Quanto incide per i bimbi italiani la frequenza della scuola materna in lingua tedesca nell’apprendimento della seconda lingua? Che risultati hanno in una prova standard i bambini delle sezioni bilingui rispetto a quelli delle sezioni normali?

Alle domande che molti genitori si pongono prima di compiere le loro scelte contribuisce a rispondere uno studio del servizio di valutazione della Sovrintendenza illustrato ieri sera ai rappresentanti della Consulta provinciale dei genitori, della Consulta provinciale degli Studenti e della sezione italiana del Consiglio scolastico provinciale.

Le prove sulle competenze in tedesco si sono svolte nell’aprile 2017. La rilevazione ha coinvolto 1124 bambini di quarta elementare di 17 scuole. La prova era composta da 30 domande, 20 riguardanti la competenza di lettura e 10 l’ascolto, e faceva riferimento ai livelli A1 e A2 del Quadro comune di riferimento per la conoscenza delle lingue. La percentuale di risposte corrette ha sfiorato il 70% in valori assoluti, con risultati migliori di 6 punti percentuali nella lettura (72% a 66%). Le bimbe hanno risposto in media al 3% in più di domande.

“Le prove – ha spiegato Luisanna Fiorini, che dirige il servizio di valutazione – sono state accompagnate da questionari per i docenti e per gli studenti che hanno permesso di incrociare i risultati delle prove e di metterli in relazione con il percorso di apprendimento dei bambini”. Dall’analisi delle tabelle emerge chiaramente una correlazione tra l’aumento delle ore in tedesco e quello delle prestazioni, anche se la progressione non è lineare. Il grosso degli studenti (452) che ha un orario scolastico con 6 ore in L2 ha risposto correttamente al 69,5% delle domande. I 191 ragazzi che fanno 9 ore hanno risposto bene al 76,6% e i 127 che ne fanno 12 all’85%. Che i risultati non siano sempre lineari lo dimostra, però, il fatto che i 53 ragazzi che frequentano 10 ore in tedesco hanno risposto correttamente al 63,5%.

Dai questionari è anche emerso che i bimbi che hanno frequentato la scuola dell’infanzia in lingua tedesca hanno solo il 2,3% di risposte corrette in più. Ad incidere maggiormente, invece, sono variabili come il fatto che almeno un genitore parli il tedesco con il bambino (+6,5%), ma anche la motivazione intrinseca (+3,4%) e lo status socio-economico (+3,8%) della famiglia. Ogni orasettimanale di tedesco in più pesa per il 1,9% in più.

Una prova impostata allo stesso modo che ha coinvolto all’incirca lo stesso numero di alunni è stata svolta anche dai bimbi di seconda media (livelli A2+/B1 del QCER). Anche in questo caso le tabelle vanno interpretate con cautela, ma se i 445 studenti che svolgono un massimo di 340 minuti di lezione in tedesco hanno risposto bene al 60,6% delle domande, i 70 che arrivano ai 700 minuti alla settimana hanno risposto all’87,9%.

“La scuola può fare molto per l’apprendimento delle lingue – commenta l’assessore Christian Tommasini – e questi dati ci dimostrano che i potenziamenti effettuati sono efficaci. Siamo però anche consapevoli che oltre al bi-trilinguismo in orario scolastico occorre i momenti di confronto con l’altra lingua anche in ambito extrascolastico. Per questo avremo bisogno di sempre maggiore collaborazione da parte delle famiglie e di tutta la società”. “Per noi – aggiunge la Sovrintendente Nicoletta Minnei – il disegno di questa rilevazione assume un valore altamente significativo, soprattutto in una logica di ottica complessiva e di obiettivi strategici. Fra questi, uno su tutti riguarda la qualità dell’insegnamento, l’avvicinamento a competenze linguistiche riconosciute anche a livello europeo. Si tratta senza dubbio di un tassello imprescindibile per poter garantire un insegnamento efficace.”