Canone RAI: presunzione di possesso, come difendersi

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Con la nuova norma inserita nella Legge di Stabilità 2016, il canone Rai si paga per il semplice fatto di avere siglato un contratto di fornitura di energia elettrica per l’abitazione di residenza ed essere quindi intestatario dell’utenza: in pratica, con la bolletta della luce verranno addebitate (in nei primi cinque bimestri dell’anno, stando all’ultima modifica del testo di legge) 20 euro, per un totale di 100 euro all’anno. Scatta, insomma, quella che si chiama una “presunzione relativa”: la legge cioè “presume” che l’intestatario dell’utenza abbia anche una televisione, ma gli consente di dimostrare il contrario. Tale dimostrazione può essere effettuata con una semplice autocertificazione da inviare all’Agenzia delle Entrate, sede di Torino, a mezzo di raccomandata a.r., oppure con consegna a mani presso l’ufficio locale dell’Agenzia delle Entrate. Nell’autocertificazione il contribuente dovrà dichiarare, in carta semplice e senza bolli, di non possedere alcun apparecchio televisivo all’interno del proprio immobile di residenza o in altri immobili di sua proprietà. La nuova norma collega il pagamento del canone solo al contratto della luce legato all’immobile di residenza e, quindi, sono ricompresi anche tutti gli altri eventuali immobili. Il canone di abbonamento – recita la legge – è dovuto una sola volta in relazione agli apparecchi adatti a ricevere il segnale radio-tv, detenuti o utilizzati, “nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora, dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica. Per i titolari di utenza per la fornitura di energia elettrica il pagamento del canone avviene mediante addebito sulle relative fatture, di cui costituisce una distinta voce, non imponibile ai fini fiscali, emesse dalle aziende di vendita di energia elettrica”. Se il contribuente non vive nella propria casa di proprietà, ma in una in affitto, dovrà comunque pagare il canone se, all’interno dell’appartamento, possiede un televisore, così come sarà tenuto a pagarlo se l’utenza della luce è intestata al locatore: in tal caso, egli dovrà versare il canone attraverso il bollettino tradizionale. Se la luce è intestata all’altro coniuge Se ad aver acquistato la televisione è un soggetto diverso (per esempio il marito) rispetto all’intestatario dell’utenza della luce (per esempio la moglie), non c’è necessità di effettuare alcuna rettifica poiché, in ogni caso, il canone deve essere pagato una sola volta per nucleo familiare. Pertanto, con l’assolvimento del pagamento da parte dell’intestatario del contratto elettrico (nell’esempio la moglie) non saranno tenuti a versarlo anche gli altri soggetti dello stesso nucleo. L’unico caso in cui sia il marito che la moglie dovranno versare il canone Rai è qualora i due conservino due residenze diverse e in entrambi gli immobili vi siano due apparecchi televisivi. Se, invece, in uno dei due appartamenti non vi sia la tv, si rientra nella prima ipotesi di questo articolo: sarà cioè necessario inviare l’autocertificazione.

Fonte: La legge per tutti

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