In Italia l’economia sommersa e illegale vale il 12,6% del Pil

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Ci sarebbe da sobbalzare sulla sedia a leggere i dati dell’Istat su quella che, eufemisticamente, è definita “economia non osservata”, che noi traduciamo in economia in nero. Il totale fa 208 miliardi (non milioni) per il 2015.

L’evasione fiscale e contributiva, nel 2014 ammontavano a 214 miliardi (non milioni), vale a dire che non si pagano le tasse e non si fanno versamenti per le pensioni per questa cifra astronomica. I due dati, 208 e 214 miliardi, sono sfalsati di un anno e in parte sovrapponibili. Lo scorso anno sono stati evasi 11 miliardi di contributi per le pensioni.

Non pagare le tasse e i contributi dovuti o ricorrere al lavoro nero, significa essere frodatori, cioè sottrattori di denaro pubblico, in poche parole ladri. La domanda che, in tal caso, sembra farsi Primo Mastrantoni, segretario Aduc, è: “ma non erano ladri solo i politici?”

Effettivamente i dati dell’ISTAT pongono ad una considerazione rilevante circa il nostro sistema economico e all’economia non osservata (ovvero il sommerso economico e le attività illegali), quest’ultima pari al 12,6% del Pil. Il valore aggiunto generato dall’economia sommersa insomma ammonta a poco più di 190 miliardi di euro, quello connesso alle attività illegali (incluso l’indotto) a circa 17 miliardi di euro.

Cifre non da poco, visto la loro (seppur sporca) incidenza della componente non osservata dell’economia sul Pil nostrano.

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