A Trento: “Foibe, immigrazione e comunismo”

Si è svolto stasera a Spini di Gardolo a Trento l’incontro “Foibe, immigrazione e comunismo”, organizzato da Emilio Giuliana con la partecipazione dei Sindaci di Avio Federico Secchi, di Tione Mattia Gottardi, e di Fornace Mauro Stenico, con la diretta testimonianza di Lino Vivoda, un esule proveniente dalla città istriana di Pola. Era presente un folto pubblico e anche numerose personalità della cultura e della politica locale, tra cui esponenti della Lega Nord, di Fratelli d’Italia e di Civica Trentina. Ha presentato l’evento Emilio Giuliana che ha esordito condannando i recenti fatti avvenuti a Trento in occasione della Giornata del Ricordo: fatti che esprimono la decadenza di valori in una “società che non produce altro che immondizia morale“.

Giuliana ha condannato anche la lettera scritta ai giornali da parte di Sandro Schmid, Presidente dell’ANPI trentina, che ha voluto giustificare chi contestava la Giornata del Ricordo. Hanno preso poi la parola i relatori. Il Sindaco di Fornace Mauro Stenico ha parlato di comunismo nella realtà attuale. “Il materialismo e la cosmologia, elementi fondamentali dell’ideologia comunista, sono ancora al centro del dibattito sociale. Anche il Gender è legato al concetto marxista di sovrastruttura”, ha ricordato il primo cittadino di Fornace per poi ricordare che il comunismo nel passato ha dato vita all’Unione Sovietica con continui crimini perpetuati per decenni, a regimi come quelli di Mao di cui ancor oggi non si conosce l’esatto numero di morti, a stragi come quelle dei Khmer Rossi e agli eccidi delle foibe in Italia. Stenico poi si è soffermato su come il comunismo non abbia fatto altro che portare, a differenza della teoria, diseguaglianze e un mondo caratterizzato da continue e indicibili sofferenze. “Socialismo e comunismo – questi ha ricordato – vengono viste come due cose similari anche se vi sono profonde differenze: la teoria socialista infatti non prevedeva la lotta di classe e la dittatura del proletariato, nei fatti voleva solamente un miglioramento delle condizioni di vita”. Ha spiegato poi che il comunismo, a differenza del socialismo, crede nell’alienazione, ovvero l’estraniarsi dall’intera società divenendo una vera e propria religione.

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È seguito l’intervento del Sindaco di Tione, Mattia Gottardi, che ha affrontato la questione della crisi siriana. Ritiene che si rappresenti la situazione solo dal punto di vista umanitario per fini economici usando le immagini di colonne di profughi in fuga o di “bambini che appositamente vengono appoggiati morti su una spiaggia”. Gottardi si è soffermato anche sul problema della Turchia, visto come un Paese che da decenni rappresenta un problema per la sicurezza europea e mondiale. A conferma di ciò il loro controverso ruolo nella guerra civile in Siria.

Federico Secchi, Sindaco di Avio, ha parlato della sua esperienza di Sindaco in merito gestione degli immigrati: Sindaci di piccole realtà come quella di Avio devono affrontare ulteriori problemi a quelli già presenti come la gestioni di asili e di strade”.

Ha voluto ricordare ai presenti le difficoltà che sono conseguite al suo rifiuto di accogliere volontariamente dei profughi presso il suo Comune, ritenendo che fosse suo dovere dare priorità ai bisogni agli abitanti di Avio che lo avevano da poco eletto e nei confronti dei quali aveva assunto in campagna elettorale precisi impegni: “Sono stato cresciuto con valori di Destra e tra questi vi è sopratutto il rispetto della parola data”.

La serata si è conclusa con l’intervento di Lino Vivoda, uno dei tanti protagonisti di un massacro che è stato celato dal governo italiano per decenni. L’esule istriano ricorda che solamente nel 2004 si è deciso di ricordare le foibe dedicando una giornata al ricordo  delle tante vittime italiane massacrate dal regime di Tito, ma anche con eventi in cui i testimoni possano parlare della loro esperienza. Vivoda ha ricordato che l’Istria era una regione fondamentale per la Regia Marina, ma anche un territorio che, nonostante quanto affermino oggi i croati, era di lingua e tradizione italiana. Ha quindi riportato tutta una serie di esempi storici che dimostrano come dal 220 a.C. l’Istria sia considerata storicamente come facente parte del territorio e della cultura italiana. Un legame che si è però dissolto dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale con l’esodo di centinaia di migliaia di persone che decisero – come ricorda Vivoda – “di essere italiani per due volte: una per nascita e una per scelta”. Un racconto commovente che porta alla luce una parte della storia d’Italia relegata spesso a una mezza paginetta in libri scolastici troppo impegnati a parlare di altro.

Michele Soliani

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