I treni e le ferrovie nel Sud Italia sono da Terzo Mondo

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La Reggio Calabria-Taranto è la terza linea ferroviaria più degradata d’Italia. Lo afferma il rapporto “Pendolaria” stilato da Legambiente per il 2016, il quale parla di una linea Jonica in stato di “degrado incredibile” dovuto soprattutto ai tagli ai collegamenti: 6 collegamenti al giorno (di cui un solo Intercity diretto per 6 ore e mezza di viaggio), quando il treno più veloce impiega 6 ore e 22 minuti, con cambi a Castiglione Cosentino e Sibari. Ma da Sibari il treno non c’è più, per cui si continua in pullman fino a Metaponto, dove si può poi prendere il Frecciarossa per Taranto.

I treni, quando ci sono, sono vecchi, malfunzionanti, senza aria condizionata. Basta guardare cosa è cambiato dal 2002 ad oggi: prima viaggiavano 7 treni al giorno e il treno più veloce impiegava 6 ore e 2 minuti, il che evidenzia un’assurda regressione. Tra il 2010 e il 2016, la Calabria ha subito un taglio ai servizi pari al -26,4%, con un aumento del +20% sulle tariffe.

Sono due i dati preoccupanti: esistenza e stato delle infrastrutture. Per esempio, in un giorno, al Sud circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia. L’Alta Velocità si ferma sostanzialmente a Salerno, nonostante alcune continuazioni per Reggio Calabria, Taranto e Lecce, insignificanti in proporzione alle Frecce del Nord.

I treni al Sud sono più vecchi: Legambiente a riguardo parla di un’età media dei convogli al Sud di 20,3 anni, contro i 14,7 del Nord. Ma i treni al Sud sono anche più lenti: basti pensare che in Basilicata non esiste un collegamento tra i due capoluoghi di provincia, se non in autobus.

Tutto ciò sembrerebbe aver incentivato il trasporto su gomma e i relativi investimenti in autostrade, automobili e autobus. Le soluzioni appaiono scontate: aumentare il numero dei treni e migliorarne la qualità. L’intervento deve realizzarsi in primis per i collegamenti interregionali tra i diversi capoluoghi e, successivamente, pensare a migliorare i collegamenti col resto della penisola.

Il problema dei trasporti in Calabria è di fondo, visto che l’obiettivo non è quello di assicurare un servizio, quanto più di garantire un profitto. A maggio, il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti Delrio aveva firmato un protocollo d’intesa col presidente della regione Calabria Mario Oliverio e il direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana Maurizio Gentile; gli obiettivi erano la velocizzazione della linea Jonica e la riqualificazione delle stazioni.

In una recente intervista, il ministro ha parlato di 7 miliardi di euro e quasi il doppio di investimenti messi in campo, il primo treno Frecciarossa Roma – Reggio Calabria che, per percorrere 700 km, impiega 4 ore e mezza; ingenti investimenti per Matera, unica città senza collegamenti ferroviari; 500 milioni di investimenti per il trasporto regionale e interregionale stanziati per la linea Jonica.

A questo proposito, pochi giorni fa, gli assessori competenti in fatto di trasporto ferroviario di Puglia, Basilicata e Calabria si sono incontrati per discutere del potenziamento del servizio ferroviario lungo la tratta meridionale. Il risultato è stato la proposta della linea ferroviaria jonica “Magna Graecia”.

Tuttavia, c’è ancora molto lavoro da fare; basti pensare, infatti, all’Alta Velocità Ferroviaria: dei 1.350 chilometri di rete, ben l’86,7 per cento è localizzato nel Centro-Nord e solo il 13,3 per cento nel Sud.

In questa terra oscura, senza peccato e senza redenzione, dove il male non è morale, ma è un dolore terrestre, che sta per sempre nelle cose, Cristo non è disceso. Cristo si è fermato a Eboli”: settantadue anni dopo il capolavoro di Carlo Levi, lo scenario al di là della Campania sembra presentarsi immutato per molti aspetti. Ai pochi che sono riusciti a raggiungerlo.

di Antonella Gioia