Sembra ancora di sentire l’eco di quella grottesca notizia che giunse, tempo fa, da quel di Sanremo: dipendenti fannulloni che, invece di contribuire col loro lavoro al sostentamento della macchina statale, avevano trovato mille fantasiosi modi di uscire prima dal luogo di lavoro e fare tutt’altrofuorché, appunto, lavorare.

La notizia che è giunta appena due giorni fa da Caserta, invece, sembra essere ancora più grottesca e curiosa della precedente: una bizzarra legge di contrappasso che non colpisce chi lavora poco e male (o non lavora affatto), ma chi lavora non solo fin dove gli è consentito, ma anche oltre.

È il caso di Mauro Felicori, direttore della Reggia di Caserta scelto dal Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini lo scorso agosto per rilanciare l’immagine e il valore di uno dei siti culturali più famosi d’Italia. Un caso talmente grottesco che è difficile parlarne senza sentire un senso di fastidio nei confronti di quella che sembra essere una barzelletta creata per farsi due risate al bar.

L’accusa consiste nel fatto che Felicori si tratterrebbe fino a tardi nella Reggia e metterebbe a rischiola sicurezza del monumento. Una chiacchiera da bar, appunto, se non fosse che tre sindacati, UilUsbUgl del Palazzo Reale, abbiano messo per iscritto quest’accusa e l’abbiano mandata non solo al segretario generale del ministero dei Beni Culturali e al responsabile della Direzione generale dei musei, Giampaolo D’Andrea, Antonia Pasqua Recchia e Ugo Soragni, ma finanche allo stesso ministro Franceschini.

Nel documento, intitolato “Gestione della Reggia di Caserta. Rilievi” e inviato al ministro Franceschini il 23 febbraio, si può leggere che: «Il Direttore Felicori permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura».

Per amor di correttezza, bisogna dire a tal proposito che i precedenti direttori, provenendo per la maggior parte dei casi da fuori, se ne andavano prima della chiusura e subito dopo se ne andavano (spesso) i dipendenti che avrebbero dovuto staccare alle sei e mezza.

Una persona normale avrebbe cestinato subito il documento, ritenendolo uno scherzo mal riuscito; ma essendo, invece, un documento sindacale è subito scattata la procedura per la richiesta di chiarimenti. Lo staff del ministro Franceschini, in visita a Buenos Aires, ha celermente telefonato, come segno di incoraggiamento, Felicori, che altresì ha ricevuto il deciso appoggio da parte del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Con un post sul suo profilo di Facebook, Renzi si schiera con Felicori, un dirigente di comprovata esperienza, con anni di lavoro nel giornalismo a Bologna e uno spiccato interesse per la cultura, come dimostra il suo impegno nel far riscoprire le eccellenze archeologiche e culturali alle persone di Caserta e d’Italia.

«I sindacati – scrive Renzi sul social – che si lamentano di Felicori, scelto dal Governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita!». Prosegue il premier: «Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: rilanciarla. E noi siamo con lui. Non è un caso se a febbraio 2016 i visitatori sono aumentati del 70% rispetto a febbraio 2015 e gli incassi aumentati del 105%».

Numeri assolutamente d’impatto e significativi, se si vogliono considerare sia il periodo in cui si sono verificati, vuoto di anniversari o di iniziative particolari, sia il diffuso e triste degrado che da anni circonda la Reggia, fra parchi poco curaticani randagi che gironzolano allegramente fin sopra le scalinate e dipendenti più volte assenti negli uffici loro assegnati.

Come spesso capita con siffatte notizie, non bisogna generalizzare e dare materia per le fatue chiacchiere dei talk show televisivi: lo stesso Felicori ha sottolineato come la “denuncia” dei sindacati sia un «gesto di sfida che finisce solo per danneggiare l’immagine di tanti lavoratori della Reggia che stanno partecipando con passione al progetto di rilancio del Palazzo Reale».

Intanto, i sindacati sembrano correre ai ripari. I sindacati nella loro nota sottolineano un “grave disagiotecnico-amministrativo in cui si trova la Reggia“, e un “fraintendimento strumentale“. A distanziarsi dai sindacati anche la segretaria della Cgil, Susanna Camusso: «Si puo’ sbagliare, ma quando si sbaglia bisogna riconoscerlo e quei sindacati alla Reggia di Caserta hanno sbagliato».

Insomma, l’unica “colpa” di Felicori è quella di voler sistemare le cose in luogo dove, forse, vecchie incrostazioni e vecchi privilegi sono preferibili all’interesse comune.

Pasquale Narciso