Il libro boccia Milano e sceglie Torino politicamente corretta

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Dopo il flop del salone del libro replicante di Milano (in realtà a Rho Fiera) , la prossima settimana tocchera’ alla versione originale, quella di Torino. Che sarà un successo annunciato, almeno come pubblico e copertura mediatica.

Uno schiaffo doloroso per i grandi editori che hanno tentato di copiare la manifestazione originaria. E chi è il maggior editore italiano? Marina Berlusconi con la sua Mondazzoli, il grande (come dimensioni) gruppo nato dalla fusione di Mondadori e Rizzoli, con le rispettive galassie di piccoli e medi editori assorbiti nel corso degli anni. Il fallimento dell’edizione milanese è, in realtà, il fallimento della figlia di Berlu. Certo non inatteso, considerando la totale mancanza di lungimiranza sul fronte della comunicazione. Parrebbe un controsenso, considerando che Mondazzoli è il più potente gruppo editoriale. Ma non lo è.

Quando si fa riferimento ai più grandi ristoranti italiani si pensa alla cucina di altissima qualità, non ai numeri di Mc Donald o delle mense aziendali. Lo stesso vale per la cultura. Mondazzoli è il primo gruppo in un’Italia che legge sempre meno e sempre peggio. Gli autori sono considerati come dentifrici da vendere ai supermercati. A Torino, invece, andrà in scena la consueta passerella della cultura del pensiero unico obbligatorio, lo show dei compagnucci della parrocchietta, banali ma sostenuti dai media omologati e allineati. La gauche caviar che garantisce visibilità solo ai suoi sostenitori, solo ai suoi accoliti. I media inventeranno una qualità inesistente ma tutti accorreranno per vedere autori di libri che mai leggeranno.

E Marina Berlusconi? Continuerà a lottare contro i populisti illudendosi di farsi accettare nei salotti buoni. E continuerà a proporre libri politicamente corretti che verranno snobbati dai media.  Come sempre la politica delle destre risulterà non pervenuta.

Augusto Grandi