano utili come elementi sacrificali per consentire alla democrazia in crisi di trasformarsi in post-democrazia compiuta, distruggendo quanto resta dei corpi sociali mentre gli occhi dei più sono catturati dal sacrificio del Maledetto, atto violento e iniquo che è al tempo stesso un rituale religioso inquietante e oscuro e un diversivo di massa.
Non c’è modo di esorcizzare questa diavoleria? Difficile dirlo visto che dipende dal gatto se lasciare in pace i topolini o sbranarli. Viste le maggioranze possibili nel dopo-voto, solo un paio di esse potrebbero non avere necessità di una grande repressione e di un clima da psicopatia di massa. Il governo di scopo del Presidente e la maggioranza del centrodestra. Potrebbero, dico: è una possibilità al condizionale.