Torna la malaria in Italia, flagello portato dalle zanzare

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E tornata la malattia delle zanzare, quella che non ha perdonato una bambina di quattro anni a Trento, morta nelle scorse ore. Un fatto che riporta alla ribalta il rischio di malaria in Italia. Non siamo un Paese  esente dai rischi della zanzara anofele, anzi siamo storicamente tra i più colpiti. Basti pensare a tutte le zone paludose presenti sul territorio e quella decisione durante il regime fascista di sacrificare migliaia di veneti per debellare il male portato dalle zanzare.

L’unica soluzione che si vedeva allora era infatti quello di bonificare le zone che rappresentavano dei per veri propri focolai della malattia.

In Italia, all’inizio del secolo, le aree malariche si estendevano per 69.670 kmq e la malaria interessava ben 2.635 comuni (pari al 3.7% dei comuni dell’intero Paese). In tutte le stagioni era predominante il P. vivax, soprattutto nelle Regioni del Nord Italia; meno frequente, ma comunque presente in ogni stagione, il P. malariae. Il P. falciparum era, invece, presente sul territorio in estate e in autunno. I vettori erano principalmente: A. labranchiae, soprattutto nelle Isole e nell’Italia centrale e meridionale; A. sacharovi diffusa al Nord, in Sardegna, Puglia e Basilicata; A. superpictus limitata soprattutto al Sud d’Italia. La Sardegna e la Sicilia erano senz’altro le regioni più colpite e vi si registrava il 70% dei casi nazionali. Le zone a media endemicità comprendevano: la Puglia, la Basilicata, la Calabria, la Campania ed il Lazio, con il 20% delle denunce e con un indice splenico compreso tra l’11 e il 50%. Le regioni ipoendemiche erano: il Veneto, il litorale della Toscana, l’Abruzzo, la valle e il delta del Po (Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna), con il 10% dei casi nazionali.

Il tasso di morbosità per malaria, a parte il picco dei 970 casi per 100.000 abitanti nel 1905, si è mantenuto tra i 400 e gli 800 casi fino al 1934, quando furono implementate, su larga scala, le misure di profilassi antimalarica.

Fu solamente alla fine della Seconda Guerra Mondiale che vennero effettuate le campagne antianofelica con impiego del DDT.

Sembrava debellata, ma la malaria è un male che è duro a morire, un pò come le zanzare che sono il principale mezzo di infezione. Il Ministero della Salute ha recentemente avvertito i vari comuni del possibile ritorno di questa dato che “poiché in zone non più endemiche possono rappresentare serbatoi di infezione per vettori competenti presenti sul territorio e permettere il riattivarsi di una trasmissione locale, come avvenuto negli ultimi anni in Grecia”.

 

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1 commento

  1. […] Quindi, è una ‘malattia’ dei mammiferi che viene TRASMESSA dalla zanzara anofele, o meglio da alcune centinaia di sue varianti. Tra cui quella italiana, la claviger, che per secoli l’ha infatti diffusa nel paese. Sino agli anni ’50. Ora, da chi prende quindi la zanzara anofele codesto Plasmodio? Ma naturalmente da un ‘donatore’ infetto, perchè è nel sangue di cui essa si nutre, quando lo punge per poi risucchiarlo. La zanzara, quindi non autogenera nè è affetta dal Plasmodio, in quanto esso parassita mammiferi, non insetti. Del resto la zanzara anofele è ancora presente in Italia, sebbene molto meno che in passato. E’ solo il plasmodio che non c’è più. Qui il ministero della Salute italiano che, con linguaggio tecnico, dice esattamente quello che avete letto: […]