Cooperazione internazionale. Rossato (Lega): “associazioni serie operano in silenzio e senza denaro pubblico”

Il Consigliere provinciale della Lega Salvini Trentino Katia Rossato è intervenuta nella giornata odierna per fare chiarezza sulla posizione sua e della Lega circa l’obblico di destinare parte del bilancio provinciale per gli interventi di cooperazione internazionale, obbligo messo in discussione con la variazione di bilancio.

Dopo aver chiarito come l’abolizione dell’obbligo di destinare lo 0.25% del bilancio alle opere di cooperazione internazionale sia importante e per nulla in contrasto con lo spirito altruistico trentino, Katia Rossato ha aggiunto: “abolire l’obbligo infatti non significa – come erroneamente affermano alcuni – fermare i progetti solidarietà internazionale; semplicemente, si vogliono gestire meglio i contributi pubblici da destinare a tali attività, favorendo quelle che aiutano concretamente i trentini”.

Per il Consigliere leghista tale abolizione non impedirà, a chi lo desidera, di continuare a fare donazione per questi progetti. Come accade già per diverse associazioni che non richiedono fondi pubblici ma vanno avanti contando solamente sul sostegno di finanziatori privati. Aggiungendo poi come le “associazioni serie” operino silenziose lontano dalle luci della ribalta e sopratutto senza utilizzare i politici per le loro battaglie.

Battaglie che non hanno ragion d’essere e che, da parte di chi le avvia, lasciano intendere che sono i trentini gli ultimi a dover essere aiutati da una Provincia che, invece, esiste anzitutto proprio per servire la propria comunità” ha infine concluso il Consigliere di Lega Salvini Trentino Katia Rossato.

Intanto nel pomeriggio di oggi la Quinta Commissione permanente presieduta da Alessia Ambrosi ha compiuto un sopralluogo al Centro per la Cooperazione internazionale di Trento, con l’obiettivo di approfondirne l’attività. Ad accogliere i commissari Mario Raffaelli, Presidente del Centro e la direttrice Paola Delrio.

“Un luogo di eccellenza in Europa”
La consigliera del PD, ex assessora Sara Ferrari, ha offerto un approfondimento per significare il grosso credito i cui gode la cooperazione trentina in Italia. La legge 125 del 2014 ha riorganizzato la cooperazione italiana, ha detto. Quelle norme hanno previsto tra l’altro l’istituzione di due organismi in appoggio al Ministero, l’Agenzia e il Consiglio nazionale. Quest’ultimo, che raggruppa tutti i soggetti che in Italia si occupano di cooperazione internazionale, prevede tre rappresentanti a livello di regioni e uno di questi è quello trentino, accanto al rappresentante della Sardegna e della Toscana. “Il luogo dove ci troviamo qui oggi” ha aggiunto, è il punto di riferimento per la cooperazione internazionale, non solo in Trentino, ma anche in Italia e in Europa”. Ferrari ha suggerito che la Commissione effettui una missione in uno dei luoghi in cui opera il Centro, affinché i commissari possano toccare con mano il grosso lavoro che viene svolto in questo settore. Anche Vanessa Masè (Civica trentina) ha colto questa come un’opportunità utile per avvicinarsi a questo mondo con maggiori informazioni.

Paolo Ghezzi: “Un errore togliere lo 0,25%”
Paolo Ghezzi (Futura) ha affrontato la nota dolente dei tagli annunciati dal governo Fugatti alle risorse assegnate alla cooperazione internazionale. “Fugatti ha rassicurato sul fatto che, pur avendo annunciato di voler togliere la percentuale dello 0,25% del bilancio provinciale assegnato dal 2005 alle iniziative di cooperazione internazionale, le risorse non verranno a mancare” ha detto. Il consigliere di Futura ha chiesto a Raffaelli cosa ne pensa di questo cambio di prospettiva nell’assegnazione dei contributi. ”E’ un errore togliere la percentuale perché si tratta di una bandiera, un unicum in Italia, un obiettivo politico che rende particolare il Trentino rispetto a tutti” ha osservato Raffaelli. Tuttavia il Presidente del Centro ha detto di comprendere il cambio di rotta, che è squisitamente politico. Quello che conta è la sostanza, ha aggiunto, ovvero che i tagli vengano fatti con criteri ragionati, stabilendo delle priorità e facendo delle valutazioni in ordine alla sostenibilità. Gli interventi, infatti, sono sempre pluriennali e per pianificare occorre avere risorse certe, stabilite su basi pluriennali. “Mi ha colpito” ha aggiunto “che si diano delle direttive senza tenere conto della differenza degli interventi e degli organismi”: realtà diverse richiedono criteri diversi nei controlli e nelle modalità di erogazione. Non si può, ha aggiunto, immaginare il 50% di finanziamento privato per tutte le realtà e per tutti gli interventi, quando ad oggi il finanziamento Pat è pari al 64%. Insomma, occorre chiarezza, ha concluso, anche perché qui abbiamo 39 lavoratori.