I DATI SULLA SICUREZZA DA PARTE DI ECRIME

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Ci sono zone della città – come il Centro storico – dove la percezione di sicurezza dei cittadini corrisponde alla situazione oggettiva: qui si concentra il maggior numero di vittime di reato ed è anche la circoscrizione di Trento dove i cittadini percepiscono un maggiore senso di insicurezza e una più alta frequenza di episodi di disordine urbano. Altre zone – come Sardagna e Povo -, invece, vengono considerate dai cittadini molto più pericolose di quanto non lo siano nella realtà. Tra i fattori che determinano questo senso di insicurezza e di paura tra i residenti ci sono singoli episodi di criminalità e di disordine urbano riportati dai mezzi di comunicazione, ma anche furti, scippi e altri danni subiti dalle persone alle quali si è legati da parentela o amicizia. Sono alcuni dei risultati che emergono dalla prima “Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento”, effettuata nell’ambito di eSecurity, progetto co-finanziato dalla Commissione europea e primo progetto al mondo di sicurezza urbana predittiva, coordinato da eCrime della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento in partnership con la Questura di Trento, il Centro ICT della Fondazione Bruno Kessler e il Comune di Trento. La presentazione della ricerca, realizzata nel mese di ottobre 2013, si è svolta oggi, giovedì 3 aprile, nell’aula B della Facoltà di Giurisprudenza.
Nell’occasione si è anche lanciato il secondo round dell’”Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento”, che si svolge dal 1 al 30 aprile. Il questionario dell’indagine sarà somministrato nuovamente ai circa 4 mila residenti nelle 12 circoscrizioni che fanno parte del campione selezionato (via Internet o tramite intervista telefonica). I cittadini selezionati sono stati invitati, proprio nei giorni scorsi attraverso una lettera, a partecipare al nuovo round d’indagine. Tramite il questionario, il team di ricerca mira a raccogliere informazioni sui crimini di cui i cittadini sono stati vittima a Trento da aprile 2013 a marzo 2014, nonché sui livelli di disordine urbano e sul senso di sicurezza percepiti. Il questionario sarà, poi, ripetuto a ottobre e nell’aprile del prossimo anno.
Alla presentazione del rapporto di ricerca sono intervenuti il prorettore dell’Università di Trento Paolo Collini, il vice preside della Facoltà di Giurisprudenza Marco Bombardelli, il sindaco di Trento Alessandro Andreatta e il questore Giorgio Iacobone. Ad illustrare i dettagli dell’”Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento” sono stati Andrea Di Nicola, professore aggregato di Criminologia presso la Facoltà di Giurisprudenza e coordinatore scientifico del progetto eSecurity e di eCrime, e Giuseppe Espa, professore ordinario di Statistica Economica al Dipartimento di Economia e Management e responsabile della rilevazione campionaria relativa all’indagine. All’incontro erano presenti anche i referenti che hanno collaborato al progetto per le altre istituzioni partner.
«I risultati della prima “Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento” svolta nell’ambito del progetto europeo eSecurity che vede la città di Trento come “laboratorio sperimentale” – commenta il coordinatore scientifico della ricerca e di eCrime Andrea Di Nicola – hanno permesso di fotografare la situazione relativa ai reati subiti dagli abitanti, nonché dei livelli di insicurezza e di disordine urbano percepiti sul territorio comunale. Questa prima analisi della vittimizzazione, del senso di insicurezza e dei fenomeni di degrado presenti nel tessuto urbano conferma il ruolo fondamentale che l’attenzione per questi aspetti gioca nelle politiche di rassicurazione della comunità da parte dei governi locali. Proprio la valutazione del livello di insicurezza e di disordine urbano percepito dalla cittadinanza, se comparata ai numeri sulla vittimizzazione, può aprire nuovi spazi per l’elaborazione di risposte mirate da parte delle forze dell’ordine e dei sindaci ai problemi legati alla sicurezza urbana. Infatti, verificare se la quantità di vittime di reato registrate nelle singole circoscrizioni di Trento corrispondano o meno con il grado di insicurezza e di disordine percepiti dai residenti nella medesima area può permettere di fornire un’immagine più veritiera possibile della situazione della sicurezza urbana nel capoluogo trentino. Questi dati, insieme alle informazioni che saranno raccolte con i prossimi tre round d’indagine nel corso del biennio 2014-2015, costituiranno uno dei flussi informativi che confluiranno nel database del progetto europeo eSecurity. Si tratta di un database integrato e georiferito concepito per immagazzinare dati su eventi criminali, vittimizzazione, percezione della sicurezza e del disordine urbano e altre variabili rilevanti per la prevenzione della criminalità nell’ambiente urbano (ad esempio, variabili socio-demografiche, informazioni su condizioni climatiche, traffico, trasporti pubblici). Queste informazioni serviranno per alimentare un sistema informativo geografico, con capacità avanzate di generazione automatica di report, di visualizzazione di mappe di rischio e di sicurezza urbana predittiva, mirate a permettere alle autorità di polizia e ai decisori politici di gestire in maniera più efficiente la sicurezza urbana e di prevenire la criminalità».
«Il quadro che emerge da questa prima tranche di indagine – afferma il sindaco del Comune di Trento Alessandro Andreatta – va a confermare quanto emerso dai più recenti studi di vittimizzazione e i dati delle forze di polizia: Trento gode di buoni livelli di sicurezza urbana reale, ciò non ci esime, però, dall’aumentare la nostra attenzione, soprattutto sul piano della percezione dei nostri cittadini. Il coinvolgimento dei cittadini attraverso l’indagine consente di rafforzare un patto di collaborazione con la comunità, mentre l’incontro tra ricercatori e amministratori permette di costruire strumenti all’avanguardia, ritagliati sui reali bisogni e sulla conoscenza, per indirizzare le politiche in materia di sicurezza urbana. Noi riteniamo che un’amministrazione pubblica può essere più vicina alla cittadinanza se si impegna (anche) ad intervenire su quei luoghi dove le criticità si concentrano, comprendendone le cause e lavorando su di esse per superarle. La sicurezza è un bene sociale e in quanto tale va tutelato. Gli amministratori pubblici, dunque, hanno precise responsabilità nei confronti dei loro cittadini: a tutti, uomini e donne, bambini ed anziani, va garantito il diritto di essere e sentirsi sicuri nella propria città. È partendo da questa ferma convinzione che il Comune di Trento ha partecipato al progetto eSecurity, un sistema innovativo, che ha il valore aggiunto di mettere insieme le più avanzate tecnologie informatiche con i dati relativi ai reati e a parametri ambientali/urbani, e alla percezione dei cittadini».

L’Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento nell’ambito del progetto eSecurity

Il progetto eSecurity ha lo scopo di elaborare uno strumento ICT innovativo e georiferito di raccolta dati sul crimine, i livelli di insicurezza percepita dai cittadini e il disordine urbano, finalizzato alla predizione e alla prevenzione della criminalità e alla gestione della sicurezza per assistere le autorità di polizia e i decisori politici. Le informazioni sulla vittimizzazione, sul disordine urbano fisico e sociale e altre variabili ambientali (ad esempio, illuminazione, traffico, clima) georiferite, se lette in combinazione con i dati di polizia, possono evidenziare regole predittive in materia di sicurezza oggettiva e soggettiva, a supporto dell’azione di forze dell’ordine e amministratori locali nella città. In quest’ottica, uno dei flussi informativi che confluiscono nella banca dati di eSecurity è quello su vittimizzazione, sicurezza oggettiva e soggettiva e percezione del disordine.

Per raccogliere questi dati, eSecurity prevede la realizzazione dell’Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento, ripetuta quattro volte con cadenza semestrale nel corso del progetto. Dopo il primo round svoltosi ad ottobre 2013, il questionario sarà somministrato ai cittadini nuovamente ad aprile 2014, ottobre 2014 e aprile 2015. È la prima volta che un’indagine di vittimizzazione, che vede la città di Trento come “laboratorio sperimentale”, viene effettuata ogni sei mesi.
Il questionario dell’indagine, svolta ad ottobre 2013, è stato rivolto ad un campione di 4.040 persone residenti nel comune di Trento, con un’età superiore ai 18 anni. Si è trattato di un campione stratificato, rappresentativo della popolazione del capoluogo trentino, estratto dagli archivi anagrafici comunali. La stratificazione è avvenuta per genere (femmine; maschi), classe d’età (18-36 anni; 36-55 anni; ≥56 anni) e circoscrizione di residenza (1. Gardolo; 2. Meano; 3. Bondone; 4. Sardagna; 5. Ravina – Romagnano; 6. Argentario; 7. Povo; 8. Mattarello; 9. Villazzano; 10. Oltrefersina; 11. San Giuseppe-Santa Chiara; 12. Centro Storico – Piedicastello). Il metodo primario scelto per la conduzione dell’indagine è stato la somministrazione di un questionario online, al quale il cittadino ha potuto accedere sul sito web www.esecurity.trento.it tramite un login con una password personale, inviata via posta. Il metodo secondario, dedicato in prevalenza alle persone campionate non dotate di Internet, è stato l’intervista telefonica. I questionari raccolti nel primo round dell’Indagine sulla sicurezza oggettiva e soggettiva nel comune di Trento sono stati 1.525. Il tasso di risposta è stato, quindi, del 38%.
L’obiettivo di questa prima indagine è stato quello di raccogliere informazioni sui reati subiti da ottobre 2012 a settembre 2013 dai cittadini del comune di Trento, nonché sul senso di insicurezza e sui livelli di disordine urbano percepiti nel territorio comunale. I reati oggetto dell’indagine sono stati: furto di oggetti personali, furto in abitazione, furto di veicoli, furto di oggetti da veicoli, borseggio, rapina, aggressione verbale e fisica, molestia sessuale verbale e fisica. Le domande del questionario hanno richiesto all’intervistato di indicare, ove possibile, le zone di Trento dove sia stato vittima di criminalità o abbia percepito la presenza di disordine urbano o si sia sentito insicuro.

Le analisi dei dati sono state effettuate a livello circoscrizionale. Infatti, dal momento che criminalità, insicurezza e disordine nello spazio urbano tendono a concentrarsi in alcuni luoghi specifici, come dimostrato anche dallo studio, risulta fondamentale conoscere anche le informazioni sulla vittimizzazione e sulla percezione della sicurezza e del degrado nel passato, per prevenire e predire le future concentrazioni dei reati e della devianza.
Mediante la somministrazione dei questionari, si è voluto identificare il “numero oscuro” della criminalità, ovvero l’insieme dei reati non denunciati alle forze di polizia, e comprendere quale fosse la percezione del disordine urbano ed il senso di insicurezza dei trentini. Questi dati, se comparati con quelli di polizia, possono permettere di evidenziare eventuali discrepanze esistenti tra la sicurezza oggettiva della città, ovvero la criminalità reale, e la percezione soggettiva della sicurezza da parte delle persone.

fonte Unitn

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