Si è spento oggi, all’età di 95 anni l’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Primo presidente del Consiglio e primo Capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, è stato il terzo “inquilino” del Quirinale a essere eletto al primo scrutinio dopo Enrico De Nicola e Francesco Cossiga.

Governatore della Banca d’Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri (1993-1994), ministro del tesoro e del bilancio e della programmazione economica nel Governo Prodi (1996-1998) e nel governo D’Alema (1998-1999), fu anche il secondo Presidente della Repubblica eletto dopo essere stato governatore della Banca d’Italia, preceduto da Luigi Einaudi nel 1948.

Banchiere centrale e uomo politico, nacque a Livorno il 9 dicembre 1920.
Studiò dai gesuiti fino alla fine del Liceo, quando, divenuto allievo della Normale di Pisa, si laureò prima in Lettere e poi in Giurisprudenza all’Università di Pisa nel 1946.

Il suo percorso politico, ricoperto da numerosi incarichi di rilevanza internazionale e nazionale, tra cui quello di Presidenza del Comitato dei governatori della Comunità Europea e del Fondo europeo di cooperazione monetaria (nel 1982 e 1987), oltre che Presidente del comitato del Fondo Monetario Interazionale (1998-1999), mentre ricopriva l’allora incarico di ministro del tesoro e del bilancio, non sempre si è dimostrato facile.

Dopo aver infatti governato in una fase di difficile transizione istituzionale ed economica, è stato colui che, secondo quanto dichiarato da la Stampa, portò l’Italia nell’euro. Un passo certamente importante tenuto conto dei primi trattati (quale quello di Maastricht) sull’allora idea originaria di un’Europa unita e collaborazionista. Idea che, se anche inizialmente lo rese “amatissimo” dalla popolazione, nel medio e lungo termine lo portò a una serie di confronti con chi inizialmente gli aveva concesso fiducia.

E ancora, c’è chi, come il Corriere della Sera, lo definisce “Il presidente dell’orgoglio e della sobrietà”, in grado di “riportare in alto il tricolore”. Ma siamo sicuri che “l’uomo delle istituzioni”, così come l’ha definito in queste ore il Premier Matteo Renzi, in un annuncio su twitter, non fosse il solito uomo, per l’appunto, troppo dedito alle stesse istituzioni per occuparsi dei veri bisogni e delle necessità dei cittadini?

Un “padre della patria” certamente contrastante, al netto dei risultati – facendo ora un accurato bilancio – la cui figura divide anche nel giorno della sua morte. Certo, “avrà servito con passione”, così come ha continuato Renzi nelle sue dichiarazioni, ma ad oggi in molti si interrogano sul suo reale contributo al paese. Dal lato opposto infatti, non mancano le aspre polemiche mosse dal segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, che non ha tardato nel definirlo “un traditore come Napolitano”, ricordando gli aspri scontri tra l’ex Capo dello Stato e la Lega Nord.

L’opinione pubblica, nel giorno della sua morte, appare contrastante nei commenti sui social network. E mentre c’è chi lo ricorda con benevolenza, tra i mille impegni istituzionali e politici condotti per il paese, c’è chi lo ricorda anche e soprattutto come “Patron dell’euro” e “banchiere” prim’ancora che Presidente e politico dedito all’interesse dei cittadini.

L’emerito se n’è andato, ma dietro di sé lascia dubbi e, più che giustificate, riflessioni.

di Giuseppe Papalia