Assistere allo spaccio fa sentire stupidi

Lo spaccio è intorno a noi, basta guardare. In un pomeriggio molto solare può succedere che nella società moderna ci si trovi in situazioni davvero insolite e bizzarre, una tra queste è sicuramente essere in relax in un parco per famiglie (parco di quartiere) in compagnia di un paio di anziani, due distinte signore con un cagnolino, un giovane, un paio di senza dimora, un Vigile urbano solo e .. all’improvviso .. un gruppetto di spacciatori. Piccoli spacciatori. In bicicletta.

La situazione diventa in poco tempo a dir poco imbarazzante. Mettiamola così: qualsiasi cittadino ha comunque il dovere di dare testimonianza di quello che vede, specialmente in fatto di spaccio, delitti, reati, qualora chiamato in causa. Questo significa che una giornata qualunque, se terminasse ad esempio con l’overdose di qualcuno o con una denuncia e un arresto, potrebbe culminare in processi e in impegnative testimonianze. Nella migliore delle ipotesi in un articolo di giornale. Forse è per questo le famiglie ormai al parco non ci vanno più, per non essere coinvolte in una baraonda senza fine, a rischio di ritorsioni.

La situazione imbarazzante di cui sopra consiste nel fatto che – in pochissimi secondi – si sono scambiati due giovani stranieri in bicicletta che hanno fatto poche parole con due avventori. Sono poi spariti tutti. Piccolo spaccio. Spariscono per un tot, per poi ricomparire, darsi un numero, chiamare e sparire di nuovo e quindi ricomparire con portafoglio e tutto il resto e andarsene via.

Quindi, di buon grado, le due signore (una di Trento e una di Verona) per prime, si sono avvicinate al Vigile urbano (che era in giro di perlustrazione ma dalla parte opposta del parco) che tornando verso il gruppo di anziani si è fermato a parlare. Lui non può intervenire, per lo spaccio, non ha i cani antidroga, non ha i mezzi. Dovrebbe chiamare eventualmente la Polizia ma ormai non c’è più nessuno dato che in bicicletta tutti spariscono in un attimo.

Il resoconto è stato fatto, ma il povero Vigile della Polizia Municipale è solo ed inerte. Dice che il quartiere Clarina è monitorato per piccole dosi e per uno spaccio molto contenuto, persone abituali, probabilmente, mentre il grosso dello spaccio al momento è di nuovo verso le Autostrade e le Stazioni ma dall’area ex Michelin (ciclabile del Muse). In questo periodo hanno rinvenuto proprio laggiù quantitativi grossi, da – ha detto – grossi distributori. Praticamente chi gestisce lo spaccio in città.

Il problema però resta, perché anche fare denuncia non è semplice. In Italia insiste sulla Legge antidroga (oltre che il segreto professionale per una serie infinita di professioni come Medici, Infermieri, Oss, Assistenti Sociali, Insegnanti, in generale chiunque si occupi di assistenza medica, sanitaria, scolastica, legale, amministrativa o tecnica nel settore, si badi) anche l’onere della prova. Ovvero non sarà lo spacciatore a doversi difendere in quanto per legge ritenuto innocente fino a che l’accusa non determini la prova.

Ovvero comprovare il possesso e anche qualora sia, è il dovere all’accusa di comprovare lo scopo di vendita (nel nostro caso ad esempio una denuncia formale privato contro privato, senza i cani antidroga, porterebbe a una controquerela per calunnia, fatto salvo plurima testimonianza, cioè molti clienti con evidenza di video o foto o testimoni oculari). Articolo 73 del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309 per cui non è la difesa a dover dimostrare l’uso personale della droga detenuta, ma è invece l’accusa, secondo i principi generali a dover provare la detenzione della droga per uso diverso da quello personale. In questa situazione giacciono le cose.

Ci si sente stupidi, di fronte alle cose, dato che la legge impedisce di dire, di fare, di intervenire, non aiuta a limitare. A cosa serve una legge se anche di fronte alla sua palese violazione non c’è nessun modo per intervenire civilmente?

In foto il parco in questione (Clarina – Salé)

di Martina Cecco