Eccitazione tedesca per l’AfD

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Altro giro altra corsa. Dopo che si è sgonfiata la mongolfiera di Marine in Francia ecco che la decisa progressione dell’AfD in Germania ha fornito al popolo dei social-nazionali (nel senso di nazionalisti nei social) una nuova ragione per esistere.
Da qualche giorno è un continuo partire per la tangente: “sono nazisti, no, sono sionisti; sono venduti; no, rappresentano il popolo” ecc ecc.
Perfino lo strappo della Petry sta spaccando in due la tifoseria dei fascioconsumatori. “Sta tradendo la rivoluzione. No, ha abbandonato una nave già corrotta” ecc ecc.

Brontoloni del Grande Fratello
Ai più, a vero dire, poco interessa cosa sia davvero l’AfD e meno ancora quello che possa rappresentare come potenziale, perché nei confronti di ogni cosa essi sono degli osservatori e dei tifosi. Non cercano un’opportunità da cogliere o una strada da percorrere perché non hanno la minima voglia di muovere le natiche, vogliono vivere in questa realtà, riconoscendosi come una parte di questa realtà, quella impersonata dal puffo brontolone.
Per questa ragione non guardano mai con interesse strategico e rivoluzionario a quanto accade in Europa, non avendo in animo nessuna intenzione interventista, ma lo fanno da bambini viziati e capricciosi che sperano che un castigamatti qualunque (Putin o Marine, Trump o AfD) rovesci il tavolo. Anzi, siamo onesti, dicono di sperarlo, ma in fondo al cuore auspicano che il tavolo resti in piedi perché li rassicura: bramano che sia costantemente “minacciato” da qualcuno che li rappresenta, così acquisiscono per derivazione uno status tramite il quale esistere su twitter, face book e magari al bar, come soggetti specifici della fiction del Grande Fratello.
La loro rivoluzione nazionale? Individuare questo o quel soggetto che acquisisca qualche numero alla lotteria della farsa elettorale in modo da sentirsi infine riconosciuti tramite lui nella commedia. Perché questo pietiscono ormai da almeno quattro decenni: un riconoscimento.

Idoli da innalzare e abbattere
AfD è un crocevia in cui c’è di tutto e il contrario di tutto. Chi è in cerca di divi da adorare o di idoli da abbattere o, come più sovente accade, di divi da adorare per poi abbatterli come idoli caduti, continua a sbagliare. Nella progressione dell’AfD esistono dati positivi per il futuro immediato tedesco ed europeo dal punto di vista del contrasto all’immigrazione, nonché per le reazioni che la sua presenza consistente susciterà nell’establishment. Cosa ne scaturirà su altri piani, tipo la maturazione di un’area che da qualche tempo è regredita in modo impressionante, o il contributo a formare avanguardie, contropotere e via dicendo, dipenderà non dai tifosi da tastiera ma di chi ci metterà un serio impegno.
Lì, qui, ovunque, e soprattutto da parte di chi si saprà situare tra le linee.

Uniti e concreti? Ma non a casa nostra
Non ha quindi senso esaltare l’AfD e meno ancora lo ha criticarla sulla base di un purismo minchione.
D’accordo,  chi fa le pulci anche alle ombre ha piuttosto la tendenza a notare oggi solo cose positive nei populisti tedeschi, non fosse altro che per mantenere vive le attese e non incorrere nell’insano distruttivismo. “Siamo ottimisti, uniti, costruttivi”, essi dicono, e avrebbero perfettamente ragione se al tempo stesso contassero di contribuire alla creazione del futuro anziché limitarsi a pretendere icone da mettere in mostra nei salotti delle rivoluzioni virtuali illuminate dalle torce di I like.
Ma cosa replicare a costoro che auspicano questo sano spirito costruttivo e unitario? Dov’è stata qui – chiedo loro – l’unità contro le assurde condanne di Stormfront? Nessuno si è pronunciato tranne gli amici. E la missione Defend Europe? Un imbarazzante silenzio d’area perché a prevalere sono i riflessi tribali e, se la tribu che fa le cose non è la mia, poco m’aggrada. E CasaPound a Casale San Nicola? Ha aiutato famiglie italiane e per una semplicissima resistenza passiva allo sgombro ora rischia condanne della pesantezza di una banda armata. Silenzio, tutti zitti.
Stendiamo poi un velo pietoso, che è meglio, sui vari tentativi d’incrostarsi su territori dove un movimento conduce le sue battaglie per cercare di sfruttarne la scia e danneggiarne l’azione.
Spirito costruttivo e unitario? Solo verso le icone, però, solo verso ciò che ci permette di atteggiarci a vivi e di ingannare noi stessi inventando un modo per non ammettere quanto siamo larve.

Ma io e te…
Purtroppo noi oggi siamo soprattutto quelli che hanno voltato le spalle a Stormfront, a Defende Europe, a CasaPound a Casale San Nicola, quelli che si sono messi a rivaleggiare tra loro per contestare lo Ius Soli anziché impegnarsi impersonalmente e attivamente per un’azione comune che trascendesse marchi, facce e simboli elettorali.
A chi dobbiamo quindi spiegare come si devono osservare, seguire, pungolare costruttivamente le forze all’estero? E come si deve fare sistema nella direzione della potenza e nello spirito della rivoluzione? A chi dobbiamo ricordare come ci si deve comportare per affermare uomini differenti? Non “valori” da sbandierare o invettive da lanciare con stupida veemenza, ma uomini liberi, sobri, centrati, romanamente antichi ed eterni. Ovvero le architravi mobili e immobili del Polo. Forse ai fascioconsumatori in cerca di riconoscimenti che li soddisfino nella loro partecipazione alla fiction? A degli individui gelosi e rancorosi? E che lingua parliamo a delle culture tribali che non solo prevalgono su quelle comuni ma frequentemente le negano con alterigia?
Mi rendo conto che esprimere prospettive concrete e dallo spirito rivoluzionario non può essere una cosa troppo popolare oggi in questo ambiente, anzi, più che non essere popolare, probabilmente non può essere capita dai più. Perché, come diceva Corrado Guzzanti, ai più bisognerebbe chiedere, sia pur sorridendo con dolcezza: “camerà, ma io e te che cazzo se dovemo dì”?
È innegabile che raramente guardiamo insieme le stelle.

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