C’è la mafia? Colpa dei cittadini

Dopo aver arrestato un folto gruppo di esponenti della mafia a Torino, al termine di 2 anni di inchiesta, i carabinieri si sono lamentati per l’omertà dei torinesi. Avrebbero dovuto reagire e non l’hanno fatto. Allora forse sarebbe il caso di chiarire, per una volta, i ruoli dei sudditi e dei tutori della legge. Se un suddito si azzarda a reagire,ma difendersi, i tutori della legge lo denunciano. Lo si è visto in innumerevoli casi, dal Nord al Sud. Con tanto di condanne per gli aggrediti, costretti a pagare risarcimenti colossali agli aggressori. Dunque il cittadino-suddito non può difendersi. Allora può solo denunciare gli aggressori. mafia 

Peccato che, ormai, per pestaggi, aggressioni, minacce e armamentario vario nessuno vada più in galera. Dunque il suddito ha l’obbligo di denunciare ma deve sapere che l’aggressore sarà libero, il giorno stesso, di vendicarsi perché i tutori della legge non faranno nulla per impedirlo. Non a caso, proprio uno degli imprenditori vittima della ndrangheta a Torino, ha parlato con i carabinieri e ha dovuto fuggire in Svizzera perché non ha la benché minima tutela in Italia. D’altronde in due anni di indagini, quante vendette possono essere portate a termine nell’indifferenza generale? Ma la colpa, ci spiegano i tutori della legge, e’ dei sudditi. Poco disposti a farsi massacrare da chi entra ed esce dalle galere come se fosse al bar. Forse perché non tutti hanno la possibilità di rifarsi una vita in Svizzera. Dove, evidentemente, la possibilità di difendersi non incontra il fastidio dei magistrati.

Troppo comodo accusare i sudditi e poi, quando lo Stato deve intervenire, fingere di non vedere perché le risorse sono scarse, perché i magistrati scarcerano, perché le auto non funzionano, perché “abbiamo le mani legate”. Ecco, provino a slegarle ai sudditi, queste mani. Provino a garantire il diritto a difendersi. Provino a tutelare le imprese oneste contro la concorrenza di quelle disoneste. Se no, provino almeno a tacere. Sarebbe già un passo avanti. Lezioni da chi non tutela i sudditi (che pagano le tasse per una tutela che non c’è) sono davvero superflue.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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