Antiapologia del fu Dario Fo

È morto nella mattina di oggi Dario Fo. Era ricoverato in ospedale da 12 giorni dopo aver avuto per oltre sette mesi dei gravi problemi polmonari. Artista controverso e molto più glorificato rispetto al suo vero potenziale. Il premio Nobel vinto dall’artista nel 1997 fu oggetto di pesanti critiche.

Nella motivazione del premio, letta dal segretario dell’Accademia, si rilevava che Dario Fo era da trenta anni “una figura prominente del teatro politico europeo”. Inoltre si affermava tra l’altro: “è mescolando il riso e la gravità che Fo ha fatto prendere coscienza degli abusi e delle ingiustizie della vita sociale, ma anche del modo in cui queste possano inscriversi in una prospettiva storica più ampia”. Inoltre, veniva stato riconosciuto all’autore di aver “nella tradizione dei giullari medievali, fustigato il potere e sostenuto la dignità degli umili”, precisando inoltre che “Se c’è qualcuno che merita l’epiteto di giullare nella vera accezione del termine, questi è lui”.

Eppure Dario Fo non è mai stato un personaggio che si è battuto per “dileggiare” il potere “restituendo la dignità agli oppressi”, quanto piuttosto un personaggio che ha sovente fatto da spalla a un dato tipo di potere e ha propugnato una dottrina che si basava su posizioni semantiche tipo buoni vs cattivi, eletti contro dannati, rossi contro neri e così via.

Del fu Dario Fo è mancato quel risultato letterario. Nella sua vita si è semplicemente limitato a accentuare – assieme alla moglie – scontri politici sopratutto contro i suoi ex amici fascisti ( Dario Fo aderì alla Repubblica Sociale Italiana), incitando con il Soccorso Rosso Militante un clima di tensione durante gli anni 70.

Sebbene Soccorso Rosso Militante possa far pensare a una delle tante presunte battaglie per i diritti civili e sociali dello scrittore, nei fatti si è trattato di un impegno con un gruppo di terroristi che preparava il crimine, vedi i selvaggi attacchi personali contro il Commissario Calabresi, e la pattuglia di retroguardia che proteggeva l’esfiltrazione di coloro che lo avevano compiuto. Ovvero, in povere parole, era una organizzazione che spalleggiava ed aiutava volgari assassini. Un vizio che peraltro certi artisti non hanno ancora perduto. Ricordiamo infatti le parole spese da certi personaggi, tipo Carla Bruni, a favore di un assassino pluricondannato come Cesare Battisti, tanto per ricordare un altro farabutto. Il premio nobel, alla pari della illustre moglie, dedicava le sue energie a incitare la morte di molti giovani ragazzi che avevano come unica caratteristica quella di credere in un sogno.

Nei confronti di Sergio Ramelli – ragazzo orribilmente ucciso a Milano negli anni ’70 – il paladino dei poveri disse: “..Va beh…in fondo e’ morto solo un fascista….”. Queste le testuali parole di Dario Fo, che si inserirono  splendidamente in un contesto nel quale tutti i Consiglieri di sinistra del Comune di Milano si erano alzati in piedi ad applaudire freneticamente quando venne annunciata la morte di Sergio Ramelli.

Questo – e tanto altro – è stato il fu Dario Fo, vincitore di un Premio Nobel che del resto è stato dato anche a uno come Barack Obama.