I soldi per rimpatriare i clandestini ci sono, ma servono schiavi

Questa volta scende direttamente in campo l’Europa per smascherare le balle pre referendum del bugiardissimo. Il premier ha accusato l’Ue di immobilismo sul problema dei migranti e il direttore della Guardia costiera e di Frontiera della Ue (una sorta di Frontex ma con maggiori poteri) ha immediatamente replicato ricordando che “le risorse economiche per gestire i rimpatri non mancano”. Dunque i clandestini potrebbero essere immediatamente espulsi e riaccompagnati a casa loro, scoraggiando altre partenze ed altre morti. E viene ricordato che lo scorso anno, su 154mila arrivi “ufficiali” (chi è arrivato senza farsi intercettare non rientra nei numeri) solo 30mila hanno ottenuto la protezione internazionale. E gli altri? Ne sono stati rimpatriati ben 3.688, poco più del 2%. Perché? Per le decisioni nazionali, ricordano alla Guardia Costiera. E quali siano le scelte italiane è stato ben chiarito da Franco Debenedetti nel corso della trasmissione La Gabbia di Paragone. Di fronte all’indignazione generale per le retribuzioni da fame concesse da Foodora ai ciclisti che trasportano il cibo a domicilio, Debenedetti si è indispettito, infastidito, ha strillato. Non si tratta di nuovo schiavismo, secondo lui.

Perché nessuno obbliga questi ragazzi a lavorare per Foodora. Verissimo. Potrebbero rimanere disoccupati, come il 40% dei loro coetanei. Già, perché le ore di massimo sfruttamento dei pedalatori trasformano i nuovi schiavi in occupati per la felicità delle statistiche ad uso del bugiardissimo. L’impossibilità di sopravvivere, con quelle cifre, non interessa all’Istat e tantomeno al governo. D’altronde i cialtroni sono già pronti ad utilizzare le gambe degli immigrati per sostituire i pedalatori indigeni. Ed il ritornello sarà il solito: “Dobbiamo farli arrivare perché fanno lavori che gli italiani rifiutano”. Tanto i media di servizio faranno in fretta a far dimenticare che a pedalare erano gli indigeni, sostituiti per fame dagli allogeni. Che poi a far la morale sia proprio Debenedetti è ancor più fastidioso. Il signore è appena stato condannato, in primo grado, per le morti sul lavoro all’Olivetti. Lavoratori che si sono ammalati quando ai vertici dell’azienda sedevano il signor Franco Debenedetti e suo fratello.

Magari in appello la magistratura provvederà a salvarli, ma non ha salvato i lavoratori. E non ha salvato neppure l’Olivetti. Non stupisce, dunque, che questo signore si indigni per le proteste di chi pedala per un’ora per incassare meno di 5 euro netti. Liberi di rifiutare e di restare disoccupati. Questa è l’oligarchia italiana che cerca di spacciarsi per élite. Questa è la gente che ha rovinato il Paese e che pretende ancora di pontificare. Perché controlla giornali e tv, libera di lanciare messaggi che si trasformano in scelte politiche di governi asserviti.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 346 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".