FlixBus: niente razzismo, solo nevrosi

FLIXBUS

A smentire seccamente l’episodio di millantato razzimo è la Polizia di Stato: un errore di prenotazione del posto, una studentessa social e una signora stizzita insieme a un ragazzo impetuoso hanno creato il caos a Trento per la vittima, cioè l’autista della FlixBus in partenza per Roma, il quale ha dovuto chiamare infine le Forze dell’Ordine.

Era tardi quando un ragazzo venticinquenne velocemente saliva sul bus della FlixBus con il posto prenotato. Posto finestrino, secondo lui, posto corridoio, secondo la signora.

A cercare di risolvere la questione l’autista di FlixBus, mentre una studentessa denunciava via social un delitto mai compiuto, creando ancora maggior confusione. La signora infine inizia ad inveire come se non ci fosse un domani, creando a questo punto un profilo nefasto, l’autista deve partire, ha i tempi contati, chiama la Polizia. Il ragazzo si mette a piangere, è stanco, la signora si sente offesa e si apre il dramma.

I fatti sini banali, secondo la Polizia. La rete ingigantisce la lite puntando al razzismo, mentre si tratta di una tipica lite da bus: il giovane lavoratore aveva sbagliato la prenotazione, quindi ha preso posto nel primo posto finestrino vuoto, in fondo al FlixBus.

Certo però i commenti di una eventuale apartheid legalizzata, sui social, sono follie che solo i social possono giustificare: bisognerebbe pensare prima di inveire, contro la signora e contro il ragazzo. Onestamente. E a pagare sono gli autisti, che questa gente la devono comunque caricare. Polemica, fastidiosa, nervosa. E a volte se non chiamano in tempo la Polizia rischiano pure botte e minacce.