Generazione Z. Uno studio ha analizzato 1600 giovani trentini nati dopo il 2000

Stamane nella Sala Belli della Provincia è stata presentata dall’assessore Mirko Bisesti e dal direttore di Iprase Luciano Covi una ricerca sui giovani della “Generazione Z”.

La “Generazione Z” comprende tutti i giovani nati dopo il 2000, che hanno avuto sin dalla prima infanzia un rapporto diretto e stretto con la tecnologia. Questa “generazione tecnologica” è stata l’oggetto dello studio da parte di Iprase in collaborazione con l‘Istituto Toniolo di Milano.

I risultati ottenuti hanno sorpreso per la positività con cui i ragazzi si percepiscono e per come vivono nel loro contesto familiare e scolastico, mostrando una generazione di giovani che tendenzialmente stanno bene con se stessi, sono aperti al cambiamento e nutrono speranza e ottimismo, nonostante abbiano attraversato un lungo periodo di crisi e siano consapevoli che “l’incertezza è la certezza”

In merito alla ricerca l’assessore Mirko Bisesti ha dichiarato: “Il tema è riuscire a mantenere il livello di eccellenza del sistema scolastico trentino, anche attraverso la conoscenza dei nostri ragazzi. Questa ricerca ci aiuta ad avviare una riflessione a 360 gradi su come orientare la didattica per coinvolgere sempre di più gli studenti nel loro percorso di formazione ed educarli ad un uso sano della tecnologia”.

In Trentino lo studio coinvolge oltre 1.600 ragazzi che frequentano dal primo al quinto anno di una ventina di scuole secondarie di secondo grado e dell’istruzione e formazione professionale e si basa su questionari somministrati online, classe per classe e focus group, indagando quindi le percezioni personali dei ragazzi, come ha spiegato Luciano Covi.

Questo è un anno di svolta simbolica per la scuola, ha detto Covi, perché tutti gli iscritti alla scuola secondaria anagraficamente appartengono al nuovo millennio e conoscere questi ragazzi è molto importante per tre ragioni: è una generazione che ha tratti specifici rispetto a quelle del passato; è costituita da un gruppo più esiguo di giovani a causa del calo demografico e dà a noi adulti la possibilità di interrogarci su quali siano i modelli di riferimento che offriamo loro”.

Gli obiettivi della ricerca sono quelli di mettere a disposizione di tutti gli operatori della scuola, ma anche di genitori e famiglie, uno strumento utile per elaborare azioni educative, mantenere negli adolescenti un buon livello di motivazione e adesione ai percorsi di istruzione e crescita e facilitare il miglioramento delle loro competenze, oltre a rendere gli adulti più consapevoli delle responsabilità verso il mondo giovanile.

I temi indagati sono molteplici: spaziano dal benessere personale (salute, felicità, autoefficacia, autostima, ecc.) ai valori e atteggiamenti nei confronti del credo religioso, del consumo di alcolici, tabacco e droghe.

A ragazze e ragazzi è stato anche chiesto come si pongono nel contesto familiare, che rapporto hanno con i genitori e gli insegnanti e molto altro, attraverso interviste e dialoghi che sono spaccati significativi del loro vissuto e delle loro esperienze.

Pur nella loro eterogeneità i giovani trentini appartenenti al nuovo millennio hanno molti tratti comuni che li distinguono. Sono giovani che dispongono di molteplici strumenti, della possibilità di muoversi e di avere occasioni di confronto: una generazione interessante, ricca di risorse ed energie, disincantata ed indipendente, ma anche fragile, vulnerabile ed esposta ai rischi che connotano la loro fase di vita adolescenziale.

 L’analisi dei risultati mostra comunque che il benessere fisico ed emotivo dei “giovani Z” è alto, i ragazzi trentini stanno bene, sono felici, hanno buona autostima e si sentono in grado di risolvere i problemi. Anche se molto edonisti ed amanti del successo, si sentono empatici e vogliono prendersi cura degli altri. Accanto ad una grande apertura alle novità e al cambiamento emerge l’attaccamento alle tradizioni; i valori religiosi vengono elaborati in modo molto personale e al contempo si evidenziano medie significative di pregiudizio. Permangono i gap culturali e sociali tra maschi e femmine e tra i diversi indirizzi di istruzione e formazione.

Per quanto riguarda atteggiamenti e abitudini, lo studio mostra che tre giovani su quattro non fumano ed è sporadico il contatto con le droghe. Più diffuso il consumo di alcolici, specialmente il sabato, quando sia maschi sia femmine arrivano a consumare mediamente quasi tre drink.

Circa il 98% è iscritto a un social network e oltre il 15% dichiara di essere sempre connesso. Grazie alla rete i giovani sentono di comunicare in modo più schietto e diretto, condividono emozioni e intrattengono relazioni di amicizia e affettive. 

All’interno del contesto familiare, gli adolescenti trentini apprezzano e percepiscono di vivere accanto a genitori autorevoli e valutano positivamente le comunicazioni con loro. A scuola registrano andamenti piuttosto regolari: quattro ragazzi su cinque dichiarano di non essere mai stati bocciati e tre su cinque di non aver mai ricevuto un debito, percepiscono i propri insegnanti come competenti e riconoscono loro molteplici punti di forza, affermando di partecipare adeguatamente alle attività proposte.

Lo studio, dunque, getta uno sguardo complessivo sull’adolescenza, vista come fase di crescita e come un periodo in cui si fanno i conti con situazioni di rischio e sfide legate alla transizione all’età adulta, ma capace di sviluppare risorse e competenze personali, relazionali e sociali legate al progetto di futuro di ciascuno dei nostri ragazzi.