IL CASO AVETRANA E IL FALLIMENTO DI UNA FAMIGLIA

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La vicenda di Sarah Scazzi, la ragazzina uccisa nell’Agosto del 2010 ad Avetrana (TA), continua ad essere viva in sede giudiziaria. Già, perché nonostante manchi poco al quinto anniversario dalla scomparsa di Sarah, ancora il caso non ha una soluzione definitiva. Proprio ieri, infatti, si è tenuta l’arringa difensiva di Franco Coppi, avvocato di Sabrina Misseri (cugina di Sarah e principale accusata insieme alla madre Cosima) e il giudizio d’appello, quindi non ancora definitivo, verrà emesso con buone probabilità la settimana prossima.

Un’arringa tenace, stoica e per certi versi convincente quella di Coppi; tanto solida quanto moralmente incredibile. Difatti Coppi, nel difendere Sabrina, scarica le accuse sul padre Michele Misseri: all’avvocato sembra infatti impossibile che la giuria non tenga minimamente conto del fatto che l’inizialmente reo-confesso sia stato semplicemente (si fa per dire) condannato per occultamento di cadavere mentre le due donne, inizialmente difese dal Misseri stesso, per omicidio. Inoltre Coppi rivendica anche l’aver ingigantito il movente passionale che avrebbe portato Sabrina e Cosima ad uccidere Sarah da parte degli inquirenti. Se infatti non sembra (a detta di Coppi) che ci fosse stata una forte lite tra le due cugine per causa del cugino Ivano, conteso dalle due, Michele avrebbe un movente decisamente più grave.

Infatti Michele Misseri, da ragazzo, fu vittima di abusi sessuali proprio sotto lo stesso albero dove poi lo zio avrebbe sepolto (dopo averne abusato) il cadavere di Sarah. Una sorta di vendetta a lungo termine dello zio, un gusto macabro nel far rivivere il suo incubo a quella povera ragazza.

A giudicare sulla verità o meno dell’arringa di Coppi, sta al giudice (e molto probabilmente alla Cassazione) decidere; sicuramente si possono fare delle considerazioni.

La prima è il crollo di questa famiglia, che nemmeno nell’essere stati tutti più o meno coinvolti in questo fatto tenta di restare unita ma anzi ognuno cerca di scaricare la colpa sull’altro, per salvarsi da qualche anno in più o in meno di galera. Una famiglia non devastata dal dolore dei sensi di colpa, ma separata da una fredda e spietata guerra condotta con una lucidità tanto sensazionale quanto raccapricciante.

In secondo luogo il fatto che si cerchi ancora di indicare il caso come femminicidio sembra veramente paranoico e incoerente: per quale motivo si dovrebbe trattare di un femminicidio qualora l’assassino sia Michele Misseri (che l’avrebbe uccisa per abusare di lei) e non dovrebbe essere allo stesso modo femminicidio qualora l’assassina sia Sabrina? L’abuso sessuale e il raptus di gelosia non sono forse due terribili forme di “malamore”? O semplicemente il femminicidio è solo l’ennesimo strumento buonista di far evidenziare il ruolo da vittima della donna e da carnefice dell’uomo, anche in un caso in cui proprio due donne sono state accusate di omicidio?

Il terzo e ultimo aspetto è l’incredibilità di quanto stia accadendo nei confronti della parte lesa, ossia Sarah. Una vittima che dopo 5 anni è ancora senza giustizia, nonostante gli aspetti da analizzare siano tutti a disposizione degli inquirenti dalle primissime fasi dell’indagine.

Di Riccardo Ficara

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