DA MILLE EURO ALLA GALERA: QUANTO PUO’ COSTARE TOCCARE I MANIFESTI ELETTORALI

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A pensar male si fa peccato, ma spesse volte ci si azzecca, era solo un detto, che periodicamente viene ancora buono, buono per farci due chiacchiere e parlare del più o del meno, oppure, come in questo caso, buono per porre all’attenzione pubblica qualche problemino di convivenza politica, che a Trento, come in tante altre città italiane, periodicamente, ovvero durante le elezioni, si manifesta con gesti anomali e fuori di ogni raziocinio.
Cosa sarà mai successo, penseranno i lettori. Accade che, durante la serata di ieri, a ridosso dalla pubblicazione sulle Pubbliche Bacheche Comunali di Affissione dei Manifesti Elettorali qualche delinquente, si presume di quartiere, abbia deciso che nella Circoscrizione della Bolghera i cittadini con diritto di voto non devono essere a conoscenza della candidatura in sostegno al candidato Sindaco Claudio Cia della lista Fratelli d’Italia.

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Ebbene sì, perché ciò che è accaduto, ovvero la rimozione dei manifesti elettorali apposti negli spazi pubblici, non lede soltanto la lista in questione e di rimando il candidato Sindaco, non costituisce solo reato per il danneggiamento di una pubblica affissione, bensì lede il diritto al cittadino di essere informato su quanto sta accadendo in politica in fase pre elettorale, negando alla cittadinanza di essere a conoscenza della lista completa di candidati consiglieri e assessori che sono eleggibili.
Inciviltà e reati, che si accumulano, nascosti spesso dietro alla frase, assurda, sono cose politiche. Se la politica è un fatto di tutti, staccare i manifesti elettorali è un attacco contro la libertà politica di ciascuno, un’azione di mentalità mafiosa, che in uno Stato democratico e liberale, ma a questo punto poco libero, nessuno penserebbe di attuare.
Si tratta di una sciocchezza? Ebbene no: gli spazi elettorali sono l’unico mezzo, aggiuntivo all’esposizione delle liste nei seggi, che la pubblica amministrazione ritiene idoneo per informare la cittadinanza, di conseguenza toccare tali manifesti è un fatto tanto grave che secondo la normativa italiana vi sono anche delle sanzioni amministrative e pecuniarie adeguate.
Vediamo insieme l’articolo 8 della legge n. 212 del 1956, recante norme sulla propaganda elettorale, «Chiunque sottrae o distrugge stampati, giornali murali od altri, o manifesti di propaganda elettorale previsti dall’articolo 1, destinati all’affissione o alla diffusione o ne impedisce l’affissione o la diffusione ovvero stacca, lacera o rende comunque illeggibili quelli già affissi negli spazi riservati alla propaganda elettorale a norma della presente legge, o, non avendone titolo, affigge stampati, giornali murali od altri o manifesti negli spazi suddetti» nonché «Chiunque affigge stampati, giornali murali od altri, o manifesti di propaganda elettorale previsti dall’articolo 1 fuori degli appositi spazi è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1.032». Una sciocchezza che costa cara.
Ma non solo, nel caso di eradicamento della struttura la questione passa a reato. Punibile anche con il carcere: ai sensi dell’articolo 635 del codice penale commette il reato di danneggiamento colui che distrugge, disperde, deteriora o rende, in tutto od in parte, inservibili cose mobili od immobili altrui, con l’aggravante se il fatto è commesso su edifici pubblici o destinati ad uso pubblico od all’esercizio di un culto o su cose di interesse storico od artistico ovunque siano ubicati; mentre ai sensi dell’articolo 294 del codice penale «chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». Sarebbe da capire quanto grave sia la situazione, poiché sommandosi le colpe un annetto di servizi sociali per chi non ha frequentato le scuole con profitto, sarebbe tutto sommato una giusta contro misura precauzionale, per evitare che la mentalità del piccolo mafioso, boss di quartiere, diventi un pericolo per la cittadinanza.

Di Martina Cecco

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