ELEZIONI UNITN: INTERVISTA A GABRIELE HAMEL (UDU-UNITIN)

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La data delle elezioni che riguardano la partecipazione della componente studentesca alla vita amministrativa dell’Università di Trento è molto vicina – infatti si terranno il 18 e il 19 novembre – e noi del Secolo Trentino abbiamo voluto indagare a fondo i programmi delle tre liste presentatosi: UDU-UNITIN, Atreju e List one. Da questo progetto di informazione diretta per la cittadinanza e gli studenti è nata l’idea di intervistare i candidati al Senato Studentesco, per dar loro l’opportunità di farsi conoscere e di illustrare i loro obiettivi futuri.
Oggi parleremo di Gabriele Hamel, candidato al Senato Studentesco con la lista UDU – Unitin, studente al quinto anno di giurisprudenza, di Riva del Garda. Appassionato di politica fin da ragazzino e impegnato nel mondo del volontariato, Hamel si è raccontato con noi in un’intervista densa di contenuti, che ha rivelato sia la sua vasta conoscenza di politica nazionale ed internazionale, sia la grande forza di volontà che lo spinge a portare avanti un grande progetto come quello della lista UDU-UNITiN a cui appartiene. Gabriele infatti si dichiara determinato a vincere, sicuro che gli studenti elettori premieranno l’esperienza e la conoscenza del sistema universitario che egli ritiene propria della lista UDU – Unitin, rispetto ad altre liste, come List one che per le elezioni di quest’anno ha presentato anche candidati molto giovani, frequentanti addirittura il primo anno.

Da quale ideale fondamentale nasce la vostra lista?

L’idea nasce da un connubio tra un’associazione storica come l’UDU con una lista indipendente come UNITIN. Questo percorso è iniziato due anni fa ed ha dati ottimi frutti. Siamo certi che gli studenti premieranno la nostra buona rappresentanza.

Quali obiettivi vuole perseguire la vostra lista?

La nostra lista ha diversi obiettivi. Innanzi tutto proponiamo un sistema di tassazione progressiva: vogliamo istituire un sistema con più di tredici fasce. Attualmente infatti quasi un terzo degli studenti è in fascia 13. Questo è assurdo, sebbene il sistema a fasce di Trento sia uno dei sistemi universitari migliori. In sostanza s i vuole portare il ceto medio fuori da questa fascia, facendo sì che chi possa permettersi di pagare di più lo paghi! Noi consideriamo questo obiettivo fattibile.
In secondo luogo, in un momento in cui la provincia autonoma di Trento ha proposto in finanziaria un taglio al sistema borsistico (da 6 milioni di euro a 5,5 milioni di euro che la provincia dà all’Opera) bisogna assolutamente scongiurare ciò. Bisogna dunque recuperare le risorse dalle “sacche” di elusione.
Inoltre vorremmo cercare di fare in modo che tutti gli studenti iscritti all’università di Trento abbiano un abbonamento dell’autobus onnicomprensivo, scaglionato in forma progressiva. Si risparmierebbe così in controllori da parte della Trentino trasporti e gli studenti potrebbero viaggiare per tutta la Provincia.
Un’altra nostra priorità è quella di migliorare la linea 5 (Trento – Mesiano – Povo), soprattutto nella fascia mattutina, la più critica. La nostra lista inoltre ha dato vita su Facebook all’iniziativa “Give me 5”, volta a sensibilizzare gli studenti e la cittadinanza in merito a questa problematica.
Inoltre desideriamo la massima continuità rispetto al rapporto con la rappresentanza studentesca. Le elezioni del nuovo rettore dunque potrebbero aprire l’auspicabile possibilità di riformare lo statuto: infatti è incredibile che nel nucleo di valutazione non ci siano rappresentati degli studenti. Chiederemo inoltre di abolire la distinzione tra Senato Accademico Integrato e Senato Accademico ordinario, che non ha senso di esistere.
Un ultimo, fondamentale, obiettivo sarà senza dubbio quello di rafforzare la mobilità internazionale studentesca: gli studenti in futuro dovranno uscire dall’ateneo trentino con un b2 in lingua inglese, ottenuto grazie ad un percorso in itinere.

Cosa direste in sostanza ai vostri elettori per convincerli a votarvi? 

Noi siamo certi che gli studenti premieranno la nostra buona rappresentanza passata. Per esempio con il nostro operato abbiamo ottenuto l’apertura, che avverrà nel gennaio 2015, di una nuova mensa in via 24 maggio.

Quali sono le tue aspirazioni future dal punto di vista etico e professionale?

Intanto penso a finire l’università bene, non mi manca molto. Inoltre io sono un grande appassionato di criminologia e mi piacerebbe approfondire la materia. Tuttavia il mio sogno da bambino è sempre stato quello di diventare magistrato.

Quale sarebbe la tua personale ricetta per cambiare la politica italiana, facendola uscire dalla crisi in cui sembra essere sprofondata?
I problemi dell’Italia sono da sempre tre: corruzione, evasione e criminalità organizzata. Serve una Pubblica amministrazione più trasparente e meno burocrazia perché laddove c’è ipertrofia normativa lì si annidano sacche di corruzione. La legislazione penale in tema di corruzione dovrebbe prevedere come negli USA i test d’integrità per i funzionari pubblici e la classe dirigente. La mia ricetta per cambiare la Politica italiana è investire nella legalità, solo così si possono recuperare risorse da investire per diminuire la pressione fiscale e per migliorare i servizi e il sistema di welfare e i fondi da destinare a istruzione, università e ricerca.

Parliamo degli ottanta euro di Renzi: credi davvero che abbiano aiutato a risollevare l’economia italiana? Perché?

Ho condiviso la prima fase del governo Renzi, sia in merito alla diminuzione del 10% dell’irap finanziata con aumento della tassazione sulle rendite finanziarie al 26%, sia in riguardo agli 80 euro dati alle famiglie. Essi non hanno funzionato per incentivare i consumi ma se questo non è accaduto è proprio perché è un segnale della situazione economica drammatica in cui si trovavano molte famiglie italiane. In sostanza magari non sono serviti per i consumi, ma le famiglie li hanno usati per pagare le bollette, e questa è una buona cosa. Renzi ha preso un boom elettorale alle europee proprio perché ha riconquistato il ceto medio, che per la prima volta ha visto i soldi venire rimessi nelle proprie tasche.

Sara Cavedon

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