Il fallimento di parte del gruppo Trony è la fine di un’epoca: un’epoca caratterizzata da grosse catene di distribuzione che vendevano in modo massiccio e fuori da ogni logica beni a tutto svantaggio dei piccoli commercianti di elettrodomestici.

Quanto sta avvenendo non è il solo di un marchio, ma il fallimento di un modello economico che favorisce le grandi concentrazioni anche nella distribuzione. Le grandi società sono necessarie nella grande industria perché una fabbrica artigianale non può ricavare acciaio o produrre auto ma nella distribuzione è una follia che sottopone al rischio delle scelte di un solo imprenditore, il destino di migliaia di famiglie.

Quando mai la chiusura di un negozio di vicinato è stato un problema sociale? Se fosse fallito uno o anche dieci negozi di elettrodomestici sarebbe stato un dramma per dieci famiglie che avrebbero potuto semplicemente inventare un’altra attività commerciale.
Invece il modello di commercio che prevede un unico padrone e tanti operai salariati, sottopone tutti alle bizze, alle decisioni e anche agli errori dell’unico proprietario, impersonale e composto da soci di capitale che non perdono niente dal fallimento.
Occorre che la politica si faccia carico di questo problema e inizi ad invertire la rotta, difedendo i negozi di vicinato e non le grandi catene.
In una società di liberi i piccoli imprenditori hanno una ricchezza complessiva superiore alle grandi società.