Fusaro: “Salvini non festeggia il 25 aprile? Inorridisco, una festa nazionale sta al di sopra dei capricci dell’individuo imbronciato”

“Il 25 Aprile è un giorno di festa e di lutto. Di festa perché coincide con la fine dell’orrendo nazifascismo e di lutto perché coincide con l’occupazione atlantista. Quando sento di personaggi della politica che non festeggiano il 25 aprile inorridisco"

Il filosofo Diego Fusaro è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Sul 25 aprile. “Il 25 Aprile è un giorno di festa e di lutto. Di festa perché coincide con la fine dell’orrendo nazifascismo e di lutto perché coincide con l’occupazione atlantista. Quando sento di personaggi della politica che non festeggiano il 25 aprile inorridisco. E’ una festa nazionale e come tutte le feste nazionali i rappresentanti dello Stato devono festeggiarla. E’ un qualcosa che sta al di sopra dei capricci dell’individuo imbronciato”.

Su Izabella Nilsson Jarvandi, 15enne che si batte contro l’immigrazione e l’ideologia gender. “Lei e Greta Thunberg sono due facce della stessa medaglia in un dibattito dove non c’è un vero confronto –ha affermato Fusaro-. La cosa che sarebbe divertente se non fosse tragica è che per un verso si predica di affidarsi ai competenti e per un altro verso si dà importanza a persone che non possono essere competenti in quanto bambini. Stolte non sono tanto le due ragazzine in sé, ma le persone che le seguono. Si vede proprio la stupidità di quanti si mettono al seguito di bambini anziché seguire le linee della filosofia politica per capire il nostro mondo. Queste ragazzine incompetenti vengono assunte a paladine di battaglie e rilanciate sulle prime pagine dei rotocalchi. Invece le proteste delle giubbe gialle in Francia che toccano realmente le contraddizioni del capitale non vanno bene e vengono stigmatizzate dai media. La classe dominante giubila di fronte a proteste come quella di Greta, perché quella è la protesta ideale per il potere, una protesta in cui si scende in piazza non per i salari e per il lavoro ma per l’ambiente e senza protestare contro qualcuno di preciso. La piccola Greta, ogni qual volta si trovi davanti a un interlocutore che pone domande sgradite, si toglie il cappello e arriva l’addetto stampa a portarla via. E’ chiaro che Greta debba recitare un copione. La nostra ormai è la cultura del piagnisteo e del sentimentalismo, non c’è più una contrapposizione dialettica, abbiamo una continua proposizione di immagini strappalacrime che interrompono ogni possibile dialogo razionale”.