Come funziona la messa in stato d’accusa contro il Presidente della Repubblica ?

Come funziona la messa in stato d’accusa? Il procedimento – impropriamente detto di impeachment (termine inglese derivato dal francese empêchement, ostacolo, impedimento) – è previsto nell’ordinamento italiano all’articolo 90 della Costituzione. Quest’ultima spiega in particolare che “Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza assoluta dei suoi membri”.

La messa in stato d’accusa, ovvero la decisione se procedere o meno, spetta al Parlamento
in seduta comune. Presentata la richiesta, il Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa, organo bicamerale composto da 44 membri (21 della Camera e 23 del Senato), deputati e senatori componenti della Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera e della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato, svolge un primo esame delle accuse. Per svolgere le indagini ci sono 5 mesi di tempo, prorogabili. Il Comitato decide se archiviarle o sottoporre la questione al Parlamento in seduta comune. In caso di messa in stato di accusa è necessaria la maggioranza assoluta dei parlamentari (477 voti favorevoli) per deliberare la messa in stato d’accusa.

L’ultima parola spetterà comunque ai giudici della Corte costituzionale integrata da 16 membri. Gli articoli 134 e 135 della Costituzione prevedono infatti che del giudizio si occupi la Corte costituzionale integrati di sedici membri «tratti a sorte da un elenco di cittadini aventi i requisiti per l’eleggibilità a senatore, che il Parlamento compila ogni nove anni mediante elezione con le stesse modalità stabilite per la nomina dei giudici ordinari», e uno o più «commissari d’accusa» – con funzioni in pratica di Pubblico ministero – eletti dal Parlamento. L’eventuale processo davanti alla Consulta “allargata” si conclude quindi con una sentenza inappellabile.

Nella storia dell’Italia si ricorda la messa in stato d’accusa di Giovanni Leone nel 1978. In quel caso l’iter giuridico non fu mai avviato per via delle dimissioni del Presidente della Repubblica.

Allora lo scandalo fu quello della Lockheed, mentre il caso di Mattarella prevede la violazione della forma di governo italiana oltre che l’affermazione di voler mettere come Ministro dell’Economia una persona gradita agli stati esteri per dare precedenza all’Europa piuttosto che all’Italia.