Ecco come Conte punta a indebolire il predominio franco-tedesco sul Vecchio Continente

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Il vertice a Parigi di venerdì? Se Giuseppe Conte riceverà una telefonata di scuse da Emmanuel Macron allora forse si farà. Altrimenti, come annunciato nel tardo pomeriggio di ieri, nada.

Sono queste le “condizioni” del Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte, per tornare a sedere vicini al tavolo delle trattative. E questa volta non basterà un tweet o un post su Facebook, ma una telefonata ufficiale. Come ai vecchi tempi.

D’altronde lo si era già visto al vertice sul G7: Conte si è trovato molto meglio con il Presidente americano Donald Trump che non con i suoi partner europei. Segno che, anche a livello d’intesa, le visioni tra i leader sono divergenti da chi – come Macron e Merkel – vorrebbero un altro tipo d’Europa. Magari più intransigente nei confronti della Russia. Ma Conte, in sintonia con Washington, ha spalleggiato Trump su questo fronte, ristabilendo i rapporti dell’Italia a livello internazionale e facendosi trovare – al suo primo G7 – a suo agio tra i grandi del pianeta. Dopotutto, come sottolineato da La Stampa, consolidare il rapporto con gli Stati Uniti come partner privilegiato, attraverso una buona predisposizione verso Mosca, servirà molto probabilmente al governo giallo-verde per indebolire il predominio franco-tedesco sul Vecchio Continente. In attesa della “sfida libica”, con la missione di Matteo Salvini in Libia e l’alleanza con il gruppo di Visegrad. 

Dopotutto Conte l’aveva promesso: “sarò l’avvocato del popolo italiano”. E così è stato, fino ad ora.