I liceali italiani devono essere accompagnati a scuola dai genitori

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La Corte di Cassazione, con assenso del Ministro dell’Istruzione Fedeli, ha deciso che i ragazzi fino a 14 anni dovranno essere accompagnati dai genitori all’entrata e all’uscita da scuola. Spesso i cambiamenti di regolamentazione che vigono nella Scuola pubblica hanno generato polemiche non poco incisive; anche questo è il caso. Non in pochi hanno manifestato un dissenso a questa decisione perché simile obbligo comporta diversi problemi che vanno dal lavoro alla formazione dei figli, ma procediamo gradualmente.

Una madre che lavora, ad esempio, in ufficio non si può permettere, ogni giorno, di prendere delle ore per andare a recuperare il figlio a scuola e, il lavorare, non significa in alcun modo essere un cattivo genitore. Ma il Ministero ordina e tale questione, a lungo andare, probabilmente comporterà un problema anche con le assunzioni di personale femminile nelle aziende: già la situazione è da considerarsi tragica, ma procedendo in questo senso si andrà incontro a un ulteriore peggioramento. Nei fatti sembra come che vi sia l’intenzione da parte del Governo di riportare la donna a essere suddita del proprio coniuge, una politica sociale che è ben in contrasto con certe sacrosante battaglie femministe avvenute negli anni ’70 e ’80 ad opera anche di molte esponenti che sostengono la Ministra.

Altri problemi pratici di fronte a questa decisione nascono quando il ragazzo – quattordicenne – frequenta la prima superiore e, magari, non nel paese in cui vive visto che, solitamente, le scuole superiori si trovano nella città delle regioni, più che nelle provincie.

Il Ministro Fedeli ha risposto dicendo che, qualora la madre (o i genitori) fossero impossibilitati a raggiungere il ragazzo a scuola, sarebbe compito dei nonni aspettarli davanti all’istituto. Ancora, aggiunge la Fedeli, se i nonni fossero lontani dai nipoti, o non ci fossero, sarebbe necessario l’intervento di una baby-sitter. Ovviamente, secondo Fedeli, la maggioranza delle famiglie italiane, che non arriva manco a fine mese, può permettersi di pagare oltre 200 euro al mese una ragazza, semmai in nero, per andare a prendere un ragazzo a scuola a 14 anni.

In tutta questa discussione, inoltre, non è un problema minore quello dell’autonomia del ragazzo che, già alle scuole medie, potrebbe, in tranquillità recarsi a scuola da solo a piedi o in bicicletta. Questa legge limiterebbe, di molto, i ragazzi nella loro crescita e autosufficienza.

La responsabile della Scuola del Pd, Simona Malpezzi, ha anche dichiarato: “Comprendiamo – dice – le preoccupazioni della ministra Fedeli: la sentenza della Corte di Cassazione di Firenze ha aperto una questione delicata rispetto al tema dell’uscita da scuola dei ragazzi delle medie. Tuttavia, crediamo sia necessario trovare una soluzione che consenta ai genitori di scegliere se far tornare o meno i figli da soli a casa e che liberi i dirigenti scolastici da ogni responsabilità. Per questo, assieme ai colleghi del Partito democratico in commissione Istruzione, sto preparando una proposta di legge che intervenga per risolvere una situazione che sta creando comprensibili disagi tra i genitori e il personale della scuola’’.

Francesca Masin