Basta fare i poveri, siate snob

L’ascensore sociale si è ormai bloccato in salita. Si può solo scendere. Ma chi è riuscito a rimanere ai piani alti ora può ostentare il successo. L’immancabile paccottaglia spacciata per informazione quotidiana ci illumina, infatti, sul fascino dello snobismo. Partendo dalla patria londinese degli snob per approdare ai social di casa nostra. Che cos’è, se non snobismo, il desiderio di pubblicare foto di vacanze in località prestigiose, in hotel lussuosi. “Io so io e voi non siete un cazzo”. E secondo i disinformatori di professione questi atteggiamenti rappresenterebbero una sorta di ascensore sociale perché servirebbero a rimarcare le distanze dal volgo, dalla plebe.

D’altronde si tratta degli stessi organi di disinformazione che dedicano spazio ogni settimana agli incontri privati di signore della Milano e della Roma “bene”, impegnate in cene con artisti noti solo a loro ma trasformati in star dell’arte contemporanea universale. Ma anche sarti di grido (le urla sono di chi si svena per acquistare autentiche schifezze), chef stellati, filosofi noiosi e senza idee ma altamente televisivi, medici di famiglia spacciati per luminari. Tutto un mondo che vive tra salotti e Capalbio, tra Cortina e una cena di gala. Un mondo che ostenta la propria diversità e la propria superiorità economica nella convinzione, errata, che sia anche una superiorità morale ed intellettuale. D’altronde gli stessi disinformatori raccontavano, nei primi anni della crisi, le performances egualitarie dei ricchissimi imprenditori italiani che, scesi dallo yacht in Versilia, si accontentavano di un piatto di pesce azzurro in trattoria perché sensibili alle difficoltà generali. E chi scriveva questi articoli cialtroneschi neppure si rendeva conto del disgusto provocato nei lettori “normali”. Ora però si cambia.

Basta con la solidarietà del pesce azzurro: i ricchi tornano a mangiare caviale e tartufo, a bere champagne mentre assaggiano l’aragosta. Un segnale del cambiamento, dell’accresciuta arroganza di un ceto di sfruttatori e di incapaci. L’Italia del bugiardissimo e dei suoi seguaci.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".