Capire il centrodestra nel No al Referendum, e non solo, con Maurizio Belpietro

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Intervistare un giornalista non è mai facile, sopratutto se l’intervistatore è un giovane pubblicista e l’intervistato è un protagonista del giornalismo italiano quale Maurizio Belpietro. E’ nei fatti un esame nel quale è necessario fare bella figura. Belpietro comunque non è certamente persona che vuole mettere in difficoltà, anzi – in un’inaspettata cordialità – ha affrontato argomenti delicati quali la conduzione del centrodestra della campagna per il No alle riforme volute da Renzi, la Chiesa cattolica e la libertà di stampa in Italia.

La campagna elettorale del centrodestra sul no alle riforme di Renzi appare una campagna poco organizzata se non disastrosa. E’ una campagna che sembra basarsi solo su slogan e sulla totale assenza di proposte alternative. Lei come spiegherebbe questo comportamento anomalo da parte del centrodestra? Innanzitutto dobbiamo stabilire se vi è un centrodestra e quale sia questo. Cercare oggi un solo centrodestra appare piuttosto complicato. Attualmente abbiamo un partito che dice di essere nel centrodestra, ma che è nel Governo. Quello sinceramente non lo credo centrodestra, soprattutto visto che ha permesso l’approvazione di certe leggi come quelle sulla famiglia. La vera domanda è: siamo convinti che il centrodestra voglia fare una campagna per il No? Io ho la sensazione che una parte del centrodestra la campagna non la voglia fare. Dichiara di essere per il No formalmente, ma nella sostanza forse spera che passi il Sì o si augura di entrare nell’ammucchiata.

Escludendo l’area di centro, come reputa la gestione della campagna elettorale per il No nell’area di Destra?
La campagna è sicuramente poco efficace. Stesso discorso comunque riguarda la sinistra e basti pensare all’incontro tra Renzi e Ciriaco De Mita ( andando in onda su La7 la scorsa settimana n.d.r.). Mandare in televisione una persona certamente stimabile, ma che ha novant’anni significa mandare un messaggio agli ascoltatori che Renzi è il nuovo mentre De Mita – che è per il no – è il vecchio.

La figura di Papa Francesco influenza indirettamente la politica italiana, lei che idea si è fatta di lui?

Confesso che su certi temi non mi trovo sulla stessa linea con il pensiero di Papa Francesco. Sono opinioni espresse spesso in maniera popolare e forse Papa Francesco va incontro all’applauso facile che alla fede. Su certi argomenti credo voglia restituire la popolarità della Chiesa, ma forse perde qualcos’altro che io ritengo sia più importante.

Nella conferenza del 29 ottobre Lei ha parlato degli interessi massonici intorno al Governo Renzi. Crede che ci siano gli stessi interessi anche nella chiesa cattolica?
Non a caso spesso si è fatto qualche ragionamento intorno agli esponenti della Chiesa che erano vicino al mondo della Chiesa. Basti pensare a Monsignor Marcinkus, cioè l’uomo che deteneva le finanze vaticane e non a caso intratteneva rapporti con una serie di esponenti che ancora oggi ruotano intorno alla finanza. Marcinkus era anche l’uomo che intratteneva relazioni con Roberto Calvi, esponente legato a certe precise lobby.

Un’ultima domanda. L’Italia è al 77esimo posto nella libertà di stampa. Cosa è necessario fare per risalire nella classifica?

L’Italia è agli ultimi posti nella libertà di stampa e questo è un dato di fatto. Quando non eravamo agli ultimissimi posti nei paesi occidentali, i giornalisti lanciavano campagne e si preoccupavano in Televisione e sulla carta stampata della questione. Oggi che in Italia si chiudono le trasmissioni, si cacciano i direttori e si cambia la linea politica dei giornali per fornirne una a favore del Governo non si preoccupa nessuno. Forse i primi a imbavagliarsi sono i giornalisti.