Cimiteri, il nuovo business del ventunesimo secolo è la privatizzazione

Nei cimiteri si nasconde un investimento. Il fare soldi in maniera truffaldina e poco etica è stato sempre un fenomeno caratterizzante della società in cui viviamo. I business da sfruttare in questo senso sono numerosi, ma soprattutto sempre in continua evoluzione: quello più attuale sembra essere diventato la privatizzazione dei cimiteri.

A testimoniarne il funzionamento è l’ex consigliere comunale di Montagnana (Padova) Alessandro Uguccioni, che nel 2016 si oppose alla volontà dell’Amministrazione comunale di dare in appalto la gestione del cimitero cittadino.

Il Consiglio comunale decise in quell’anno di deliberare in favore dell’appalto ad una ditta per la gestione trentennale di tale cimitero, per un importo di 17 milioni di euro e un utile che va dai 3 ai 5 milioni. Ciò che l’ex consigliere contesta è che tale appalto venne fatto sulla base di una “finanza di progetto”, ovvero un progetto in cui è presente l’elemento di rischio di impresa. Tale elemento è però assente, dal momento in cui il settore in questione è perennemente in attivo.

Il problema di fondo non è tanto che la ditta privata sia mossa da uno scopo di lucro, bensì che essa guadagni su tale progetto senza correre il rischio di impresa, per cui il concetto di impresa stessa viene meno. E se la ditta privata è coperta da questo punto di vista, è facile attendersi che il suo obiettivo sarà quello di minimizzare i costi e massimizzare le sue entrate, traducendo il tutto in un aumento dei prezzi per i cittadini correlato all’erogazione di un servizio di qualità ancor più scadente.

Oltre al danno economico, l’ex consigliere denuncia anche il messaggio che il comune ha fatto passare verso i cittadini, il quale sostenne che in mano ad una società privata il cimitero avrebbe ricevuto una manutenzione migliore rispetto a prima, cosa che però, a conti fatti, non si è verificata.

Questo business pare si stia ampliando sempre più, tant’è che sempre Uguccioni conferma che negli ultimi anni molti altri comuni di Padova e Rovigo abbiano portato avanti lo stesso progetto, per di più con la stessa ditta.

Non soltanto affari eticamente scorretti, ma a volte anche con risvolti macabri. E’ quanto ci dimostra Scurelle,  piccolo comune trentino, in cui lo scorso 18 aprile gli agenti della polizia locale, insospettiti da strani movimenti in un capannone abbandonato, hanno rinvenuto 27 bare con resti umani.

Secondo le prime indagini, le bare erano utilizzate da una ditta della Valsugana, in regola con le autorizzazioni per il trasporto dei defunti. Tuttavia, tali defunti non venivano trasportati dal cimitero ai forni crematori, ma transitavano in questo capannone dove venivano prima tolti dalle bare e poi messi dentro sacchi di nylon, per poi essere inviati ai forni crematori. Le bare venivano a loro volta smontate in modo da poter rivendere le parti in metallo.

Per  i carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, il vantaggio economico dovuto ai minor costi di cremazione ammonta a circa 400 euro per ogni salma.

Queste le prime indiscrezioni, che dimostrano come tanti, pur di guadagnare, non guardino in faccia a nessuno e, senza il minimo pudore, non si fermino nemmeno davanti a eventi dolorosi come la morte.

Di Federico Fontanelli