Il giornalista Iannacone: “Hanno ingabbiato l’informazione, non si riesce più a raccontare il paese reale.”

Domenico Iannacone, conduttore de “I dieci comandamenti” su Rai Tre, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

Riguardo la sua trasmissione “I dieci comandamenti”, Iannacone ha dichiarato: Il programma nasce dal fatto che non voglio più sentirmi giornalista, perché credo che questo meccanismo di aver ingabbiato l’informazione in una sorta di omologazione generale non dà più la possibilità di raccontare il Paese reale. Io non vado nei talk, perchè c’è un meccanismo tale per cui la dimensione reale viene disattesa dalla comunicazione. Ho cercato di supplire questo handicap con un racconto della dimensione reale. Se poi Rai 3 un giorno non mi farà più fare questo programma come lo faccio adesso, io darò la mano ai direttori e dirò: arrivederci. Cercherò di farlo in altro modo, magari nei teatri. Io non voglio essere ingabbiato in una tv che non racconta nulla. Quando presentai questa cosa mi guardarono come se fossi matto, perché mi parlavano dei tempi televisivi. L’idea dei tempi della mia trasmissione è reale. Io utilizzo un metodo sociologico, legato alla scuola di Chicago, per cui un sociologo entra in un luogo e ci si immerge, solo così viene fuori la verità e non c’è una contaminazione dell’ambiente. Se io voglio interagire secondo i miei canoni, le mie logiche, la mia ideologia, non funziona più il racconto in questo modo. Se entrassi in una foresta e volessi osservare un gruppo di gorilla, dovrei stare in silenzio e osservare. Il programma va molto bene a livello di audience, io non ho avuto in questi anni una protezione da questo punto di vista, il programma è stato sballottato a destra e sinistra, eppure ha resistito perché è un programma che va dritto verso il racconto reale. La fascia oraria delle 20.10 la domenica è in concorrenza con i telegiornali, con le partite di calcio e programmi popolari, eppure abbiamo una media di share del 6% in media, circa 1 milione e 400mila. Ci sono anche picchi del 7-8%, è un miracolo. Un miracolo che si fa con l’affezione della gente, non mi ha aiutato nessuno”.

Riguardo i reportage su Roma. “Valerio Mastandrea dopo una puntata fatta insieme mi ha detto: Questa è una città che non puoi comprendere con un solo giro, ci devi tornare. Poi si è girato e mi ha detto: non ci hai capito un cazzo. Se fai lo sgombero della Penicillina non è che risolvi il problema. Il problema delle periferie è gravissimo, se cominciamo da qui capiamo qual è il vero problema delle città”.