Bussetti: “Scuola e famiglia per l’Italia e il suo popolo!

“L’ideologia deve stare fuori dalle scuole: a scuola i ragazzi devono allenare la mente e non essere strumentalizzati e indottrinati. Lo scorso novembre con una Circolare Ministeriale è stato imposto il Consenso informato per le attività extracurricolari, con una spiegazione esaustiva e tempestiva di quanto si terrà in classe. Inoltre la partecipazione a tali attività è facoltativa” ha detto Marco Bussetti, Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Sorriso entusiasta per una cosa che – si vede un miglio – lo rende orgoglioso: parlare della famiglia. E’ evidente che per Marco Bussetti il Congresso Mondiale della Famiglia di Verona è incontro di notevole interesse. Questo accade sia perché nel programma che ha lui per la scuola in Italia ci sono i Concorsi per le cattedre dei giovani, sia perché dalla retorica delle competenze si passa alla logica delle attitudini, linea guida ministeriale, e qui la famiglia è fondamentale. Il Congresso Mondiale delle Famiglie rappresenta per il Ministro un’occasione unica per parlare del ruolo “principale della famiglia e della scuola per far crescere e formare le persone”.

La scuola è inclusiva, plurale e in quanto tale aperta a tutti – ha detto Marco Bussetti – evidenziare quindi il ruolo essenziale della famiglia non significa delegittimare il progresso sociale degli ultimi 70 ma riconoscere lo stato di crisi della famiglia nella società contemporanea.

Secondo Bussetti il primato della famiglia rispetto anche alla scuola e alla formazione è garantito in Italia dall’Articolo 29 della Costituzione: “Diritti, valori e doveri della società in cui si vive si imparano a scuola: nello studio si sviluppa lo spirito critico – ha detto – e la libertà ha radice tra gli orizzonti della cultura classica e della cultura giudaico cristiana. E’ con il Cristianesimo che si insidia il valore della libertà individuale.”

Cita il liberale Benedetto Croce quando disse che “Non possiamo non dirci cristiani quando proprio Gesù affermava date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio, gettando le basi per una società libera e non per una società teocratica.” Questo significa che ad oggi per come è costituita la nazione lo Stato ha il compito di garantire che la famiglia possa essere nelle migliori condizioni per procreare, ma non può pre costituirsi a questa, essa pre esiste rispetto all’ordinamento giuridico.

Entro il 2050 il calo demografico farà scendere del 17% le iscrizioni a scuola, la crisi economica del 2008 ha ulteriormente indebolito i giovani: “La società ha abbandonato i giovani, nella cultura dello scarto, come ha detto Papa Francesco – ha ricordato Marco Bussetti – scuola e famiglia insieme possono riportare alla vita l’italia e il suo popolo!

NO SECCO A CHI NON RISPETTA LA SCUOLA – “La violenza di studenti e di genitori contro i professori non è accettabile e il Ministero si costituirà sempre parte civile, perché l’educazione è data dalla famiglia e la scuola deve accompagnare il percorso dei genitori nella corresponsabilità. Un saldo asse comune è auspicabile tra famiglia e scuola.”

NO SECCO A CHI GUARDA SOLO LE PRESTAZIONI – “Ricordiamo che il brutto voto è del compito o della interrogazione, non giudica la persona, i nostri ragazzi sono da 10 e lode, dobbiamo ricordarlo come docenti e come genitori, quello che conta è diventare liberi e responsabili, in questa direzione va la reintroduzione dell’educazione civica come veicolo normativo su cui si basa la cittadinanza. A scuola si impara ad aver riguardo verso l’altro, come persona portatrice di diritti e doveri e come persona che ama”.

NO SECCO AL NICHILISMO – “L’idea di libertà non ha senso se è slegata dal futuro: la crisi della famiglia, il calo demografico, il disagio giovanile si iscrive nel nichilismo dove il futuro è precluso ed esiste solo il presente, ma senza il futuro l’uomo non è niente, il futuro è il luogo delle possibilità.”

OCCORRE UN NUOVO UMANESIMO – “I giovani hanno bisogno di fiducia, dobbiamo guardare alle loro attitudini e disposizioni interiori perché trovino la loro strada, non bisogna confondere le attitudini con le competenze: le attitudini sono quello che la persona si sente di fare, per fare in modo che entri in dialogo nella scoperta di se stesso. L’uomo è il fine ultimo dell’agire e non il mezzo, come accade ad esempio con l’utero in affitto.”